La ripresa c’è, ma Bankitalia preme per le riforme strutturali
La ripresa dell’economia italiana si consolida e, nonostante il rallentamento atteso nel 2007, offre l’opportunità per il risanamento della finanza pubblica ma “il cuore del problema strutturale è la produttività che non cresce”. E’ quanto affermato dalla Banca d’Italia nel Bollettino Economico semestrale, indicando come le prospettive di sviluppo, al di là del breve termine, dipenderanno da politiche economiche che sappiano creare il contesto più favorevole a un aumento sostenuto e duraturo della produttività.
Tra le riforme strutturali, la Banca d’Italia è tornata ad indicare quella delle pensioni, segnalando in particolare la necessità di aumentare l’età effettiva di pensionamento per conciliare l’erogazione di pensioni di importo adeguato con la sostenibilità finanziaria del sistema contributivo. L’Istituto guidato da Mario Draghi ha inoltre mostrato preoccupazioni circa il mercato del lavoro in Italia.
La crescita dell’occupazione unita a una flessione della produttività del lavoro ha portato nel primo semestre a una crescita del costo del lavoro per unità di prodotto (clup) significativamente superiore a quella registrata nell’area dell’euro. Nel comparto industriale, dall’inizio del 2000 il clup è crescita dei salari ma non della produttività. Quest’ultima, infatti, nello stesso arco di tempo, in Italia è diminuita del 4% mentre in Francia e Germania è salita, rispettivamente, del 23,7% e del 22,3%.
E l’unico aspetto positivo, la crescita dell’occupazione, si deve in parte all’emersione del lavoro irregolare e in parte allo sviluppo del lavoro temporaneo fenomeno che ormai rappresenta il 13% dello stock degli occupati dipendenti. Ma, come detto prima, il problema è la produzione industriale in rallentamento. Dopo la buona crescita del primo semestre dell’anno, quando l’incremento è stato di circa un punto percentuale, “nei mesi più recenti sono emersi segnali di un lieve rallentamento”.
Dopo il calo registrato a settembre, secondo le stime preliminari di Via Nazionale l’indice della produzione industriale dovrebbe mantenere “un profilo sostanzialmente piatto nel bimestre ottobre-novembre”. Meglio dovrebbero fare le imprese produttrici di beni di investimento “grazie anche alla più vivace domanda di provenienza estera”. Al contrario, i settori più dipendenti dalla domanda nazionale “continuerebbero a risentire della modesta evoluzione dei consumi delle famiglie italiane”.
Ma il prodotto interno lordo, stagnante nel 2005, dovrebbe crescere a un tasso dell’1,7-1,8% nella media del 2006. E la fase di ripresa ciclica dell’attività economica, pur moderandosi nel 2007, offre un’opportunità per il risanamento della finanza pubblica. Nell’anno in corso, ha poi spiegato Bankitalia, la dinamica del Pil ha tratto beneficio dal recupero delle esportazioni sui mercati internazionali e dall’accelerazione degli investimenti. I prezzi al consumo dovrebbero poi rallentare la loro marcia nei prossimi mesi e, nel 2007, l’inflazione dovrebbe essere pari o inferiore al 2%, al di sotto della media dell’area dell’euro, pari al 2,2%.
Per il 2007 tutte le principali istituzioni finanziarie internazionali si attendono quindi un rallentamento della congiuntura. Secondo la Commissione europea il Pil italiano crescerà il prossimo anno dell’1,4% e sulla stessa linea si collocano anche le stime dell’Fmi e di altri analisti privati. La causa principale della frenata del Pil è da individuare, come sottolineato anche a Bruxelles, nella dinamica della domanda interna e, in particolare, dei consumi, anche alla luce dell’impulso “moderatamente restrittivo” che la manovra di bilancio per il prossimo anno avrà sull’attività economica.
In questa ottica, sarà “cruciale l’orientamento delle aspettative dei consumatori, alla luce dell’evoluzione del quadro internazionale e delle politiche economiche che verranno messe in atto”, hanno aggiunto gli esperti di Via Nazionale. Ma nel frattempo la Banca d’Italia promuove la Finanziaria 2007 dato che il contenimento del deficit pubblico sotto il 3% in una fase positiva di crescita economica “è un buon risultato”.
Ignazio Visco, direttore centrale di Bankitalia per la ricerca economica, ha ricordato come la manovra comporti una correzione rispetto al tendenziale dell’1,5% del Pil che viene fatto con aumenti netti delle entrate pari all’1,2% del Pil. Nel giudizio c’e’ stata anche la cautela, indicata nel Bollettino con “l’incertezza” per alcuni interventi, in particolare per le misure di contenimento della spesa e per quelle di “contrasto dell’elusione e dell’evasione fiscale”. Via Nazionale ha avvertito anche che il taglio del cuneo fiscale potrà nel breve rafforzare la competitività del sistema produttivo, tuttavia “gli effetti sulla competitività sono una tantum e vengono riassorbiti nel tempo se i costi unitari seguitano a crescere in Italia più che altrove”.
Il prossimo anno sarà poi necessario un attento monitoraggio delle erogazioni. E per rendere durevole il consolidamento dei conti pubblici e ridurre la pressione fiscale, saranno essenziali il contenimento della spesa primaria corrente attraverso riforme strutturali dei principali comparti e un sistematico ripensamento delle dimensioni ottimali di tutte le voci del bilancio pubblico. Così l’aumento dell’avanzo primario programmato per i prossimi anni, senza ulteriori aumenti di entrate, richiede una dinamica delle erogazioni correnti inferiore a quella programmata per il 2007, tale da stabilizzare la spesa in termini reali.
Fonte:
Milano Finanza