Con le pmi si crea valore
Serve una nuova politica industriale. Ma anche un piano per le infrastrutture, maggiore sostegno alle fusioni e meno burocrazia
di Livia Pandolfi
Le pmi italiane non vanno lasciate sole. Perché possono ancora rappresentare un grande potenziale di creazione di valore, com’è stato dal dopoguerra a oggi.
Questo l’appello dei piccoli imprenditori italiani al governo per ridare slancio e competitività all’economia italiana. Un’economia, sostengono le pmi, che stenta a far fronte nel debole contesto europeo alla ripresa del pil mondiale trascinato soprattutto dall’Estremo oriente e dagli Stati Uniti.
Anche nel 2005, infatti, le previsioni di crescita verranno riviste al ribasso, deludendo le speranze di chi si aspettava una svolta positiva di un ciclo economico da tempo in sostanziale recessione. Uno stallo dovuto a cause congiunturali, come la debolezza del dollaro, ma anche strutturali, legate all’assenza italiana dai settori strategici innovativi. Dalle biotecnologie, sino all’informatica e alle telecomunicazioni. La crisi della grande impresa, inoltre, sottrae all’economia nazionale la spinta all’innovazione, indebolita peraltro da una bassissima spesa per la ricerca, sia pubblica sia privata. Il mondo imprenditoriale, dunque, chiede una svolta. E propone di puntare ancora sulle pmi. Un motore che negli ultimi anni, da solo, ha rappresentato la condizione di tenuta del modello economico italiano. Queste, sottolineano i piccoli imprenditori, hanno distribuito reddito, creato occupazione, supplito alle carenze della grande impresa e dello stato. Ma proprio le pmi, insieme con l’artigianato, che da solo rappresenta 1,5 milioni di aziende, 3 milioni di occupati, il 20% dell’export nazionale, risultano essere più colpite dalla congiuntura sfavorevole.
I piccoli imprenditori lanciano l’allarme: è calato il fatturato, sono in difficoltà molti distretti industriali e, anche laddove il sistema tiene, cala il margine contributivo. Serve, dunque, una nuova politica industriale che riconosca le peculiarità italiane e che operi per un progetto di infrastrutturazione grado di tenere l’Italia ben legata all’Europa.
Occorre, dicono i piccoli imprenditori, che il governo sostenga le pmi nei processi di fusione e crescita strutturale, nell’internazionalizzazione, nel collegamento con la ricerca e l’innovazione, nella tutela del made in Italy e nel processo di alleggerimento degli adempimenti burocratici che incentivano la nascita dell’economia sommersa e del lavoro nero. È necessario, per questo, un sistema di tassazione equo e che sostenga lo sviluppo. Sia con l’abbassamento dell’Irap per le imprese che creano occupazione sia mantenendo in vita gli studi di settore come strumento di relazione positiva tra stato e contribuente, evitando che la loro cosiddetta manutenzione si trasformi in un inasprimento della pressione fiscale.
I piccoli imprenditori chiedono, in definitiva, di essere aiutati a continuare a creare valore. Un obiettivo che vogliono condividere con forza con tutto il sistema Italia.
Praxa-fonte:
Italia Oggi
17/11/2004