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La classe media traina la rinascita brasiliana

Nel 2008 l’America Latina, con il Brasile in testa, continua ad offrire un panorama attraente per gli investimenti e a maggior ragione, negli ultimi mesi dopo che S&P ha alzato il rating sul paese portandolo a Investment Grade.

Lo spiega Will Landers, gestore di BlackRock per il Sud America, aggiungendo che il tema della crescita interna sta diventando sempre più evidente nel continente e, in questa fase, si comincia a vedere la decisa riemersione della classe media latino americana, specialmente in Brasile e in Messico.

Il Brasile sta facendo grandi sforzi anche dal punto di vista macroeconomico, precisa ancora Landers, e il coronamento a questi sforzi è arrivato proprio con la recente promozione da parte di Standard & Poor’s che ha elevato il Paese al grado di investimento facendolo entrare anche ufficialmente tra i pagatori affidabili. Ciò significa, per esempio, che ora anche i fondi pensione più conservatori e prudenti potranno investire qui. La promozione del debito estero brasiliano è arrivata come un fulmine a ciel sereno per molti investitori soprattutto per quanto riguarda i tempi rapidi; il passaggio infatti era per lo più atteso alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo.

Uno dei fattori chiave del cambiamento è stata la posizione del debito estero: in gennaio infatti il Brasile lo ha azzerato divenendo anzi creditore per la prima volta nella sua storia. Insomma il paese guidato dall’ex sindacalista Luis Inácio Lula da Silva sembra essere ora nel posto giusto al momento giusto. L’economia interna sta esplodendo con la crescita della classe media e oggi il paese è finalmente diventato membro dell’Investment Grade club. A ciò si aggiunge il fatto che si tratta di uno dei pochi territori al mondo che può significativamente far crescere le sue aree coltivate senza toccare foreste o altre aree protette e, infine, altro dato centrale, Petrobrás continua ad avere successo nelle ricerche di nuove aree petrolifere.

Petrobrás è il maggior gruppo brasiliano ed è controllato dal governo; il solo bilancio della società rappresenta circa il 19 per cento dell’indice Msci Latin American. La compagnia petrolifera, inoltre, soffre molto meno la tassazione delle omologhe russe ed è molto più orientata al rendimento della maggior parte delle altre società che operano in questo settore e che sono in mano pubblica.

Nel novembre scorso Petrobrás ha annunciato di aver potenzialmente trovato uno dei maggiori terreni petroliferi mai scoperti nella storia recente; il giacimento, chiamato Tupi, ha potenzialmente riserve per 5 o 6 miliardi di barili di petrolio. Le nuove scoperte, spiegano ancora gli esperti, porteranno grandi trasformazioni sia per la compagnia che per il paese; infatti se tutto questo petrolio sarà messo in produzione, il Brasile potrà trovarsi nell’invidiabile posizione di diventare uno dei primi dieci esportatori di greggio al mondo, con la produzione in crescita e la vita delle riserve che potrebbe reggere il confronto con quelle trovate in Russia in più di trent’anni.

Petrobrás però non ha il 100 per cento del controllo sulla maggior parte dei giacimenti rinvenuti ma ha invece una partecipazione (comunque quasi sempre di controllo) e ha in programma di lavorare con partner internazionali per sviluppare queste enormi nuove fonti.

Considerata l’economia di scala determinata dalla potenziale capacità di questi progetti, potrebbero svilupparsi, per la compagnia e per i suoi azionisti, tassi di ritorno molto attraenti, anche considerando investimenti in crescita nella fase iniziale.

Nell’insieme, spiega ancora l’esperto di BlackRock, riteniamo che l’America Latina possa offrire agli investitori opportunità attraenti perchè continua a beneficiare della forza del ciclo delle materie prime, e inoltre, è sempre più evidente una storia di crescita domestica. Bisogna anche considerare che moltissimi titoli del comparto petrolifero in Brasile sono stati penalizzati dalla volatilità degli ultimi mesi, e noi riteniamo, conclude Landers, che siano pronti per assumere un andamento migliore di quello del mercato nel medio termine, una volta che i mercati si saranno stabilizzati e che l’attenzione sarà tornata principalmente sui fondamentali.

Fino ad oggi, nel paese sudamericano, sono stati sovrastimati alcuni settori tra cui vanno inclusi quelli relativi alle società che operano nel campo dell’edilizia e dei materiali di costruzione, il comparto dei beni di largo consumo, dei titoli farmaceutici e di quelli legati al mondo del software, mentre, al contrario, sono stati sottovalutati appunto i comparti petrolifero e delle materie prime.

Fonte:
La Repubblica
FRANCESCA PAOLA RAMPINELLI