Le ICT per lo sviluppo: a casa Italia si può dare di più
Le ICT, ovvero le Information and Communication Technologies, costituiscono il volano della concreta affermazione di una ‘Società dell’informazione italiana’.
Le strategie e gli investimenti messi in campo, coordinati dal Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, tendono sinergicamente al raggiungimento di un obiettivo unico: lo sviluppo di un sistema Italia caratterizzato da innovazione e competitività.
Se l’attuazione del piano di sviluppo dell’Information Society ha, per il momento, prodotto risultati positivi, è pur vero che qualche vischiosità emerge nel processo di rinnovamento digitale che sta coinvolgendo cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione.
A ribadirlo è arrivato puntuale il secondo rapporto dell’Osservatorio della Società dell’Informazione, struttura permanente che ogni semestre disegna lo stato dell’arte dell’ICT in Italia. Promosso dal Ministero e dalla Federcomin (‘voce’ nazionale delle imprese di telecomunicazioni, radiotelevisione e informatica), l’Osservatorio individua punti di forza e debolezza nello sviluppo della società digitale e fornisce le linee guida da seguire per stimolare un processo di crescita più spedito, proficuo e democratico.
Ebbene, per il periodo di riferimento del secondo rapporto semestrale (luglio-dicembre 2004), l’Osservatorio rimarca una tendenza già evidenziata con il primo rapporto: ad un miglioramento complessivo dei parametri considerati corrisponde una crescita contenuta (in particolare nel settore dell’IT pura).
Insomma, il cammino verso la Società dell’Informazione è innescato e procede pure; ma in alcuni casi, si va un po’ lenti. Sembra quasi il caso dello studente che ha qualità, ha doti ma è svogliato e non s’impegna poi quanto potrebbe e dovrebbe.
Fuor di metafora, l’espressione calzante la regala proprio l’Osservatorio, parlando di “adozione potenziale e non strutturale” a proposito della capacità degli italiani di sfruttare appieno le potenzialità legate al grado di sviluppo tecnologico fin qui raggiunto.
Il nocciolo della questione è qui: da un lato, un rilevante livello di diffusione e sperimentazione delle tecnologie (di accesso ad Internet, di banda larga, di televisione digitale, di telefonia mobile); dall’altro, si legge nel rapporto, un “sottoutilizzo delle tecnologie a disposizione” e una “diffusa difficoltà a integrare le innovazioni nel profondo dei processi produttivi”.
Un quadro solo apparentemente contraddittorio, che l’Osservatorio addebita ad una congiuntura economica non favorevole (freno agli investimenti IT delle imprese), ma anche alla quasi saturazione di alcuni settori dell’ICT (vedi accessi ad Internet).
Ma è la prima motivazione ad incidere maggiormente, perché a fronte di consistenti investimenti in soluzioni e servizi di comunicazione e in tecnologie Internet le imprese mantengono un atteggiamento più guardingo nella spesa per l’Information Technology e “nell’utilizzo esaustivo di queste applicazioni Internet (nei settori dell’e-Commerce, dell’e-Learning e dell’e-Procurement)”.
Morale della favola, crescono i media televisivi e Internet a banda larga, ma non la velocità con cui cittadini e aziende si preoccupano di adottare “applicazioni innovative di processo, capaci di modificare nella sostanza la domanda di nuove tecnologie” a supporto e propulsione della competitività.
Come sciogliere questo nodo allo sviluppo? Con l’integrazione delle “aree di forza e dei poli di eccellenza che caratterizzano il nostro paese”, secondo l’Osservatorio, che inoltre sottolinea l’importanza della cooperazione pro-innovazione tra piccole imprese, università e enti di ricerca e della creazione di contenuti digitali innovativi, che valorizzino la già buona architettura infrastrutturale allestita.
Fonte:
Praxa.it
Giorgio Izzillo
2/8/2005