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Caro-benzina, per fortuna c’è l’euro

La scorsa settimana il petrolio ha raggiunto un nuovo, l’ennesimo, record storico, sfondando a New York la soglia dei 58 dollari al barile (57 dollari a Londra).

Il giorno dopo l’oro nero ha rallentato la corsa, però, la benzina è volata su nuovi record superando quota 1,25 euro al litro, cioè 2420 lire del vecchio conio. Già, la lira, spesso rimpianta da molti italiani, che incolpano l’euro di aver fatto lievitare i prezzi. Eppure, pochi sanno che proprio la moneta unica ha evitato che la benzina raggiungesse davvero prezzi da capogiro.

Uno studio condotto dagli artigiani di Mestre (Cgia), infatti, ha calcolato che se ci fosse stata la lira, il combustibile per auto sarebbe costato 3,547 lire, ben il 46% in più delle 2,418 lire, il corrispettivo valore di 1,249 euro attuali.

Ma se da un lato i poveri automobilisti italiani si fanno i conti in tasca per fare un pieno di benzina, ben altri conti si fanno le grosse aziende petrolifere. A Piazza Affari, mentre il mercato si preoccupa degli elevati livelli raggiunti dal greggio, Erg invece colleziona profitti da capogiro.

La società guidata dalla famiglia genovese Garrone che raffina, distribuisce e vende prodotti legati al petrolio, proprio la scorsa settimana ha raggiunto nuovi massimi storici: il titolo ha guadagnato solo nei primi 4 mesi dell’anno più del 35%, i profitti al 31 dicembre 2004 sono volati a +147%, tradotto in euro, 128 milioni di euro.

Per non parlare poi del colosso Eni, che ha registrato utili per 7,2 miliardi di euro, 20 mln al giorno. E se valichiamo i confini italiani, la situazione non cambia di molto. A Londra Shell ha fatturato poco più di 18 miliardi di dollari, Bp 16,2 mld, la francese Total ha guadagnato poco più di 9 miliardi di euro (11,2 mld di dollari), utili record lontani comunque dai 25,3 miliardi di dollari dell’americana ExxonMobil.

Ritornando invece all’euro, che ha comunque alleggerito la spesa di carburante, nelle menti di molti risparmiatori è balenato un dubbio: perché la benzina costa così tanto pur essendo la moneta unica più forte del dollaro (che è la valuta con cui si compra petrolio)?.

La risposta è semplice: il prezzo del petrolio è aumentato più che proporzionalmente alla crescita dell’euro.

In pratica, dall’aprile 2004 a oggi, la valuta europea è cresciuta poco più del 6%; l’oro nero invece segna un incremento che supera il 40%. Conseguenza, prezzi alle stelle. E poi bisogna considerare i movimenti speculativi.

A fronte di un reale fabbisogno petrolifero mondiale che oscilla sui 90 mln di barili al giorno, sul mercato Usa dei future le contrattazioni giornaliere di petrolio (il Wti) riguardano circa 300 milioni di barili, tre volte superiori al reale bisogno: questa è solo speculazione.

Più o meno la stessa cosa avviene ai distributori: rispondendo a pure leggi di mercato, il costo della benzina aumenta in concomitanza con le impennate del petrolio anche se il carburante immesso sul mercato è stato acquistato dalle aziende mesi fa, quando il prezzo del greggio non aveva raggiunto i 58 dollari.

ALAN FRIEDMAN
11/4/2005