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Battisti: Roma chiede estradizione a Brasile, esclude pena a vita

ROMA (Reuters) – Il governo italiano ha chiesto formalmente al Brasile nei giorni scorsi l’estradizione dell’ex militante della lotta armata Cesare Battisti, condannato in Italia all’ergastolo, spiegando però che l’uomo di fatto non sconterà il carcere a vita, pena che nel Paese sudamericano non esiste.

Lo hanno riferito oggi a Reuters una portavoce del ministero della Giustizia e una fonte vicina al ministro.

“Il ministero ha presentato la domanda di estradizione al Brasile”, ha detto la portavoce del Guardasigilli Clemente Mastella, confermando la richiesta di trasferire in Italia Battisti, 52 anni, arrestato nel marzo scorso a Copacabana dopo la fuga dalla Francia nel 2004.

Una fonte vicina al ministro ha detto a Reuters che nella richiesta di estradizione è contenuta anche una precisazione relativa alla condanna all’ergastolo subita da Battisti, come ha scritto oggi il “Corriere della Sera”. L’ordinamento brasiliano non prevede infatti la pena a vita, e i magistrati potrebbero opporsi alla la consegna di un condannato a un altro Paese in cui invece vige l’ergastolo.

“Quella richiesta è stata scritta in modo da ottenere che le autorità brasiliane non respingano la richiesta di estradizione – ha detto la fonte – spiegando che di fatto in Italia è impossibile che si sconti davvero l’ergastolo, con tutta la serie di norme che esistono”.

“Si assicura che il regime dell’ergastolo, secondo l’ordinamento italiano, non implica che coloro i quali sono condannati a tale pena devono restare detenuti in carcere per tutta la durata della loro vita”, è scritto nella lettera alle autorità brasiliane firmata dal ministro della Giustizia, pubblicata oggi dal “Corsera”, e il cui testo è stato confermato a Reuters dalla fonte.

“Come analiticamente spiegato nella nota che si allega, il sistema penitenziario italiano… prevede una serie di benefici applicabili alle persone condannate all’ergastolo: il sistema comprende permessi, semilibertà, liberazione condizionata, liberazione anticipata, possibilità di svolgere attività lavorative fuori dall’istituto di pena”.

CONDANNATO A QUATTRO OMICIDI

Battisti, evaso 26 anni fa da un carcere italiano, è stato condannato per quattro omicidi commessi negli anni 70 dall’organizzazione di cui faceva parte, i proletari armati per il Comunismo.

Dopo una prima, breve latitanza in Francia e poi un decennio passato in Messico, Battisti si era rifugiato a Parigi nel 1990. La domanda di estradizione presentata dall’Italia alle autorità francesi nel 1991 era stata rigettata per motivi “tecnici”. Dopo di che l’uomo era vissuto in relativa tranquillità, apparentemente protetto dalla cosiddetta “dottrina Mitterrand”, che ha consentito a molti ex della lotta armata di trovare asilo a condizione di tagliare i legami col passato. E in Francia Battisti, che lavorava come portiere in uno stabile, è divenuto famoso come scrittore di libri noir, in parte tradotti anche in Italia.

Nel 2004, Roma ha però presentato una seconda domanda di estradizione, questa volta accolta dalle autorità. Ad agosto dello stesso anno, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, Battisti si era dato dunque alla fuga.

L’uomo, che in Francia ha due figlie avute dalla moglie e una compagna, si è detto vittima di un complotto politico-giudiziario e ha ripetuto di non aver mai ucciso, né sparato a nessuno.

Nel suo ultimo libro, “Ma cavale” (La mia fuga), uscito nel 2006, racconta la sua militanza nei Pac e, in forma romanzata, la sua fuga dalla Francia.

In Brasile, Battisti è stato catturato grazie a un’azione congiunta della polizia francese e italiana, in collaborazione con le autorità locali, seguendo le tracce di una sostenitrice francese dell’uomo arrivata per consegnargli del denaro.

I suoi difensori hanno già annunciato che si batteranno contro l’estradizione in Italia, perché il loro cliente è stato condannato in contumacia.

Fonte:
Reuters