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José Serra: “Riaprirò l’Umberto I”

Il neo eletto sindaco di San Paolo del Brasile, fiero delle sue origini italiane, dichiara il suo impegno per la rivitalizzazione dell’Ospedale Umberto I, meglio conosciuto come “Ospedale degli italiani”, al posto del quale il Fondo Previ vorrebbe costruire una torre commerciale di 26 piani, oltre ad uno shopping center.

San Paolo – La maggiore città dell’America Latina, São Paulo, sarà governata, da gennaio 2005 a dicembre 2008, da un italo-brasiliano, che ha confermato in questi giorni il suo impegno per la riapertura dell’Ospedale italiano Umberto I, chiuso dal 1993. A sessantatré anni José Serra , figlio unico di un fruttivendolo calabrese, di Conegliano Calabro, è molto fiero delle sue origini e dimostra grande simpatia verso tutto ciò che è italiano a cominciare dalla sua stessa italianità.

“Sono nato e cresciuto a San Paolo in una casetta con camera, sala e cucina nel rione italianissimo della Mooca ” dice José Serra. “Mio padre, Francesco, era sempre preoccupato con l’apparenza ed andava al mercato municipale vestito di tutto punto con cappello, giacca e cravatta scelti accuratamente da mia madre Serafina, anche lei di origine calabrese. Quand’ero bambino sentivo sempre cantare la canzone ‘Una strada nel bosco’ cantata da Gino Bechi e la ricordo perfettamente fino ad oggi perché ha segnato una fase importante della mia giovinezza”.

Se ponessimo la domanda nella città di San Paolo in Brasile: “Quali sono i grandi ospedali collegati alle comunità etniche” ci verrebbe risposto che esistono varie entità: Ospedale Albert Einstein, comunità ebraica; Ospedale Oswaldo Cruz, comunità tedesca; Beneficência Portuguesa, comunità lusitana; Ospedale Sirio-libanese, comunità araba; Ospedale Santa Cruz, comunità giapponese. La lista, in un passato non molto lontano, conteneva anche un riferimento italiano: l’Ospedale Umberto I, conosciuto anche come Ospedale Matarazzo, fondato nel 1904, dall’immigrato italiano conte Francesco Matarazzo.

Al contrario degli altri centri ospedalieri, che negli anni Novanta subirono ampliamenti e si modernizzarono – grazie soprattutto all’appoggio diretto delle rispettive comunità d’origine -, l’ospedale italiano chiuse le porte nel 1993 , dopo un lungo periodo di crisi finanziaria.

Il palazzo dell’ex ospedale italiano, situato nella nobile regione dell’avenida Paulista, esiste ancora. Il suo attuale proprietario è il Fondo Previ, la Cassa di Previdenza dei funzionari del “Banco do Brasil”, che ha acquistato il terreno di 27 mila mentri quadrati e l’immobile, dalla Fondazione Italo-Brasiliana Umberto I, ex-proprietaria dell’ospedale. L’intenzione della Previ è quella di costruire nel locale una grande unità immobiliare composta da una torre commerciale di 26 piani, oltre ad uno shopping center, il che occuperebbe il 50% dell’area disponibile. Nell’altra metà verrebbe costruito un nuovo ospedale , preservando l’architettura originale dell’immobile, dato che la Fondazione Italo-Brasiliana Umberto I diventerebbe socia di questo affare, con una quota del 30%.

Al momento tutti i progetti sono bloccati per una vertenza che dura da anni con le Belle Arti che ha messo sotto protezione il palazzo che ha accolto l’ospedale italiano e bloccato tutte le attività edilizie progettate.

