La marcia economica dell´America Latina

09/01/2009

BUENOS AIRES.-L`Ufficio ICE di Buenos Aires ha comunicato che il servizio di Studi della Banca B.B.V. Argentina prevede una crescita dell`economia dell`America Latina pari al 4,5% durante il 2007, mentre i livelli di inflazione saranno contenuti e ridotti in termini storici (5,3%). La Regione ha accelerato la sua crescita nella seconda metà del 2006 e potrebbe chiudere l`anno con un valore del PIL vicino al 5,1%, un punto in più rispetto al 2005.

Per quanto riguarda le principali economie della Regione, i Paesi che hanno mostrato il maggiore dinamismo sono stati il Venezuela (+10,2%), l`Argentina (+8,7%), il Perù (+8,7%) e la Colombia (+7,6%). Il Messico ha chiuso il 2006 con un aumento del PIL del 4,6%, mentre il Brasile è cresciuto del 3% e il Cile del 2,9%. Anche rispetto all`inflazione il comportamento di queste economie è stato positivo.

La Regione ha avuto un disavanzo tra il 6,9% (maggio 2006) e il 4,9 % (novembre 2006). In questo contesto spicca il Brasile, con una riduzione negli ultimi 12 mesi dal 6,4% al 3%. I tassi d`interesse nelle principali capitali dell`America Latina si è ridotto di più di 2 punti in confronto all`estate 2005. Ciò è dovuto al maggior dinamismo del finanziamento privato, cresciuto del 14% in media dal 2004 ad oggi. I prodotti che hanno visto crescite significative sono stati i metalli (rame, oro, alluminio, argento) che hanno portato beneficio soprattutto al Cile e al Perù, mentre nell`ultimo trimestre 2006 la soia ed il caffè si sono riapprezzati di quasi il 20%, con un impatto positivo nelle economie argentina e colombiana.

Il Presidente di Assocamerestero e della Camera di Commercio Italiana a San Paolo del Brasile, Senatore Edoardo Pollastri, conferma che “Tutta l`America Latina è entrata in un circolo virtuoso da qualche anno a questa parte . Ci sono interessanti segnali di ripresa un po` in tutti i Paesi, anche se in Argentina sono più accentuati per via della crisi di qualche anno fa. Non parliamo di tassi di crescita esplosivi come in Asia, ma sono comunque dati importanti perché si basano su strutture economiche consolidate, su un konw how e una capacità di gestione del business che ha sempre funzionato. Esiste quindi una base per uno sviluppo, graduale ma solido”.

Parlando del Brasile, dove Pollastri è presente in prima persona, “Il secondo mandato del governo Lula ha buone prospettive: è stato lanciato un programma di investimenti nelle infrastrutture al quale spero l`Italia possa partecipare; vedremo i risultati, mi auguro, nella prossima visita di Prodi in Brasile. Nel Paese l`80% delle aziende sono di origine italiana e l`Italia che vuole internazionalizzarsi trova grosse possibilità qui, anche se le banche italiane hanno lasciato l`America Latina, non considerandola più degna del loro core business, lasciando il posto alle banche spagnole. Tuttavia, pur mancando il supporto finanziario, le opportunità ci sono comunque. L`importante è capire che si tratta di Paesi con economie mature, dunque l`azienda che vuole avvicinarsi a questi mercati deve entrare nell`ottica di possibili joint venture, di creazione di società a capitali misti: magari non si vendono i prodotti italiani, ma la tecnologia sì; bisogna pensare a un mondo globalizzato, per esempio si potrebbe pensare di delocalizzare in Brasile per poi esportare in India. Non dimentichiamo, tra l`altro, che i Paesi latinoamericani hanno le materie prime: la Cina insegna che si può approfittare di questa opportunità”. Per quanto riguarda le possibilità dell`Italia, Pollastri afferma che, al di là dei settori classici agroalimentare e design, “Ci sono opportunità di business nelle forniture per la casa, nel settore alberghiero e ospedaliero, nelle tecnologie di dettaglio, soprattutto per l`informatica e l`e-government “.

Anche per Luigi Egidy, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana di Buenos Aires, l`apparato produttivo dell`America Latina è in marcia, soprattutto per l`export dei beni di consumo, anche se c`è una ripresa dei beni strumentali (in Argentina ). “Questo Paese prevalentemente è un produttore di alimenti e prodotti agricoli, quindi negli investimenti nello sviluppo tecnologico dell`agroalimentare si prospettano enormi possibilità per le aziende italiane. Pensiamo ai prodotti agricoli sottoposti a trasformazione, come i semi oleosi, la soia, il frumento, il granoturco. Parlo anche del settore tessile abbigliamento e della vendita di macchine per la lavorazione in questo ambito. Noi come Camera di Commercio, in particolare, stiamo lavorando nelle esportazioni strategiche italiane, per esempio minerali ad uso industriale che in Italia non si trovano, ma in Argentina sì “.

In Messico, il recente cambio di governo ha portato un`ondata di ottimismo e un clima favorevole agli investimenti. Ce ne parla Andrea Ferrari, Direttore dell`Ufficio ICE di Città del Messico: “Ci sono segnali positivi e idee di rilancio, ma esistono ancora variabili tutte da ponderare, come ad esempio il legame stretto con l`economia USA, le cui previsioni non sono favorevoli. Per quanto riguarda gli investimenti stranieri, si prevede un miglioramento da tutti i Paesi. Nonostante l`Italia sia il secondo esportatore in Messico, tradizionalmente gli investimenti italiani non sono così cospicui. Esistono comunque PMI che dislocano qui per acquisire maggiore competitività in previsione del mercato USA, soprattutto nei settori dell`assemblaggio e dei componenti. Molte ditte italiane lavorano come subfornitori di grandi gruppi europei, americani e giapponesi, che si sono stanziati nei parchi industriali messicani per produrre lavorazioni ad alto livello negli elettrodomestici, nelle ferrovie, nel campo automobilistico, nell`aerospaziale ecc. ad ogni modo, il Messico è un mercato molto interessante per la sua struttura organizzativa di stampo nord-americano, per l`ampio spazio dato al libero scambio, per la crescita di una fetta di consumatori medio-alta che sta permettendo lo sviluppo delle importazioni di beni di consumo, quando tradizionalmente l`Italia è più forte nei beni strumentali. Il rischio paese è il secondo più basso in America Latina dopo il Cile e l`export italiano è in crescita del 15% all`anno ormai da 5-6 anni “.

Fonte:
News ITALIA PRESS