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Expo 2008, Saragozza batte Trieste

La delusione di Fini a Parigi. Il sottosegretario Antonione: decisione politica

PARIGI – Sarà Saragozza ad organizzare l’Expo 2008. La candidatura della città spagnola è prevalsa ieri sera a Parigi dopo un emozionante testa a testa con l’italiana Trieste. Minoritaria la candidatura della greca Salonicco.

A Saragozza sono andati 57 voti, a Trieste 37, un astenuto. Il verdetto è un po’ beffardo e molto amaro per Trieste che non vede premiato lo sforzo organizzativo e la regia diplomatica per conquistare la maggioranza dei 97 Paesi rappresentati al Bureau International des Expositions .

E’ anche una sconfitta per l’Italia e per il nostro governo che hanno sostenuto la candidatura sul piano economico, con generose sponsorizzazioni e a livello d’immagine e che, negli ultimi giorni, avevano sentito la vittoria a portata di mano. Tanto che il vicepresidente del Consiglio e neo ministro degli Esteri Gianfranco Fini era arrivato in mattinata a Parigi con l’ovvia aspettativa di celebrare l’evento. Ed è forse la sconfitta di un’idea che il capoluogo giuliano avrebbe rappresentato anche fisicamente, in sintonia con il messaggio di un’esposizione universale.

Erano infatti la storia particolare della città, il suo essere crocevia geografico fra Oriente ed Occidente, la sua funzione di cerniera fra l’Europa realizzata e l’Europa che si allarga all’Est e ai Balcani, a lasciare immaginare le ambizioni del progetto.
«La mobilità della conoscenza», il titolo scelto per l’Esposizione universale, significava collegare alle esperienze e ai contributi internazionali un patrimonio scientifico e culturale della città non sempre conosciuto e qualche volta in ombra rispetto all’immagine più tradizionale del capoluogo giuliano, quella di città di frontiera e di nostalgie asburgiche, con il record di anziani e un porto in declino.

La realtà è profondamente diversa. Dagli anni Sessanta, Trieste ha attirato scienziati da tutto il mondo, ha trasformato gli handicap della collocazione geografica in formidabili carte di rinascita, ha messo la sua storia al servizio del dialogo fra i popoli e fra i Paesi in via di sviluppo, ha raccolto la eco delle tragedie che si svolgevano a pochi chilometri di distanza per rinnovare un messaggio di tolleranza e di pace. Ma non è bastato per l’Expo.

Musi lunghi dunque a Parigi e soprattutto a Trieste, dove un’intera città aspettava il verdetto sui teleschermi collegati in piazza Unità d’Italia. Musi lunghi nella nostra delegazione diplomatica e governativa, scuro in volto e silenzioso il presidente della Regione, Riccardo Illy. «Trieste – aveva detto Fini prima delle votazioni – è nel cuore dell’Europa, è la più italiana fra le nostre città, punto d’incontro di diverse esperienze culturali, religiose, economiche».

Dal gossip sull’interpretazione della sconfitta, affiorano diversi elementi, ovviamente da verificare. Il primo sarebbe stato il tentativo un po’ maldestro di ingraziarsi il voto dei greci, dati per quasi sicuri perdenti, avendo la Grecia già organizzato quest’anno le olimpiadi di Atene. Il secondo, nel gioco delle lobbies a sostegno delle candidature, riguarda la fattibilità del progetto triestino in rapporto alle infrastrutture regionali e ai collegamenti internazionali ritenuti evidentemente inferiori a quelle di Saragozza. Il terzo – ed è forse il più vicino alla realtà – investe il peso specifico della Spagna rispetto all’Italia nelle relazioni europee e internazionali, tanto più che la svolta politica a Madrid, con la vittoria di Zapatero, ha creato le premesse per rapporti più intensi con l’asse franco-tedesco e con i Paesi in via di sviluppo, spesso protagonisti in questo genere di kermesse.

Nei giorni scorsi erano piovute smentite su un presunto sostegno a Saragozza da parte del presidente francese Jacques Chirac durante una visita ufficiale in Spagna, ma è difficile non credere a qualche spintarella francese. «Sono state decisioni politiche, non sul progetto», ha detto il sottosegretario agli Esteri Roberto Antonione. Più cauto il ministro dell’Innovazione Lucio Stanca: «Mi rifiuto di pensare ad una sconfitta politica, ma evidentemente i rapporti non sono andati nel verso giusto. I voti dei greci non si sono aggiunti al ballottaggio».

Circola anche una malignità: Saragozza 2008 sarà dedicata all’acqua e allo sviluppo sostenibile, l’Italia, proprio in questi giorni, ha messo in discussione i protocolli di Kyoto. E anche questo, forse, è un messaggio nello spirito dell’esposizione universale.

Corriere della Sera
17/12/2004