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Consumi sempre deboli, investimenti in frenata

I risultati in dettaglio dei conti economici del terzo trimestre 2004 , anticipati in aggregato nella stima preliminare del Pil di novembre, hanno confermato, innanzitutto, la fase di ristagno dei consumi delle famiglie e una nuova debolezza degli investimenti fissi, dopo la pesante battuta d’arresto dell’anno precedente.

La dinamica annua dei consumi è apparsa in significativa decelerazione rispetto al ritmo abbastanza spedito che aveva caratterizzato il primo trimestre 2004, riportando così l’aumento tendenziale dei consumi privati ad appena lo 0,7% nei confronti dello stesso periodo di un anno prima. L’andamento dell’altra fondamentale componente della domanda interna – gli investimenti fissi lordi – ha nuovamente interrotto il trend positivo dopo ben quattro trimestri di cali consecutivi nel 2003, pur confermando il ciclo di recupero nei valori tendenziali. Gli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto hanno, in particolare, mostrato una tendenza al declino, dopo la sensibile decelerazione registrata nella seconda metà dello scorso anno; le costruzioni, invece, consolidano il positivo andamento dei precedenti trimestri. Senza mettere in evidenza una decisa svolta rispetto alla seconda metà del 2003, la dinamica degli investimenti nel loro complesso ha, tuttavia, recuperato un profilo di modesta crescita nei primi tre quarti del 2004.

La ripresa non è prevista, quindi, prendere consistenza prima del 2005 inoltrato, e sarà caratterizzata da una dinamica ancora debole, almeno nella parte iniziale dell’anno. La spesa dei consumatori continua, del resto, ad andare molto a rilento, se si considera la sola componente interna, frenata dalla bassa crescita del reddito reale disponibile, a causa sia dell’inflazione (soprattutto quella percepita) che stenta a rientrare, sia della diffusa incertezza sulle prospettive del mercato del lavoro, insieme al timore di una caduta dei redditi. Gli investimenti, per contro, hanno risentito negativamente del contraccolpo legato alla fine delle agevolazioni fiscali della legge Tremonti bis, insieme al peggioramento, nel corso del 2003, delle aspettative delle imprese su domanda e produzione. Per il 2004-2005 la periodica indagine effettuata dalla Banca d’Italia sui programmi di investimento delle imprese segnala una moderata ripresa della domanda di beni strumentali nell’industria e nel terziario, grazie all’apporto delle aziende di maggiori dimensioni, mentre quelle minori risulterebbero in sostanziale ristagno.

L’evoluzione dell’economia italiana nella seconda metà del 2004 dovrebbe confermarsi in linea con quella del primo semestre, anche se il contributo alla crescita da parte della domanda interna sta segnando il passo e viene, per contro, compensato da una dinamica più vivace delle esportazioni nette, il cui apporto torna così a essere significativamente positivo. Gli investimenti, in particolare, dovrebbero aumentare di circa il 2,5% nella media dell’anno, dopo aver rallentato il passo rispetto al sensibile rimbalzo dei primi due trimestri. La crescita è più marcata per le costruzioni, mentre si registra un’evoluzione altalenante per macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto. I consumi delle famiglie, a loro volta, potrebbero incominciare a mostrare un parziale miglioramento, dopo la battuta d’arresto dei mesi primaverili. Il positivo andamento dei redditi da lavoro, insieme al graduale recupero della fiducia dei consumatori, dovrebbe sostenere la spesa delle famiglie, stimata in crescita di poco più dell’1% nella media del 2004.

