Le opportunità per le PMI nel VI Programma quadro UE
Nelle polemiche in corso in queste settimane sulla politica economica del nostro paese, un autorevole commentatore si è chiesto se – in un mercato sempre più globalizzato – il nostro obiettivo sia quello di competere con la Romania o con la Germania.
La domanda sarà posta in modo brutale, ma centra il problema: la sfida la si vince solo introducendo massicce dosi di qualità e di innovazione nei processi e nei prodotti, come conferma purtroppo il punto gravissimo cui è approdata la FIAT..
Un problema che riguarda l’intero sistema delle imprese europee, quelle grandi ma anche quelle piccole, che dell’economia dell’Unione del resto sono l’asse portante.
Da uno studio fatto dalla Commissione europea , DG Ricerca, su un campione di 2 milioni di PMI, risulta infatti che le PMI in Europa costituiscono il 90% degli attori industriali e coprono il 66% dell’impiego.
Alcune PMI agiscono già ora in mercati estremamente innovativi, producendo nuovi prodotti, creando occupazione e – in qualità di subcontraenti – sostenendo la competitività delle grandi industrie europee.
Il 3-5% delle PMI campione sono creatrici di innovazione tecnologica, il 10-15% sono utilizzatrici di tecnologie d’avanguardia mentre la restante parte è costituita da semplici utilizzatori delle innovazioni e della ricerca effettuata da altri.
Dall’analisi dei risultati del precedente V Programma Quadro Ricerca e Sviluppo Scientifico e Tecnologico della UE emerge che vi hanno partecipato 20.000 PMI, 10.000 delle quali ad alta tecnologia, altre 10.000 a bassa tecnologia.
Lo scopo della loro partecipazione variava dall’internazionalizzazione , all’innovazione, dalla creazione di reti, alla facilitazione dell’accesso a nuovi mercati, dalla formazione per lo staff al prestigio derivante dalla partecipazione ad un progetto finanziato dalla Commisisone europea.
Di queste 20.000 PMI, il 75% partecipava ad un programma europeo per la prima volta, il 77% aveva meno di 50 impiegati, il 37% aveva meno di 10 impiegati, il 96% ha detto di voler partecipare ancora, perché: il 96% ha creato nuovi posti di lavoro, il 43% ha aumentato il turnover, il 53% ha conquistato nuovi mercati.
Sulla base di questi dati fondamentali, la Commissione ha chiesto – ed il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno accettato – di riservare una parte del bilancio attribuito al 6 PQ di RST alle PMI.
Dei 1,7 miliardi di euro previsti per il PQ infatti 430 milioni sono riservati alle azioni specifiche per le PMI.
Tali azioni specifiche si compongono di due sezioni:
– progetti di ricerca collaborativa – CRAFT
– progetti di ricerca collettiva
Il primo tipo di azione – progetto CRAFT- esisteva già nel 5° PQ e consiste in un progetto di ricerca nel quale un minimo di 3 PMI – di tre stati diversi (di cui almeno uno membro o candidato all’adesione, ma possono partecipare anche enti provenienti da stati associati al programma quadro e da stati terzi), indipendenti l’una dalle altre, chiedono ad almeno due “fornitori di ricerca” (università o altri centri di ricerca) di soddisfare una loro neccessità di innovazione (un nuovo prodotto o processo). I fornitori di ricerca devono pure appartenere a due Stati diversi, uno dei quali almeno deve essere uno stato membro o candidato all’adesione. Alla partnership possono partecipare anche utilizzatori finali (ad es. associazioni di consumatori).
I progetti potranno avere una durata compresa tra i 12 e 24 mesi, per restare competitivi, ed un bilancio compreso tra i 0.5 e 2 milioni di euro.
Il contributo europeo comprirà il 50% dei costi legati alla ricerca (ma il 100% dei costi sostenuti dai fornitori di ricerca), il 100% dei costi legati alla gestione del progetto (compreso il certificato di auditing richiesto a tutti i progetti nel 6PQ).
Il secondo tipo di azione specifica – la ricerca collettiva – è riservata invece alle associazioni di categoria. Le regole prevedono che due associazioni di categoria industriali, di due diversi Stati (almeno uno dei quali sia membro o candidato all’adesione all’UE), insieme al raggruppamento europeo di tali associazioni di categoria, chiedano a due “fornitori di ricerca” (pure provenienti da due diversi Stati, almeno uno dei quali sia membro o candidato all’adesione all’UE) di eseguire una certa ricerca a beneficio di tutte le PMI rappresentate da tali associazioni. Un gruppo di PMI appartenenti alle associazioni interessate saranno coinvolte nella verifica della validità ed efficacia (della gestione) del progetto.
La durata massima del progetto sarà compresa tra i 24 ed i 36 mesi, il bilancio invece tra i 2 e di 5 milioni di euro. Il contributo comunitario coprirà anche in questo caso il 50% dei costi legati alla ricerca ricerca (ma il 100% dei costi sostenuti dai fornitori di ricerca) ed il 100% dei costi di gestione del progetto, oltre al 100% dei costi di formazione (se prevista dal progetto stesso).
Il contenuto della ricerca puó spaziare in tutti i settori, e non deve necessariamente rientrare nelle 7 priorità indicate nel 6PQ.
Le PMI potranno poi accedere a tutte le azioni del PQ, anche quelle cioé non specificatamente dedicate a loro.
L’Unità PMI della DG Ricerca sta cercando di ottenere che – tra i criteri di selezione – vi sia un richiamo alla partecipazione di PMI, ma questo è ancora in fase di discussione.
Tuscan Valley
Guido Sacconi