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I superbanchieri ci credono: la ripresa è forte

Trichet, presidente della Bce, al G10 di Basilea: «Accelerazione nel terzo trimestre, dopo qualche rallentamento»

FRANCOFORTE – «La ripresa mondiale è in corso» e la maggior parte degli indicatori suggerisce «un’accelerazione della crescita nel terzo trimestre». E’ questo il messaggio, ottimistico, lanciato ieri a Basilea da Jean-Claude Trichet, presidente di turno dei banchieri centrali del G10 e capo della Banca centrale europea.

Secondo i banchieri anche l’inflazione a livello globale sarebbe «sotto controllo», nonostante i prezzi del petrolio costringano a una «vigilanza» particolare sulla dinamica del carovita. Di qui anche il messaggio ai produttori di greggio di ridurre i prezzi. «L’opinione generale dei governatori», ha detto il banchiere centrale francese nel corso della conferenza tenuta a Basilea, «è di una conferma della ripresa mondiale».

Dopo qualche rallentamento della crescita registrato nel secondo trimestre, l’economia ha ripreso vigore, e «all’inizio del terzo trimestre la maggior parte degli indicatori di recente pubblicazione suggerisce che c’è stato un rafforzamento».

Ma per Trichet sono anche «migliorate le prospettive per le economie dei Paesi emergenti, che continuano a evidenziare una ripresa forte». Da mesi i banchieri centrali, e Trichet stesso, sostengono da Francoforte questa visione più rosea della ripresa, «graduale» anche in Eurolandia, sostenuta ieri dai dati della produzione francese di luglio, cresciuta dello 0,3%, e da quelli emersi dalla Germania, che fanno pensare a una crescita più robusta, pari al 2%, per quest’anno.

Per ora, secondo il capo della Bce, il caro-petrolio non ha ancora scalfito la ripresa, e anche le aspettative di inflazione continuano a rimanere «sotto controllo».

L’attuale prezzo del petrolio resta però più elevato di quanto sarebbe necessario per «ottimizzare il funzionamento dell’economia mondiale». E per questa ragione Trichet, per la prima volta, ha usato tutta la sua autorità di presidente dei dieci governatori appellandosi alla responsabilità di «tutti i partner per ridurre i prezzi petroliferi, a un livello più in linea con i fondamentali e con i mercati», diminuendo così le incertezze.

Per ora le ripercussioni dell’attuale rialzo dei prezzi petroliferi hanno un’influenza molto meno negativa sull’andamento congiunturale rispetto al passato, perché «lo choc attuale non è sul fronte della domanda, ma su quello dell’offerta», e la dipendenza del pil dal petrolio è diminuita di circa il 50% negli ultimi anni. Ciò nonostante, per i banchieri centrali, «la vigilanza rimane essenziale», per difendere il potere d’acquisto, e mantenere la «fiducia nella stabilità dei prezzi».

Più deciso, invece, il tono del capo-economista della Bce, Otmar Issing, che proprio ieri ha detto di considerare «con preoccupazione» l’attuale livello dei prezzi, che tuttavia non dovrebbe diventare permanente. Un commento, secondo alcuni osservatori, indirizzato a preparare il terreno a un futuro aumento dei tassi, finora non previsto prima del dicembre prossimo.

Trichet infine, sulle fusioni bancarie in Europa, tema «caldo» all’ultimo Ecofin di Scheveningen, ha sostenuto che «quei banchieri centrali che, tra noi, hanno legami stretti con le attività di sorveglianza bancaria sicuramente non vedrebbero ostacolate le proprie responsabilità dal fatto che ci sono fusioni transfrontaliere» nel settore. E ieri il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, in risposta a indiscrezioni relative alla possibile vendita delle riserve auree, ha precisato di non aver «mai parlato di questo argomento; né – ha aggiunto – su di esso esistono piani di alcun genere».

Corriere della Sera
Marika de Feo
14/9/2004