L’Fmi ammette le colpe nella crisi dell’Argentina
MILANO • L’Fmi fa autocritica sulla politica seguita in Argentina e sul conseguente default che ha portato 15 milioni di persone sotto la soglia della povertà.
In un rapporto di revisione interna, rilasciato ieri, una speciale “task force” di esperti stigmatizza il ruolo tenuto dall’executive bord del Fondo che ha «ignorato troppo a lungo gli avvertimenti lanciati dai suoi stessi uomini in missione sulla gravità della situazione economica e sui ritardi nel varo delle riforme di Buenos Aires».
L’atto di accusa ricorda come il Fondo prima abbia «sostenuto per un periodo eccessivo un’impossibile politica di cambio fisso tra pesos e dollaro (rapporto di uno a uno) prima di decidere di togliere la spina dei finanziamenti nel 2001» e spingere così il Paese in un «disastroso default del debito e nella spirale della svalutazione». Il rapporto divide salomonicamente le responsabilità tra la classe politica argentina e il Fondo monetario.
Per la prima volta l’Fmi non si autoassolve, ma ammette di aver fatto grossolani errori di valutazione. «Il Fondo, dal canto suo, ha sbagliato nel periodo pre-crisi, sostenendo troppo a lungo politiche fiscali inefficaci anche quando era ormai evidente, alla fine degli anni 90, che i politici non erano in grado di portare a compimento l’opera di risanamento dei conti pubblici e di varare le riforme», afferma il rapporto.
La situazione è precipitata quando il Brasile, primo mercato di esportazione dell’Argentina, ha svalutato. A quel punto lo staff del Fondo ha cominciato ad avere seri dubbi sulla sostenibilità del sistema di aggancio al dollaro. Il rapporto infine boccia il Fondo per la cecità dimostrata di fronte agli evidenti fallimenti del Governo di Buenos Aires. D’ora in vanti il Fondo dovrà «rafforzare i controlli sui programmi, realizzare piani di pronto intervento quando la crisi cova ancora sotto le ceneri e bloccare ogni finanziamento quando il Paese non affronti il nodo della bilancia dei pagamenti».
Per aiutare l’Argentina a uscire dalla crisi alcune personalità della politica e dello spettacolo (D’Alema, il premio Nobel Gabriel Garcia Marquez, Bono degli U2) hanno avallato ieri con una lettera sul «New York Times» la proposta di concambio sui bond avanzata da Buenos Aires.
Il Sole 24 Ore
30/7/2004