Serra ha una spiccata sensibilità per l’area sociale e in particolare per la salute pubblica che gli deriva non solo dalle sue origini ma in particolare dal suo percorso di formazione e di lavoro. All’Università appoggia le riforme proposte dalla sinistra brasiliana e con il golpe militare del 1964 lascia il Paese e chiede asilo politico nell’Ambasciata della Bolivia, per approdare, dopo un breve passaggio in Uruguay ed Argentina, nel Cile di Allende. Lavora come Assessore economico del Governo Allende, poi con il golpe militare è costretto a riprendere la fuga. Si rifugia nell’Ambasciata d’Italia per sei mesi, in attesa dell’autorizzazione delle autorità cilene per lasciare il Paese. Lasciato il Cile, andò negli Stati Uniti per poi tornare definitivamente in Brasile nel 1977, dove entra con passaporto italiano. Al suo rientro si occupa dell’Ufficio di economia e pianificazione di San Paolo. Viene eletto deputato federale e senatore e partecipa alla corsa per la presidenza della Repubblica nel 2002, dopo essere stato Ministro della Sanità nel Governo socialdemocratico di Fernando Henrique Cardoso, per il PSDB, da lui fondato nel 1988.

La riapertura dell’Ospedale Umberto I è una bella notizia anche per Edoardo Pollastri, presidente della Camera di Commercio Italiana di San Paolo e membro di spicco della collettività originaria dello Stivale residente nel Paese : “Ha rappresentato un grosso punto di riferimento, oltre che per l’assistenza medica agli italiani, anche per una questione di prestigio . Tutte le comunità straniere, da quella sirolibanese a quelle israeliana e giapponese, hanno un loro ospedale. Quello italiano è stato uno dei primi; poi, per le crisi finanziarie, è decaduto e nonostante i diversi tentativi con governo, autorità brasiliane e comunità, i risultati sono stati quasi nulli” .

La speranza di Pollastri, però, è che anche il governo italiano decida di occuparsi del problema. “Io credo che la ripresa di questo progetto sia fortemente auspicabile, ma nello stesso tempo non credo che si farà senza l’intervento del governo italiano, che deve dare una testimonianza concreta di fronte a una delle sue comunità più numerose”. E promette : “Se davvero Josè Serra intende portare avanti questo progetto, sappia che può contare su tutta la nostra collaborazione da quando diventerà prefetto a tutti gli effetti “.

Le origini dell’Ospedale Umberto I portano la data della seconda metà del secolo XIX, quando comincia ad intensificarsi il flusso degli immigrati, che in Brasile sbarcavano col sogno di “Far l´America”. Mostrando forte spirito di comunità, un gruppo d’italiani decideva, di fronte alle difficoltà imposte dalla vita quotidiana in un paese estraneo, di creare, nel 1878, la “Società Italiana di Beneficenza in San Paolo”. Nel libro Medici italiani a San Paolo, Carlos da Silva Lacaz, professore cattedratico di Microbiologia e Immunologia della Facoltà di San Paolo, mette in evidenza che nel 1885, la “Società” gettò la pietra fondamentale del futuro “Ospedale Umberto I”, che venne inaugurato il 14 agosto 1904 , con 50 posti letto. Il primo presidente fu Carlo Comenale, medico nato a Castellabate, provincia di Salerno, nel 1855, laureatosi alla Regia Università di Napoli (1881). Le risorse finanziarie che hanno reso possibile la costruzione dell’ospedale provennero da fonti distinte: una parte dalle casseforti del governo italiano; il restante dalla tasca di generosi immigrati per i quali il sogno di “fare l’America” rappresentava già una realtà, come per Francesco Matarazzo.

A partire dal 1917, l’Ospedale Umberto I visse una serie di ampliamenti, con la costruzione di una serie di ampliamenti dal 1917 al 1943. La benemerenza del conte Matarazzo fu fondamentale per lo sviluppo dell’ospedale. Nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, la Società Italiana di Beneficenza in San Paolo fu obbligata a cambiare nome, nazionalizzandosi ed adottando la denominazione di “Sociedade de Beneficência São Paulo, Hospital Nossa Senhora Aparecida e Casa de Saúde Matarazzo “. Si trattava di un complesso ospedaliero con capacità di 500 letti, un numero dieci volte maggiore di quello dell’anno dell’inaugurazione.

