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Petrolio oltre ogni record a 55,33 dollari

Superato ogni record nei mercati asiatici. La Bundesbank: crescita più lenta per il caro-greggio. Il Governo francese stanzia 230 milioni di euro a favore delle categorie di lavoratori più penalizzate

Non si arresta la corsa dell’oro nero. ll prezzo del petrolio greggio ha superato nei mercati asiatici il livello di 55 dollari americani per barile e ha raggiunto i 55,33 dollari a barile, 40 centesimi più del prezzo di venerdì sera.

Si tratta del prezzo per consegna a novembre, riferito al Nyme, il New York Mercantile Exchange. Il prezzo è del 70% superiore a quello di un anno fa, ma rimane
del 25% inferiore al record del 1981, tenendo conto dell’inflazione.

Il nuovo rialzo ha depresso le Borse asiatiche. Tokio ha chiuso gli scambi in calo, con il Nikkei che ha segnato un ribasso dello 0,16%, a 10.965,62 punti. A incidere sulla giornata sono stati anche i timori degli investitori nipponici per un possibile calo della domanda cinese, in attesa dei dati sulla crescita del Pil per il terzo trimestre della Cina.

Intanto il Governo francese ha sbloccato 230 milioni per venire in aiuto a categorie particolarmente penalizzate dal caro-petrolio, come agricoltori, camionisti e pescatori. Secondo il quotidiano «Les Echos», è questo lo stanziamento previsto che figurerà nei bilanci 2004 e 2005.

La strategia della Ue.
Per contenere gli aumenti dei prezzi dei carburanti dovuti al caro petrolio, è «meglio agire sull’ Iva» anche se la decisione spetta comunque all’ Ecofin. Lo ha affermato venerdì scorsoLoyola de Palacio, commissario europeo ai Trasporti e all’Energia, a margine dell’ incontro Euromep, in corso a Roma al ministero delle Attività produttive. «Ne abbiamo parlato con Marzano. Come responsabile dell’energia ho sempre fatto un ragionamento – ha sottolineato – non è logico che il caro petrolio comporti entrate più alte per l’erario derivanti dall’Iva. È una riflessione che oggi ribadisco: mentre sulle accise non si può intervenire perchè sono fisse, è meglio agire sull’Iva».

A spingere la corsa dei prezzi energetici è sempre il timore di uno sbilanciamento tra domanda e offerta, vale a dire approvvigionamenti che rischiano di rivelarsi inadeguati a fronte dell’ aumento della richiesta di greggio trainato dalla forte espansione delle economie emergenti, Cina in testa. E, in questa direzione, un segnale allarme è arrivato anche dall’ Aie, che ha rilevato come la domanda stia crescendo quest’anno a un ritmo più veloce di quanto previsto finora.

L’Aie ha infatti rivisto al rialzo le stime sulla crescita della domanda mondiale nel 2004 apportando una correzione all’insù nell’ordine di 190mila barili in più al giorno rispetto alle previsioni comunicate solo un mese fa.In totale, secondo l’Aie, quest’anno la domanda mondiale registrerà un incremento di 240 mila barili al giorno, attestandosi a quota 82,4 milioni di barili.

Una dinamica che mette sempre più sotto pressione il mercato, in un momento in cui gli Stati Uniti stanno ancora facendo i conti con gli effetti degli uragani che a settembre hanno flagellato le coste meridionali del Paese. A un mese di distanza dalle devastazioni provocate dall’uragano Ivan, molti impianti del Golfo del Messico non hanno ancora ripreso i normali ritmi di produzione. A mancare all’appello sono circa 475 mila barili al giorno (il 28% della produzione complessiva del Golfo).

E nonostante le autorità americane abbiano rassicurato che entro la fine del mese un terzo degli impianti fuori uso tornerà sui livelli standard di estrazione, c’è ancora chi tra gli operatori di mercato è convinto che la situazione non tornerà alla normalità prima del prossimo anno.

Crescita più lenta in Germania
La crescita economica tedesca nel terzo trimestre risulterà più lenta dello 0,5% registrat nel secondo trimestre. Lo afferma la Bundesbank nel suo bollettino mensile in cui spiega che la domanda interna non è riuscita a compensare pienamente il calo delle esportazioni. «L’alta dipendenza dalla domanda straniera – si legge nel rapporto – resta il tallone d’Achille tedesco».

La Bundesbank lancia anche un allarme per il prezzi del greggio. «Se il prezzo del barile – scrive – rimarrà sopra i 50 dollari nel lungo periodo i prezzi al consumo nel 2006 saranno più alti di tre quarti di punto delle attuali
previsioni e il Pil sarà di tre quarti di punto più basso».

Il Sole 24Ore
18/10/2004