Export, la Lombardia arranca
La quota italiana negli scambi mondiali scende dal 4,8% al 3,9% – Ancora scarso il peso dell’hi-tech
ROMA – Nel corso dei secoli, Lombardia è sempre stato sinonomo di business: non a caso a Londra la via degli scambi e dei commerci si chiama Lombard street. Negli ultimi dieci anni, più della metà della flessione della quota dell’export italiano sui mercati internazionali è attribuibile alla Lombardia. Ad evidenziare le serie difficoltà attraversate dalla Padania sotto il profilo del commercio con l’estero è un saggio di due economisti della Banca d’Italia, Chiara Bentivogli e Fabio Quitiliani, pubblicato nella collana “Temi di discussione”.
La ricerca esamina da vicino la dinamica delle esportazioni e l’andamento della specializzazione commerciale di quattro regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Marche e Veneto. A queste quattro regioni, spiegano gli autori, è riconducibile circa il 60% delle esportazioni italiane, inoltre si tratta di regioni nelle quali sono molto diffusi i distretti industriali . Il saggio ricostruisce il percorso di ciascuna regione negli anni compresi tra il 1992 e il 2002. Anni nei quali la quota complessiva dell’export italiano sul totale degli scambi mondiali, valutata a prezzi correnti, è scesa dal 4,8% al 3,9%.
Da sola, la Lombardia ha fatto registrare una flessione dello 0,4 per cento; L’Emilia Romagna e il Veneto hanno perso invece rispettivamente 0,03 e 0,04 punti percentuali sul totale mondiale, mentre la quota delle Marche, nel decennio, è rimasta invariata, allo 0,12% del totale.
All’origine delle performance non positive, rilevano i ricercatori, c’è la scarsa capacità di adeguare le esportazioni regionali alle nuove caratteristiche e tendenze della domanda mondiale oltre al fatto che i vantaggi comparati sono rimasti statici: vale a dire, ciascuno ha mantenuto la propria specializzazione produttiva più o meno così com’è, prevalentemente centrata su tecnologie tradizionali. I prodotti italiani, messi alle strette dalla concorrenza asiatica, hanno così progressivamente perso contatto con i mercati internazionali non riuscendo più a rispondere alla domanda mondiale e alla richiesta di beni ad alto contenuto high-tech.
Le quattro regioni italiane, partite da vantaggi soprattutto sui prodotti a bassa e media tecnologia, si sono, nel corso dei dieci anni, fossilizzate sulle loro specializzazioni, non riuscendo a spostarsi su fasce di produzione superiori. «Alla fine del decennio – scrivono i ricercatori – la struttura del commercio estero delle zone in esame continua ad essere dominata dal made in Italy». Le regioni continuano cioè «a condividere le caratteristiche del modello classico di specializzazione italiano, in cui solo la meccanica strumentale ha un contenuto tecnologico medio-alto, mentre le altre esportazioni di rilievo (moda e mobili) si collocano nei segmenti a bassa tecnologia».
Unica eccezione, il Veneto, che rispetto alle altre regioni ha saputo mettersi al passo con i tempi. Il Veneto infatti «mostra nel decennio uno spostamento apprezzabile dei vantaggi comparati dalle produzioni a basso contenuto tecnologico verso quelle delle categorie superiori. La specializzazione nei comparti a bassa tecnologia si riduce di 4,7 punti, quella nei gruppi superiori (medio-basso, medio-alto e alto) aumenta di 3,5, 0,7 e 0,4 punti, rispettivamente».
Qualche passo avanti anche per le Marche, che «riducono la loro presenza nei comparti a bassa tecnologia, in particolare nel tessile e abbigliamento», anche se gli sforzi non sono stati fino al 2002 del tutto soddisfacenti. Intermedia la posizione dell’Emilia Romagna, mentre i risultati vanno in direzione opposta per la Lombardia, che nei dieci anni considerati ha percorso un cammino esattamente inverso a quello del Veneto, ma simile alla media nazionale. La regione ha infatti aumentato la sua presenza nei settori a bassa tecnologia (+0,7 punti sia nella bassa tecnologia sia in quella medio-bassa) a scapito di quelli di grado più elevato (rispettivamente -1,2 e -0,2 punti nella tecnologia medio-alta e alta).
Il Sole 24 Ore
Mercoledí 27 Ottobre 2004