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Azienda Italia: conti ok

Il prezzo della benzina finalmente in discesa. Un’inflazione media del 2,2%. Un avanzo nel mese di dicembre di 19 miliardi di euro. La cura Siniscalco dà i suoi frutti. Che (forse) raccoglieremo nel 2005

Certo, a dicembre i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,2% a causa del rincaro di tabacchi, trasporti aerei e al fisiologico incremento della domanda sotto Natale. Ma nel complesso, scrive l’Istat, l’Azienda Italia comincia a rimettersi in carreggiata, con un’inflazione media nel corso del 2005 del 2,2% (il miglior risultato degli ultimi cinque anni) e un avanzo di 19 miliardi nel mese di dicembre che fa esultare Siniscalco e arricciare il naso all’ex ministro Vincenzo Visco («Trucchi contabili»). E ad allontanare le nubi dell’incertezza c’è anche una notizia che interessa direttamente gli automobilisti: in seguito al calo del prezzo del petrolio e al pressing del ministero delle
Certo, avvertono le cassandre nostrane (che spesso hanno ragione), attenzione a non farsi illusioni: le recenti misure calmieratrici, la debolezza dei consumi, il calo del petrolio e il super-euro non hanno del tutto compensato alcune tensioni sui prezzi nell’ultimo mese dell’anno, specie su tabacchi e trasporti aerei. E la cosa non può non preoccupare. Ma liquidare questi dati sull’inflazione come contabilità finanziaria all’ingrosso o – come fanno i sindacati (anche quelli di destra) – come semplice effetto di un paniere inattendibile è un errore grossolano. L’Italia entra insomma nel 2005 con i conti più in ordine di quanto non ci attendesse. E la fondata speranza di rispettare i parametri di Maastricht del 3% e di ridurre l’indebitamento al 105% nel 2005 – vera palla al piede dei conti dello Stato. Le condizioni per una ripresa ci sono oggi più di ieri. Rimane però l’incertezza sull’enorme massa di liquidità in mano ai risparmiatori che, in questi anni, complici i venti di guerra e il pessimismo imperante, è rimasta sostanzialmente immobilizzata.

Alcuni economisti mettono l’accento sulla perdurante debolezza dei consumi delle famiglie. E se per i conti pubblici la cosa non guasta, per lo sviluppo è un altro paio di maniche. Le prospettive dell’inflazione per il 2005 mostrano inoltre un quadro ancora incerto a causa dell’incognita del petrolio. Nell’immediato futuro essa è prevista rimanere sostanzialmente sugli attuali ritmi del 2% o poco più. I dati definitivi e completi dei prezzi al consumo di dicembre (intera collettività, armonizzato, famiglie di operai e impiegati) saranno resi noti dall’Istat il 17 gennaio.

Panorama.it