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E l’Eni rilancia con il supergasdotto Libia-Italia

L’ente petrolifero ha investito 3,7 miliardi di euro. I lavori sono durati cinque anni. Mincato: una pietra miliare per il rifornimento energetico

TRIPOLI – La tabella di marcia è stata rispettata in pieno. Da ieri è operativo il gasdotto Green Stream, che porterà 8 miliardi di metri cubi di gas dalla Libia in Italia: «Una pietra miliare nella storia dell’industria petrolifera, uno dei più grandi, uno dei più complessi del mondo», ha commentato con orgoglio Vittorio Mincato, amministratore delegato dell’Eni, che ha realizzato l’opera in joint venture con la società statale libica Noc.

Sono stati necessari cinque anni di lavoro, oltre 20 mila addetti di otto Paesi e 7 miliardi di investimenti, di cui 3,7 in quota Eni, per realizzare il Western Lybia Gas Project, il maxiprogetto che, attraverso un gasdotto di 570 chilometri posato a 1.127 metri di profondità nelle acque del Mediterraneo, già entro la fine di quest’anno sarà in grado di «trasportare» 4 miliardi di metri cubi di gas.

Il gas dei giacimenti di Wafa, nel deserto, e di Bahr Essalam, in mare, arriva con una pipeline a Mellitah, sulla costa libica dove è stato realizzato l’impianto di trattamento. Parte del gas viene compressa e inviata in Sicilia attraverso Green Stream, parte è destinata al mercato locale. Al progetto ha partecipato anche il Gruppo Bonatti in associazione d’impresa con il Nuovo Pignone di Firenze.

Le riserve recuperabili in quota Eni sono pari a 950 milioni di barili di olio equivalente. A regime, entro la fine del 2005, saranno prodotti 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno, 2 miliardi per il mercato locale e 8 miliardi per l’esportazione, con Green Stream. Sarà Eni North Africa a commercializzare il gas in arrivo. I contratti di vendita per la cessione dell’intero quantitativo sono già stati stipulati con Edison, Endesa ed Energia del Gruppo Cir.

«Per l’Italia è il primo grande progetto del genere che diventa operativo dall’avvio della liberalizzazione del mercato del gas», ha sottolineato Mincato. Ma è anche la prima iniziativa a quindici giorni dalla fine dell’embargo decisa dalla Ue e – forse non troppo casualmente – 34 anni dopo la proclamazione della «Festa nazionale della vendetta» voluta da Muammar Gheddafi e culminata con l’espulsione dalla Libia degli italiani e la confisca dei loro beni.

Si apre dunque una nuova pagina nei rapporti politico-economici tra i due Paesi. Non a caso all’inaugurazione di Green Stream ha partecipato ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ora si può «guardare soltanto al futuro di pace, collaborazione e benessere, che ci deve essere tra i nostri due popoli», ha detto il premier.

Con la fine dell’embargo, sulla Libia si stanno concentrando le attenzioni dei grandi gruppi internazionali. A cominciare dalle compagnie petrolifere: in vista dell’apertura delle gare per l’assegnazione di 14 nuove concessioni per l’estrazione, 153 compagnie hanno già presentato manifestazioni di interesse. A gennaio si conosceranno i risultati. L’Eni, presente in Libia dal novembre del 1959, parte avvantaggiata, già oggi è uno dei principali operatori con circa il 15% della produzione annua di petrolio del Paese.

Il gruppo ha avuto successo sperimentando, come ha ricordato Mincato, «una formula contrattuale estremamente innovativa, secondo la quale il Paese produttore viene associato alle operazioni petrolifere». Ora l’Eni valuterà «nuovi progetti di collaborazione» con un paese che ha 36 miliardi di barili di riserve accertate di greggio e oltre 1.100 miliardi di metri cubi di riserve di gas.

Corriere della Sera
8/10/2004
Gabriele Dossena