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Sì del Senato alla Finanziaria da 24 mld

Votata la fiducia sull’articolo unico. Entro fine anno l’ok della Camera

Una correzione di 24,1 miliardi per ridurre il deficit del 2005 al 2,7% del Pil, contro un “tendenziale” del 4,4 per cento; tagli fiscali per 6,5 miliardi, con un impatto sul 2005 di 4,26 miliardi. È la composizione della manovra 2005, condensata nell’unico articolo e 591 commi sul quale il Governo ha ottenuto ieri la fiducia al Senato.

Ora il provvedimento passa all’esame della Camera, con un’incognita finale: prima dovrà essere esaminato il decreto fiscale che contiene misure rilevanti, quali la copertura per 2 miliardi degli sgravi fiscali attraverso le rate 2005 del condono edilizio.

L’opposizione ha annunciato l’ostruzionismo sul decreto, e dunque il via libera alla manovra potrebbe slittare tra Natale e Capodanno. Il testo varato ieri presenta molteplici innovazioni rispetto alla versione originaria. È soprattutto l’effetto della riforma fiscale, introdotta al Senato dopo una lunga e tormentata fase di preparazione, che ora la Camera si trova sostanzialmente a dover approvare «a scatola chiusa», senza possibilità di modifiche di sorta. L’introduzione dell’emendamento che rimodula le aliquote Ire (23% fino a 26mila €, 33% da 26 a 33.500 €, 39% oltre tale tetto, contributo di solidarietà del 4% per i redditi sopra i 100 milioni), rivede le detrazioni trasformandole in deduzioni dall’imponibile, ampliando di fatto a 14mila € la «no tax area» (il beneficio cessa a 78mila € di reddito). Di conseguenza sono state riviste le coperture.

Così il Governo ha incrementato a 1,12 miliardi, rispetto ai precedenti 550 milioni, i rincari per le imposte indirette (bolli, concessioni governative, registro). Nuove occorrenze determinate anche dalle modifiche introdotte fino all’ultimissima stesura (prassi usuale), come i 160 milioni “ritagliati” per i forestali della Calabria. Quanto agli enti locali, resta confermato il congelamento delle addizionali, anche se è previsto il loro ricorso potrà scattare da parte delle Regioni che sforino i tetti di spesa per la sanità.

Nel complesso – lo ha ricordato il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco – i saldi restano immutati: 9,5 miliardi sono attesi dalla manovra sulla spesa e per parte non irrilevante sono affidati all’imposizione del tetto del 2% rispetto al 2004; 7 miliardi dovrebbero essere garantiti dalla «dismissione di attivi», mentre i restanti 7,5 miliardi sono composti da nuove entrate. Dopo la modifica apportata dalla Camera all’articolo 1 su iniziativa dell’opposizione, con un voto che provocò polemiche e malumori nella maggioranza, il saldo netto da finanziare, così come risulta dalla seconda Nota di variazione, si colloca ora a 48,7 miliardi. È la differenza tra entrate finali per 385,3 miliardi e spese finali per 433,9 miliardi. Il «metodo del 2%» fa dunque il suo esordio e il Governo intende rinnovarlo anche per i prossimi anni.

Dal tetto sono esclusi gli enti costituzionali, e nella versione finale non compare più l’Alta commissione di controllo sul rispetto del limite del 2%, chiesta dal governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, e che in commissione Bilancio era passata con i voti dell’Udc e dell’opposizione. Quanto al secondo modulo della riforma fiscale, si tratta nel complesso di interventi per 6,5 miliardi con effetti per 4,3 nel 2005. Per l’Irap, l’emendamento fiscale iniziale ha previsto riduzioni per 500 milioni sulle spese per la ricerca, sulle nuovi assunzioni e per il Sud. Poi è arrivato l’innalzamento della franchigia da 7.500 a 8.000 € per le imprese con base imponibile inferiore a 180.759,91 €.

Per il pubblico impiego, la Finanziaria nel complesso risorse per consentire un aumento pari al 4,2%, contro l’8% chiesto dai sindacati. Ma nella manovra, per quel che riguarda i tagli, compare altresì lo stop alle assunzioni (dal blocco è esclusa l’Agenzia del Demanio, e sono previste assunzioni di 1.324 poliziotti, 1.400 carabinieri e 500 vigili del fuoco). Per le amministrazioni pubbliche e per gli enti locali è in arrivo poi un nuovo giro di vite sugli acquisti per beni intermedi non obbligatori. Per quel che riguarda le nuove entrate, buona parte del gettito (3,8 miliardi) dovrà essere garantito dalla revisione degli studi di settore. Fa poi il suo esordio nel nostro ordinamento la «pianificazione fiscale concordata», che potrà essere utilizzata da imprenditori e lavoratori autonomi ai quali erano applicabili gli studi di settore nel 2003.

Nel testo definitivo è scomparso l’automatismo (di fatto l’aggancio degli studi agli indici Istat), che resta quadriennale salvo i casi in cui l’Agenzia delle Entrate ravvisi «significativi scostamenti» di contabilità. L’altra innovazione introdotta dal Senato riguarda la cessione del quinto dello stipendio, finora riservata ai dipendenti pubblici, anche ai lavoratori privati. L’Ispa acquisterà inoltre tratti di strade nazionali per garantire allo Stato un incasso di 3 miliardi. Novità infine per il lotto: arrivano la ruota nazionale e l’estratto determinato. La tassazione sale dal 3 al 6%, mentre per le scommesse minime la posta scende da 3 a 1 €.

Il Sole 24Ore
17/12/2004