Gli investimenti in beni strumentali hanno ridato un po’ di fiato alla dinamica del Pil nel finale del 2002, ma solo grazie agli incentivi in scadenza, che non hanno rimosso, però, il quadro generale di incertezza e le incognite sulle prospettive per gran parte dello scorso anno. Il passo più lento dei consumi privati ha confermato, poi, l’evoluzione con il freno tirato della domanda interna nella seconda metà del 2003, in cui non sembra ancora avviato a conclusione, in contrasto con le attese, il ciclo sfavorevole degli investimenti (sono sempre negative le variazioni congiunturali nel periodo), già principale sostegno della crescita del Pil nel passato ciclo di ripresa del 1999-2000. I consumi hanno per contro segnato il passo, nella media dei quattro trimestri, confermando i ritmi decisamente modesti, se non trascurabili, registrati nel biennio precedente, e continuano a risentire dell’incertezza che ha caratterizzato il clima di fiducia delle famiglie – l’indice Isae è risultato molto depresso – e dell’erosione del potere d’acquisto del reddito disponibile, effetto della risalita dell’inflazione ancora sull’onda del changeover dell’euro.

La fiducia dei consumatori a sua volta, dopo una buona tenuta nella prima parte del 2002, ha via via perso quota portandosi ai minimi dell’ultimo decennio. Nella media dello scorso anno la spesa delle famiglie è, dunque, risultata in recupero, pur continuando a procedere a rilento – la crescita è stata pari all’1,3%, a fronte dello 0,3% di quella del Pil – conseguenza soprattutto dell’elevata inflazione percepita dai consumatori, ben superiore a quella effettiva (misurata dall’Istat) e all’origine del calo della propensione agli acquisti, che ha frenato la domanda interna. Sulla persistente debolezza della fiducia delle famiglie, oltre agli allarmi sull’inflazione, hanno senza dubbio influito gli effetti negativi dovuti all’introduzione dell’euro, così come le indicazioni sui fenomeni di impoverimento di gruppi e categorie sociali.

La dinamica dei consumi privati in Italia è risultata, negli ultimi anni, ancora più debole che negli altri paesi di Eurolandia (esclusa la Germania). La capacità di spesa delle famiglie è, infatti, frenata dalla bassa crescita del reddito disponibile, dalla perdurante incertezza sulle prospettive dell’economia in generale e dai timori per il futuro. La flessione della domanda riguarda in particolare, tra i principali capitoli di spesa, i beni durevoli (autoveicoli), mentre il maggiore sostegno ai consumi delle famiglie viene dalla componente dei servizi. La modesta evoluzione dei consumi, soprattutto di beni non durevoli, è messa in evidenza dai dati sulle vendite al dettaglio, che nel loro complesso continuano a ristagnare, nonostante la discreta vivacità della grande distribuzione. La battuta d’arresto degli investimenti ha risentito, invece, delle aspettative meno favorevoli delle imprese e della diffusa incertezza sul quadro della congiuntura internazionale e interna, a cominciare dai tempi di arrivo della ripresa.

Nel 2003 la domanda interna è cresciuta di circa mezzo punto percentuale in più dell’attività economica complessiva, mentre si è registrato il contributo sfavorevole, così come nell’anno precedente, dell’interscambio con l’estero, dopo i valori positivi del biennio 2000-2001 e quelli negativi che avevano peraltro già contrassegnato il periodo 1997-99. L’apporto della domanda interna finale all’aumento del Pil è stato infatti, nella media dell’anno, pari a circa 0,7 punti percentuali, in linea con gli 0,8 punti del 2002, mentre è risultato più che dimezzato rispetto al 2001. La dinamica dei consumi privati, in particolare, si è confermata piuttosto debole, mentre gli investimenti fissi lordi hanno mostrato un’evoluzione negativa in termini congiunturali in tutti e quattro i trimestri. Nella media dello scorso anno i consumi delle famiglie hanno fatto segnare un modesto recupero nei confronti dei magri risultati del 2001 e 2002, mettendo a segno una crescita superiore di un punto percentuale a quella del Pil. Tra gli investimenti hanno rallentato il passo le costruzioni; sono crollati, invece, i mezzi di trasporto, i macchinari e le attrezzature, mentre sono rimasti stazionari i beni immateriali.

Il Sole 24 Ore