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Istat: Disoccupazione ai minimi dal ’92

I L MERCATO DEL LAVORO Secondo l’Istat nel terzo trimestre il tasso è sceso al 7,4% e al Sud si è fermato al 13,6% •

Rallenta la crescita degli occupati (+0,4%) con 93mila nuovi posti in un anno. In aumento l’impiego a tempo pieno

ROMA • Il rallentamento della nostra economia non sembra aver pesato più di tanto sul miglioramento del mercato del lavoro, che continua ad inanellare una serie di risultati positivi. Risultati che hanno portato ad avere proprio nel terzo trimestre del 2004 il più basso tasso di disoccupazione dal 1992. Tra luglio e settembre infatti, secondo i dati diffusi dall’Istat, l’occupazione ha fatto registrare una crescita più contenuta che in passato ma pur sempre consistente di 93mila unità (la disoccupazione è calata di 137 mila unità).

Il buon andamento del mercato del lavoro è comunque confermato dal dato destagionalizzato, che si traduce in un’espansione occupazionale dello 0,1 per cento. I senza lavoro, in costante calo dallo scorso decennio, sono scesi a 1 milione e 800 mila unità, con un tasso che si riduce al 7,4%, il più basso mai registrato nel nostro paese. Il miglioramento, dunque, prosegue e non sembra essere stato intaccato dalla fase poco brillante dell’Azienda Italia.

La tendenza positiva è ribadita da un incremento dell’occupazione dello 0,4% su base annua, una variazione cui corrisponde la nuova, forte discesa della disoccupazione (-7,1%). Questo vuol dire che nel periodo compreso tra il 28 giugno-3 ottobre 2004 gli occupati in Italia erano 22 milioni 485 mila. I dati destagionalizzati sottolineano tuttavia che il trend positivo è meno sostenuto che nei trimestri precedenti: l’occupazione congiunturalmente (e cioè rispetto al secondo trimestre 2004) è salita dello 0,1% appena (17 mila unità), mentre la disoccupazione è cresciuta anche essa dello 0,1% (2 mila unità).

Nel complesso le forze di lavoro hanno perso terreno rispetto a un anno prima fermandosi a 24.286.000 unità (-0,2%) con 44mila persone in meno. Il calo è dovuto esclusivamente alla riduzione delle forze lavoro nel Mezzogiorno (-95.000, la disoccupazione al Sud si è fermata al 13,6%) mentre nel Nord (+38.000) e nel Centro (+13.000) l’aggregato risulta in aumento.

Secondo l’Istat al Sud nelle fasce dei più giovani e delle donne si è in molti casi rinunciato alla ricerca attiva di un impiego. «Il tasso di disoccupazione — commenta Luigi Bersani — responsabile economico della segreteria Ds — cala perché cala in modo impressionante il numero di chi cerca attivamente il lavoro. Questo, al netto dei possibili effetti dei nuovi criteri di rilevazione Istat, segnala un grave scoraggiamento delle fasce più deboli della popolazione».

Quanto ai settori il risultato moderatamente favorevole dell’occupazione è da attribuire soprattutto alla vivace dinamica delle costruzioni (1 milione e 883 addetti, +9,9%) e dell’agricoltura (1 milione e 81mila addetti, +2,1%). Più lenta la crescita dei servizi (14 milioni e 510 addetti, +0,2%), mentre è in lieve flessione l’industria in senso stretto (5 milioni e 11mila addetti, -2,6%).
Cresce il numero degli occupati a tempo pieno, che con un incremento di 188mila unità è salito dell’1 per cento.

Meno vivace che in passato l’occupazione dipendente a tempo parziale (1 milione 546 addetti, +9mila) e addirittura in calo quella a termine (2 milioni e 039 unità, 87mila). Anche tra gli indipendenti il lavoro a tempo parziale è in discesa (799mila, 31 mila).Nel terzo trimestre 2004 l’occupazione dipendente non ha sostenuto come in passato il rafforzamento del mercato del lavoro (15 mila addetti, +0,1%), mentre gli indipendenti beneficiano di un aumento di 79mila addetti (+1,3%).

A differenza che nei trimestri passati, invece, l’aumento dell’occupazione si è concentrato esclusivamente sulla componente maschile (+92 mila unità, +0,7%), lasciando completamente al palo quella femminile.
I dati Istat sul tasso di disoccupazione «sono assolutamente soddisfacenti — ha commentato il ministro del Welfare, Roberto Maroni — e dimostrano che l’entrata in vigore della Legge Biagi sta dando efficacemente i suoi frutti». Diverso l’orientamento dei sindacati. Secondo Raffaele Bonanni della Cisl «i numeri confermano che il divario occupazionale tra Nord e Sud continua a crescere anziché diminuire».

Mentre per il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni: «In Italia l’occupazione non cresce, ma cala rispetto allo stesso periodo dello scorso anno in relazione all’incidenza sulla popolazione. E questo accade per la prima volta dal 1999».

Il Sole 24Ore
21/12/2004