L’internazionalizzazione, motore della competitività
Roma – “Un Paese che non investe in ricerca e in risorse per l’internazionalizzazione per la promozione e per la presenza all’estero è un Paese che non pensa al proprio domani”. E’ questo un passaggio chiave del discorso di Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Confindustria, intervenuto questa mattina all’interno dei lavori della Conferenza degli Ambasciatori d’Italia.
La sessione plenaria di oggi si è svolta sul tema della presenza del sistema Italia nel mondo: personalità di spicco del panorama istituzionale ed economico italiano sono entrate nel merito di quella che sembra un’esortazione agli operatori del nostro sistema Paese, “Più Italia nel mondo”, che ha fatto da titolo della sessione odierna. ”Occorre chiarezza sui numerosi, troppi soggetti che si muovono nel campo dell’internazionalizzazione – ha affermato Montezemolo -: troppe sigle e presenze all’estero creano spreco, inefficienze e disorientamento tra le imprese, oltre che sovrapposizione di ruoli”.
La linea del Presidente di Confindustria in materia di promozione del made in Italy verso i mercati esteri riconferma la logica sottesa alla posizione del Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, sostenitore della messa a punto del cosiddetto “Sportello unico”, per ovviare alla sovrapposizione di iniziative e di competenze. Il tema è da mesi all’ordine del giorno delle più alte sfere istituzionali del Paese e, oggi, cominciano a emergere i primi risultati della strategia di ottimizzazione delle risorse intrapresa: pochi giorni fa il Vice Ministro delle Attività Produttive Adolfo Urso ha concluso un accordo con i rappresentanti del sistema fieristico italiano per cui Governo, Regioni, Enti locali e Associazioni di categoria, per la prima volta insieme, si impegnano a studiare un programma per promuovere la “Vetrina Italia” nel mondo.
Quella del coordinamento tra attori dediti alla promozione del sistema Italia è un’esigenza riconosciuta da molti: “Mi sembra un approccio più che condivisibile, occorre creare sinergie tra tutti gli attori coinvolti – afferma Leo Bertozzi, Direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano -: le risorse per affrontare i mercati esteri sono sempre più rilevanti”. L’esigenza di un supporto istituzionale alle attività promozionali è essenziale soprattutto per le piccole e medie imprese, per le quali, come spiega Beniamino Quintieri, Presidente dell’Istituto per il Commercio Estero (ICE), ” la promotion è una sorta di servizio alla produzione che le queste effettuano in outsourcing, poiché al loro interno non hanno risorse sufficienti per produrre un servizio efficiente e pagano questa prestazione attraverso le imposte che versano allo Stato”.
L’impegno statale nelle attività di promozione commerciale sarebbe quindi da considerare un vero e proprio bene pubblico : “Siamo in presenza di un ‘fallimento’ del mercato che è una delle condizioni che giustificano, anche in una impostazione più liberista, l’intervento dello Stato” ammette Quintieri. Anche Stefano Fanti, Direttore del Consorzio del Prosciutto di Parma, riconosce l’importanza del supporto delle istituzioni alla promozione internazionale della piccola e media impresa. Da alcuni anni il Consorzio collabora con l’ICE per ottimizzare i propri programmi di promozione all’estero, e il Direttore definisce l’aiuto ricevuto di “estrema importanza per portare avanti progetti che, da soli, non riusciremmo a gestire”. In quest’ottica, centralità assumerebbe il sistema delle Ambasciate italiane nel mondo che, secondo molti degli intervenuti, potrebbero fungere da punto di coordinamento delle attività dei diversi attori coinvolti.
“Potenziare le attività di promozione con l’istituzione di quello che spesso si chiama lo ‘Sportello Italia’ è un’iniziativa che interpreto come un punto di coordinamento, non di concentrazione delle attività di tutti gli attori coinvolti” afferma EDOARDO POLLASTRI, Presidente Vicario dell’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero.
