L’ira dei rettori: “Via i ministri dalle Università”

09/01/2009

Niente soldi, persino la luce
diventa un lusso

ROMA
«Via i ministri dalle università». I rettori italiani sono esasperati: non hanno soldi neppure per pagare le bollette della luce. Non solo il decreto Bersani a luglio aveva imposto un taglio delle spese del 20%, ma la Finanziaria non ha né riparato lo strappo né fornito ulteriori risorse. Un appello del Capo dello Stato – infine – è rimasto inascoltato. La situazione è drammatica.

A questo punto, riuniti ieri nell’assemblea della Crui (la loro conferenza), i rettori hanno deciso di prendersi almeno la soddisfazione di non dover fare i salamelecchi di rito a ministri e sottosegretari in visita negli atenei, e così hanno chiesto «a tutte le università di sospendere ogni eventuale invito a membri del Governo per partecipare a significative manifestazioni in Ateneo». Il cuore del problema che i rettori hanno sollevato è tutto nella riduzione del Fondo di finanziamento ordinario (in sigla Ffo), lo stanziamento cioè, che serve a mantenere la normale attività didattica: dalle spese di cancelleria a quelle per le pulizie. Da questo fondo, però, gli atenei debbono attingere anche una quota (assai rilevante, specie in alcune sedi) per pagare al proprio personale alcune voci dello stipendio non coperte dai trasferimenti del Tesoro.

«Fatto 100 il Ffo del 2001 – denuncia la relazione dello scorso 9 novembre della Crui sullo stato delle università italiane – il rapporto tra il 2001 e il 2006 è salito a 112,4. Nello stesso periodo il livello degli emolumenti fissi del personale universitario (che ammonta a poco più di 100.000 unità compreso il personale tecnico-amministrativo) è passato da 100 a 124. Il dislivello è a carico totale ed esclusivo degli atenei.». Per il 2007, stando agli ultimi dati della Finanziaria, l’incremento del Ffo per il 2007 è di circa 100 milioni di euro, mentre per ritornare però ai livelli del 2005, ne servirebbero almeno 350. Le università italiane, dunque, iniziano l’anno nuovo con un buco di almeno 250 milioni rispetto al 2005, senza calcolare – ovviamente – prezzi e tariffe aumentati nel frattempo.

Come se non bastasse, su questa situazione già fortemente compromessa, grava anche il decreto «tagliaspese» del ministro Bersani, che comporta la riduzione di un ulteriore 20% delle uscite ordinarie. Il presidente dei rettori, Guido Trombetti, protestò duramente, già all’inizio di ottobre e chiese che le università ne venissero sollevate, come stabilito per gli enti di ricerca: «Possiamo pagare il 20% in meno sugli affitti – disse con ironia tutta napoletana – possiamo togliere l’energia ai laboratori per il 20% del tempo? Possiamo non pulire il 20% delle aule?». Un lamento caduto nel vuoto.

Da entrambi gli schieramenti politici ci sono stati emendamenti alla Finanziaria per fare fronte a questa emergenza delle università, ma il risultato è un nulla di fatto. Così ieri i rettori hanno voluto esprimere un ennesimo, simbolico gesto di disappunto, negando l’accesso alle proprie sedi ai membri del governo.

Fonte:
La Stampa