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Lavori pubblici, il Sud fa il pieno

INFRASTRUTTURE Nel 2004 crescita boom delle gare nel Mezzogiorno (+47,1%): il valore ha raggiunto i 18,2 miliardi

Impennata dei bandi delle concessionarie autostradali (+281%) Crollano invece le opere commissionate dagli enti locali

ROMA • Crescita-boom del Mezzogiorno (+47,1%) con un valore totale delle opere in gara (18,2 miliardi di euro) quasi pari alla somma di Nord e Centro (18,5 miliardi). Nuova impennata (37,8%) delle grandi opere di importo superiore a 51 milioni. Crollo delle opere appaltate dalle Regioni (-50,2%) e frenata di Province (-11,3%) e Comuni (-10,3%), anche per effetto delle restrizioni di cassa. Crescita senza precedenti dei bandi di gara delle concessionarie autostradali (+281,4%) mentre rallenta Anas (-29,6%), ma con un importo totale di 4.447 milioni che resta il più alto fra i grandi enti pubblici, superiore anche alle Fs (3.434 milioni, con una crescita dell’8%).

È la radiografia del mercato degli appalti di lavori pubblici nel 2004, scattata dall’Osservatorio Cresme-Il Sole 24 Ore. Mercato che vale 37.761 milioni e segna una leggera crescita nei dodici mesi (+5,4%) e una frenata brusca a dicembre (-29,4% su dicembre 2003). Una fotografia che conferma le trasformazioni assai rilevanti che il mercato ha registrato nell’ultimo biennio, con le grandi opere sopra i 51 milioni che costituiscono ormai — con i loro 17,2 milioni di euro andati in gara — il 45,7% del mercato complessivo.

Il fenomeno temuto dall’Ance, di un drenaggio di risorse del mercato ordinario da parte delle opere della legge obiettivo, è ormai verificabile, dati alla mano, senza possibilità di errore: le opere di poco sotto alla fascia top (importo compreso fra 15,5 e 51 milioni di euro) totalizzano solo 3,8 milioni, con un calo del 26,4% rispetto al 2003. Della stessa dimensione complessiva (3,7 milioni) il mercato della terza fascia (da 5,1 a 15,5 milioni) che pure subisce una flessione del 2,6 per cento.
Crescono, quindi, solo i maxitagli. Un dato preoccupante alla luce di tre considerazioni: 1) il mercato ordinario delle piccole e medie opere sta entrando in una crisi strutturale, causata dal dominio dei maxilotti, ma anche dalla flessione dei bandi di gara degli enti locali, destinata ad aggravarsi dopo i vincoli imposti dalla Finanziaria 2005; 2) l’assenza di nuove risorse per la legge obiettivo (si veda l’articolo in basso) può produrre un blocco dell’intero mercato dei lavori pubblici che negli ultimi otto anni ha continuato a essere un polmone della crescita del Pil e dell’occupazione (+9,9% l’ultimo dato Istat per il settore delle costruzioni); 3) molti dei bandi delle grandi opere producono non spesa effettiva a breve, ma soltanto annuncio di spesa e di cantieri, in attesa che il general contractor vincitore della gara realizzi poi le progettazioni definitiva ed esecutiva prima di aprire i cantieri.

Va detto, d’altra parte, che nel 1005 e 2006, pur in presenza del rischio di una drastica riduzione delle gare lanciate dalle amministrazioni, a scongiurare l’arresto del mercato dovrebbero arrivare in cantiere le opere della legge obiettivo già finanziate e appaltate (o in corso di appalto).
Un’altra chiave di lettura, forse ancor più interessante, delle trasformazioni in atto nel mercato dei lavori pubblici è data dall’analisi delle procedure di gara o di appalto per le opere sopra la soglia europea (5,16 milioni). Il «nuovo mercato», che nel 2003 rappresentava esattamente il 50% del mercato totale (10.614 milioni contro i 10.705 del “mercato tradizionale”), nel 2004 ha compiuto un sorpasso ad alta velocità, totalizzando 15.150 milioni contro i 9.644 del mercato tradizionale: quindi il 61,1 per cento. Lo spostamento è evidente.

La distinzione tra mercato “nuovo” e tradizionale — lanciata lo scorso anno dal settimanale «Edilizia e Territorio» e dall’Osservatorio Cresme-Sole 24 Ore — lascia perplesso qualche sostenitore del rigore giuridico, ma è tuttavia di grande efficacia per rappresentare il cambiamento del mercato.
Nel “tradizionale” è incluso l’appalto di soli lavori pubblici previsto dalla legge Merloni che fino a tre anni fa era praticamente il 100% del mercato; nel “nuovo” sono ricomprese quattro forme di appalto che comprendono insieme progettazione ed esecuzione dei lavori: le concessioni di costruzione e gestione; il project financing nella versione del “promotore” prevista dall’articolo 37-quater della legge Merloni; l’appalto integrato di progettazione e lavori; il general contractor responsabile delle varie fasi dell’opera, voluto da Lunardi per la “legge obiettivo”.

A guardar bene dentro questo «nuovo mercato» si rileva, tuttavia, che appalto integrato (+36,1%) e general contractor (+182,5%) sono in forte crescita, mentre le due modalità di project financing segnano il passo: il promotore con una flessione del 24,7% e la concessione con una caduta del 69,9 per cento.

Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA ITALIANA data: 2005-01-07 – pag: 13
autore: GIORGIO SANTILLI