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Processo Sme: Berlusconi assolto anche in appello

L’ex presidente del Consiglio – leader del centrodestra e predecessore dell’attuale premier Prodi (che guida una coalizione di centrosinistra) – ha visto confermare in secondo grado il verdetto di innocenza nei suoi confronti in merito alla vicenda di presunta corruzione per l’acquisizione della Società “Sme”. Il Pg aveva chiesto la sua condanna a 5 anni • Il suo avvocato: «Processo durato 11 anni per ragioni politiche»

MILANO – Una doppia assoluzione per Silvio Berlusconi, «perché il fatto non sussiste» e «per non aver commesso il fatto». È questo il verdetto pronunciato nel pomeriggio dai giudici della seconda Corte d’Appello di Milano che hanno così giudicato innocente l’ex premier dall’accusa di corruzione in atti giudiziari nell’ambito della vicenda Sme.

Già in primo grado il leader del centrodestra – ex presidente del Consiglio – era stato assolto per un reato e l’altro reato fu dichiarato prescritto. Si è giunti al processo d’appello dopo l’impugnazione della sentenza del Tribunale di Milano da parte della Procura.

Il procuratore generale di Milano, Piero de Petris, aveva invece chiesto, il 26 marzo scorso, una condanna a 5 anni di reclusione per Silvio Berlusconi, senza le attenuanti generiche. Il pg non aveva dubbi: «Elementi logici e fattuali» obbligano alla condanna di Berlusconi. Sempre De Petris sosteneva che Berlusconi fosse il «motore» della corruzione, l’uomo che era più interessato a contrastare Carlo De Benedetti nella conquista del colosso alimentare Sme e, quindi, il più deciso a «comprare» i giudici e metterli a «libro paga».

Secondo il procuratore generale il coinvolgimento di Berlusconi era «pieno» e quindi andava condannato sia in relazione al bonifico «Orologio» sia a quello «Barilla».

Questo il dispositivo della sentenza di appello con la quale i giudici milanesi hanno assolto Silvio Berlusconi dall’accusa di corruzione in atti giudiziari, nell’ambito della vicenda Sme. «La corte, visto l’articolo 605 cpp, in riforma della sentenza del tribunale di Milano in data 10 dicembre 2004, assolve Silvio Berlusconi dal reato a lui ascritto sub capo A) ai sensi dell’articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale, per non aver commesso il fatto, e dal reato a lui ascritto sub capo B) ai sensi dell’articolo 530 comma 1 cpp perché il fatto non sussiste».

Quindi, i giudici hanno ritenuto di dover assolvere l’ex premier per non aver commesso il fatto in relazione al cosiddetto bonifico “orologio”, cioè i 434 mila dollari che, secondo la Procura, sarebbero transitati da un conto riconducibile alla Fininvest, attraverso un conto di Cesare Previti, al giudice romano Renato Squillante; l’assoluzione perché il fatto non sussiste si riferisce, invece, al cosiddetto bonifico “barilla”, in relazione ai 100 milioni di lire che sarebbero transitati da un conto di Pietro Barilla, attraverso Cesare Previti, a Renato Squillante.

Fonte:
La Gazzetta del Mezzogiorno