L’export traina il Pil del Brasile
BRASILIA • Sulle ali dell’export e dei consumi, nel periodo aprile-giugno l’economia brasiliana è cresciuta del 5,7 per cento, la migliore performance trimestrale dal 1996 a oggi.
Il Governo ha corretto ieri al rialzo, dal 3,5 al 3,8 per cento, la previsione di crescita per il 2004. E accredita l’economia brasiliana, la più grande dell’America latina, di uno sviluppo pari ad almeno il 4% nel 2005. Nel Paese si respira un’atmosfera di grande ottimismo, e c’è chi, come il ministro dell’Industria e del Commercio estero, Luiz Fernando Furlan, pronostica che la crescita economica possa avvicinarsi al 5% già quest’anno.
Quasi uno scenario da fantaeconomia per un Paese che aveva concluso il 2003 in recessione, e che sembrava alle corde dopo la cura di rigore finanziario alla quale l’aveva sottoposto il Governo del presidente Inacio Lula da Silva. Cura che ancora continua, ma che almeno, adesso che l’economia ha riacceso i motori, non costa cara in termini di popolarità. Rigore e sviluppo sono un ottimo biglietto da visita per il Brasile.
Gli investitori esteri stanno alla finestra e si godono il risveglio del gigante sudamericano, che promette di essere il prologo di un lungo periodo ricco di opportunità: «Tutto indica che la crescita del 2004 — ha detto il ministro delle Finanze, Antonio Palocci — sarà al di sopra della media degli ultimi anni —. Non ci sono ostacoli importanti che possono interrompere questo processo: ci sono tutte le condizioni perché si apra un lungo periodo di crescita».
Ad accelerare è stata prima l’agroindustria da export, poi, nella scia della domanda americana in ripresa, c’è stato l’aumento dell’export di auto. Nel frattempo è ripartita anche la domanda interna, favorita dal credito al consumo. Il risultato è che gli ultimi dati sul Pil rappresentano il quarto trimestre consecutivo di crescita. La disoccupazione è in calo, a tutto vantaggio della popolarità del Governo. Un aumento del 16% delle esportazioni nel secondo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2003 ha trainato l’espansione dell’economia, con la complicità dei consumi delle famiglie, saliti contemporaneamente del 5 per cento.
Il surplus commerciale di agosto è stato di 3,43 miliardi di dollari, cifra che porta il totale dall’inizio dell’anno a quota 22 miliardi. La produzione industriale è cresciuta del 6,6% rispetto al secondo trimestre 2003, trainata dalla produzione di autoveicoli e di macchinari. Il settore agricolo è cresciuto del 5%, i servizi del 4,4 per cento.
La formazione del capitale fisso lordo, che misura l’investimento industriale, è aumentata dell’1,5% rispetto al primo trimestre. Il balzo in avanti dell’economia si è però riflesso nella più elevata inflazione, misurata in agosto all’1,22% rispetto a un livello che era invece atteso tra lo 0,75 e lo 0,95 per cento. Tanto da indurre la Banca centrale a raffreddare l’ottimismo generale, e a mantenere il tasso di riferimento, il Selic, al 16%, senza escludere la possibilità di un rialzo se l’inflazione dovesse continuare a rialzare la testa.
Sulla ripresa dell’economia è intervenuta la Confindustria brasiliana, che ha sottolineato come un insufficiente andamento degli investimenti destinati a potenziare la capacità industriale potrebbe mettere a rischio le opportunità offerte dalla crescita economica. Per scongiurare questo pericolo, la lobby degli industriali brasiliani chiede che sia facilitato l’accesso delle imprese al credito.
Il Sole 24 Ore
2/9/2004