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Sace rafforza la tutela all’estero

Il sostegno passa dal made in Italy al made by Italy – Possibilità di estendere la copertura fino al 100% delle operazioni

MILANO – Per realizzare le nuove infrastrutture ferroviarie del Venezuela, l’italiana Astaldi ha potuto ottenere da Sace, la Società italiana di assicurazione dei crediti all’export, una copertura anche per i materiali reperiti sul mercato locale. È un esempio della politica che Sace svilupperà, come previsto dall’aggiornamento del Piano industriale approvato in questi giorni, nel triennio 2005-2007: si passerà dalla tutela del made in Italy alla tutela del made by Italy. «Finora assicuravamo prodotti italiani esportati all’estero da aziende italiane, o da aziende straniere con stabilimenti produttivi in Italia che acquistavano merci italiane come parte della loro fornitura – spiega il presidente di Sace, Lorenzo Bini Smaghi -.
Ora continuiamo a fare questo, ma in più assicuriamo società italiane che per, accrescere la loro competitività o per vincoli tecnologici, ricorrono anche a forniture estere, purché queste ultime siano componenti di un prodotto italiano. Dalle garanzie per il made in Italy, infatti, si passa alle garanzie concesse per il made by Italy. Noi assicuriamo anche le aziende italiane che producono al di fuori del Paese. Naturalmente ci deve essere valore aggiunto, non si deve trattare di pura e semplice delocalizzazione: ci deve essere progettualità che abbia come obiettivo il rafforzamento delle imprese italiane sui mercati globali».

A caratterizzare il nuovo piano industriale della Sace sono anche politiche di assicurazione più flessibili. Attualmente i criteri prevedono coperture massime del 95%, differenziate per i rischi politico e commerciale. In alcuni casi si potrà arrivare al 100%. «I casi tipici – dice Bini Smaghi – sono quelli in cui c’è la partecipazione del contractor al capitale. Una situazione classica del project financing. È opportuna poi la presenza di altri finanziatori, per esempio organismi come la Banca mondiale, e l’assenza di asimmetrie informative: devono cioè essere presenti tutti gli elementi di informazione di mercato. È cresciuta la capacità di valutazione del rischio di Sace, che è oggi in grado, qualora ci siano le condizioni, di dare una copertura al 100%».

Dall’estensione della copertura fino al 100% sembrano essere escluse le piccole e medie imprese. «L’estensione è da valutare caso per caso – dice Bini Smaghi -. Nel caso delle Pmi è difficile valutare perché è difficile ottenere tutte le informazioni. Si può pensare tuttavia a prodotti assicurativi destinati a gruppi di Pmi in operazioni nelle quali il rischio sia condiviso con una banca che conosce queste imprese e consente, quindi, di ridurre il deficit di informazione». Le nuove politiche assicurative saranno accompagnate da una organizzazione di Sace in cinque linee di business (banche, aziende, Pmi, prodotti globali e Sace Breve Termine) con l’obiettivo di agevolare la fruizione dei prodotti assicurativi da parte della clientela, e da un potenziamento della rete distributiva, con apertura di uffici in Italia (Piemonte ed Emilia Romagna) e all’estero (Mosca). Con l’aggiornamento del Piano industriale, Sace sta adeguando l’offerta ai livelli delle altre società di assicurazione export (Ecas) e, allo stesso tempo, cerca di guardare avanti: «Stiamo recuperando rispetto al passato – osserva Bini Smaghi -. Abbiamo però un potenziale in più, rispetto ad altre Ecas, che ci deriva dalla solidità finanziaria. Con il credit enhancement noi partecipiamo, insieme con le banche, al finanziamento delle Pmi assumendoci una quota del rischio. In questo modo riduciamo l’esposizione delle banche, in linea con Basilea 2, e allo stesso tempo si riduce il costo del finanziamento delle imprese. È un mercato che negli Usa è molto sviluppato, lo è di meno in Europa».

Anche dal credit enhancement, e dal made by Italy, è attesa una spinta alla crescita dei volumi assicurati, che nel 2007 dovrebbero superare i 16 miliardi di euro.

Il Sole 24 Ore
26/11/2004