In questo modo sarebbe possibile evitare la sovrapposizione delle attività di promozione, ogni attore coinvolto eviterebbe di agire prima che tutti gli altri fossero al corrente della sua strategia. “Le Ambasciate possono avere un ruolo di coordinamento molto importante – continua Pollastri -: rappresentando il Governo hanno la capacità di coordinare tutti gli organismi che vogliono operare all’interno del sistema Italia”.
Anche Bertozzi sposa questa visione, proponendo la diffusione degli Istituti italiani di Cultura come modello di quella che dovrebbe essere la presenza degli Uffici Commerciali per l’internazionalizzazione presso le Ambasciate. “La penetrazione commerciale ha come precondizione la presenza istituzionale italiana; sarebbe auspicabile che, come avviene con gli Istituti italiani di Cultura, la struttura diplomatica predisponesse uffici per favorire lo scambio di prodotti, persone e conoscenze” afferma.
Come ricordano POLLASTRI e QUINTIERI, l’attività di coordinamento tra i diversi meccanismi istituzionali coinvolti nelle attività di promozione è già, per molti versi, un fatto compiuto. “L’esistenza di uno sportello unico dedito all’internazionalizzazione del sistema è già una realtà in alcune parti del mondo – afferma il Presidente dell’ICE -: recentemente abbiamo aperto un ufficio in Albania e attendiamo l’appuntamento di ottobre in cui vedrà la luce lo ‘sportello Italia’ di Shangai, che porterà ad operare congiuntamente il consolato, l’ICE, le Camere di Commercio e alcuni uffici regionali in una zona estremamente strategica come quella estremo orientale”. I risultati, secondo Quintieri, saranno da valutare nel medio periodo e, come ricorda Pollastri, è necessario che i numerosi accordi esistenti si traducano in risultati concreti all’estero.
Il coordinamento delle attività promozionali, poi, potrebbe far guadagnare in professionalità degli interventi, “ma il risultato non è automatico – spiega Quintieri -: bisogna investire nella formazione di trade promoters in grado di dare alle imprese l’assistenza di cui necessitano”. Oltre alla necessaria collaborazione tra enti istituzionali dediti alla promozione internazionale, è necessario che l’attività di questa si coordini strettamente con le attività del settore privato. ” Qualunque sia la strada migliore perché i diversi attori lavorino in maniera integrata, i risultati migliori si hanno quando c’è coinvolgimento diretto di pubblico e privato – afferma Fanti del Consorzio del Prosciutto di Parma -; l’attività di un settore non deve prevalere su quella dell’altro, gli sforzi devono essere necessariamente complementari”.
Per ottimizzare l’impegno delle risorse investite nella promozione dell’internazionalizzazione, oltre al coordinamento tra gli attori coinvolti, è necessaria una localizzazione più mirata degli interventi da intraprendere. “Quello che bisogna fare è concentrarsi su un massimo di due Paesi all’anno e lì cercare di creare le migliori condizioni di penetrazione per le imprese italiane” ha affermato Montezemolo. Quintieri conviene sulla visione del Presidente di Confindustria e afferma che l’individuazione di Paesi chiave è una misura in grado di limitare il numero eccessivo di missioni commerciali, “spesso inutili” che, se mal architettate, possono creare smarrimento, sortendo un effetto opposto a quello ricercato. “I Paesi chiave oggi sono i nuovi mercati, come la Cina, la Russia e i Paesi dell’est Europa, in cui grande è la presenza italiana” dichiara. Perchè l’internazionalizzazione è un tema che continua a conquistare le più importanti sedi di dibattito?
Montezemolo ha ricordato il problema del “debito pubblico enorme” e delle “grandi necessità di tagli in funzione dei parametri europei” e ha affermato che “il sogno è che insieme ai tagli possa partire una politica di sviluppo, una politica tesa alla competitività e sicuramente l’internazionalizzazione è uno dei capisaldi della competitività di un Paese”.
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