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Anatocismo, per i correntisti è una vittoria di Pirro

La sentenza della Cassazione è di pochi giorni fa, ma la storia dell’anatocismo bancario è vecchia di anni e solo adesso giunge a un epilogo. Un epilogo in apparenza dolce per le migliaia di correntisti che si sono visti applicare interessi su interessi sul loro scoperto bancario o sui soldi chiesti in prestito, ma in realtà amaro e molto probabilmente poco redditizio.

La banche, infatti, che liquidavano a cadenza annuale gli interessi sui conti in attivo dei propri clienti, facevano lo stesso calcolo, però, ogni tre mesi, su quelli in passivo. Questo significa che il saldo passivo del debitore aumentava ogni tre mesi, finendo per calcolare interessi su interessi. La pratica cioè dell’anatocismo che è vietata ai sensi dell’articolo 1283 del codice civile.

Secondo i calcoli della associazioni dei consumatori sarebbero circa 50 i miliardi di euro che gli istituti di credito dovrebbero restituire. Una cifra enorme che rischia di restare, però, solo un gran numero scritto su carta. Vediamo perché.

Questa cifra è, infatti, divisa tra migliaia di piccoli correntisti che quasi sempre possono vantare solo poche centinaia di euro. Tra costi legali e durata dei processi, facendo un rapido calcolo, il guadagno non sembra valere la spesa. E così gran parte dei correntisti traditi si stanno mettendo l’anima in pace.

Meglio far finta di niente. Anche perché in Italia non esiste la class action, la cosiddetta azione collettiva all’americana, che consentirebbe alla moltitudine della clientela di agire con un’unica causa, risparmiando in modo evidente sulle spese legali.

E così una sentenza decantata come il trionfo dei diritti dei “piccoli” sui “grandi” rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro. Certo, non mancano le soluzioni alternative ventilate dalle varie associazioni dei consumatori. Ma al momento l’ipotesi più coerente e plausibile porta a un accordo tra le parti, banche e associazioni dei consumatori, per risarcire almeno in parte quanti hanno visto, ingiustamente, moltiplicarsi gli interessi dovuti agli istituti di credito di fiducia.

ALAN FRIEDMAN