L’Umberto I iniziò ad essere più conosciuto come Ospedale Matarazzo. Durante i decenni seguenti, il centro ospedaliero avrebbe svolto un importante ruolo nella società ed avrebbe annoverato nel suo staff illustri professionisti, di cui una buona parte italiani o discendenti .
Gli anni Ottanta e Novanta segnarono la fase di crisi acuta e la chiusura delle attività dell’ospedale . Vennero fatti vari tentativi per mantenere vivo il progetto sia da parte delle autorità governative sia da parte del Comites di San Paolo. Tentativi che risultarono inutili.Nel ’93, l’agonia arrivava alla fine: l’Umberto I chiudeva definitivamente le porte . Soffocata dai debiti, la Fondazione Italo-Brasiliana Umberto I decise la vendita dell’antico patrimonio. I nuovi proprietari si accollarono un passivo di oltre 40 milioni di dollari.

La vendita, nel 1996, ha trasformato il complesso immobiliare in un deserto in attesa di un progetto di riattivazione. Questo perché il piano concepito dalla Previ – costruzione di uno shopping e di una torre di 26 piani – è bloccato in Tribunale . Il complesso ospedaliero era stato bloccato dalle Belle Arti nel 1986, per alcune parti del complesso il blocco prevede preservazione integrale, per altre preservazione delle facciate e coperture o solo della volumetria.

Prima di vendere l’area alla Previ, la Fondazione Italo-Brasiliana Umberto I tentò la revisione del processo promosso dalle Belle Arti per demolire parte della costruzione, nel tentativo di uscire dalla crisi finanziaria. L’organo statale accettò la richiesta, ma tutti i progetti presentati furono rifiutati. Due anni dopo la Fondazione concluse l’affare con la Previ, che nel 1997, riuscì ad ottenere il permesso di demolire alcuni edifici e costruire un centro commerciale.

La vicenda è stata seguita a distanza dalla comunità italiana, eccezione fatta per gli abitanti del rione di Bella Vista, il Bexiga, che si mobilitarono e dettero un duro colpo alle pretese immobiliari della Previ. Tramite un’Azione Civile Pubblica, l’Associazione degli amici ed abitanti in difesa della qualità di vita della Bela Vista e il Comitato “Vieni nel Bexiga “, tentano di impedire la costruzione dello shopping center e della torre di 26 piani. “La causa deve essere giudicata entro quest’anno, in prima istanza, con possibilità di ricorsi posteriori”, afferma l’avvocato dell’Associazione, Marcus Vinicius Gramegna.

“Noi vogliamo impedire la demolizione del 60% dell’area”, dice Ângela Oliveira Mello, presidente del Comitato “Vieni nel Bexiga”. “Gli abitanti non hanno bisogno di uno shopping. Oltre a ciò, un edificio andrebbe contro l’azione di preservazione dell’area, perché è stato l’unico caseggiato che ha resistito alla verticalizzazione nella regione dell’avenida Paulista”. Per Ângela Mello, ciò che potrebbe essere costruito nel locale, preservando la struttura architettonica, sarebbe un hotel di lusso. “Tale opera non aggredirebbe le attuali installazioni. Oltre a ciò, il ramo alberghiero ha dimostrato molto interesse in questo progetto”, afferma la leader della comunità. Nello scorso ottobre il giudice Marco Tamassa, ha confermato il blocco delle strutture immobiliari.

José Serra, aveva già promesso durante la campagna elettorale e lo ha confermato in questi giorni, di voler riprendere in esame l’annosa questione dell’Ospedale Umberto I, con la collaborazione dell’amico ed ex ambasciatore del Brasile in Italia, Andrea Matarazzo, discendente del conte Francesco.

Edoardo Trombetti-Mario Ciccone/News ITALIA PRESS

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