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Petrolio in caduta libera

A New York il Wti ha perso 3,64 dollari atterrando in chiusura a 45,49 $/bbl

ROMA • La settimana era iniziata con l’annuncio saudita degli obiettivi produttivi raggiunti, 11 milioni di barili/giorno, con una potenzialità già operativa di 12,5 mbg. Ieri le statistiche Usa hanno dato un nuovo colpo ai Tori del mercato petrolifero e le quotazioni sono scese di oltre 3 $/bbl, con una chiusura per Wti a 45,49 e Brent a 42,31 dollari al barile per scadenza gennaio.
Secondo l’Api, crescono le scorte di greggio (+1,3 milioni di barili), distillati (+4,4) e benzine (+0,5).

Poco distante la rilevazione Doe, rispettivamente con +0,9, +2,3 e +3 milioni; il clima è mite nel Nord-Est, con consumi di gasolio in flessione del 14% rispetto allo scorso anno, e la corsa alle lavorazioni — in crescita mediamente del 2% la scorsa settimana grazie anche a margini record — inevitabilmente aumenta la disponibilità di prodotti finiti.

• L’annuncio saudita non sembra preludere a un cambiamento di regime nella prossima riunione Opec e quindi, per il momento, si continuerà a vedere un eccesso di offerta, soprattutto di sour: quindi il mercato dei futures, sempre sopra 40 $/bbl, si va scollando dal greggio reale, che per alcune qualità costa oggi 25 $.

Ci sarà disponibilità saudita in aumento, cui i raffinatori difficilmente possono dire no; c’è già iraniano offerto su base spot dalla società statale; non mancano venditori di iracheno, nonostante nell’ultima settimana si sia fermato il flusso di Kirkuk da Ceyhan e sia diminuito (da 1,2 a 0,75 mbg) l’export di Basrah dal Golfo Persico, non si sa se per sabotaggi o solo per danni dovuti alla corrosione.

Il prezzo del sour quindi non risale, con la marcata eccezione del russo Ural, quotato al Nord Brent 5 $ ein Mediterraneo -4,10, un po’ per qualità intrinseca (il contenuto di zolfo non lo fa inserire fra i sour a tutti gli effetti), un po’ per il rallentamento del Bosforo (7 giorni di attesa per entrare e 5 per uscire), ma soprattutto perché non c’è trasparenza sulle quotazione e sono pochi gli operatori principali coinvolti.

A gennaio, con nuove specifiche per benzine e gasoli con contenuti in zolfo ancora minori, sarà ancora più dura trovare spazio per i greggi a più alto tenore di zolfo.
Confuso, in questi giorni, il quadro per le qualità sweet, che dal punto di vista dei margini valgono oggi forse 2-3 $/bbl più dei concorrenti sour ma che sono differentemente penalizzati dai noli a seconda delle aree di provenienza; recupera il Mare del Nord, specialmente Forties e Statfjord, anche per la fermata produttiva del campo norvegese di Snorre (205mila barili/giorno per un tempo non ancora definito) e per il calo dei noli.

Braccio di ferro in Nigeria fra la società di Stato Nnpc, che ha deciso listini per dicembre in linea con il Brent dated (Bonny + 2 cents), e i contrattisti, che si sono trovati finora a vendere 1 dollaro al barile sotto al Brent, con una perdita di 1 milione di dollari a carico.

Con queste cifre in ballo si spera ancora in una revisione dei listini per dicembre e nell’archiviazione del principio secondo cui il nigeriano non può valere meno del Brent (i noli hanno grande parte in questo) per gennaio, altrimenti sarà paralisi, con scambi per gennaio non ancora iniziati a oggi e petroliere nemmeno noleggiate per caricare il programma dell’ultima decade di dicembre.

Per i prossimi giorni è auspicabile una flessione delle quotazioni per riportare ordine nei differenziali e per permettere ai Paesi Opec di frenare l’export senza essere tacciati di soffiare sul fuoco dei prezzi.

Il Sole 24 Ore
2/12/2004