{"id":28312,"date":"2017-10-27T00:00:00","date_gmt":"2017-10-27T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/la-mano-delluomo-il-lavoro-e-la-societa-nella-fotografia-di-salgado\/"},"modified":"2017-10-27T00:00:00","modified_gmt":"2017-10-27T00:00:00","slug":"la-mano-delluomo-il-lavoro-e-la-societa-nella-fotografia-di-salgado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/la-mano-delluomo-il-lavoro-e-la-societa-nella-fotografia-di-salgado\/","title":{"rendered":"La Mano dell\u2019Uomo, il lavoro e la societ\u00e0 nella fotografia di Salgado"},"content":{"rendered":"<p>Italia che Cambia<\/p>\n<h1>La Mano dell&rsquo;Uomo, il lavoro e la societ&agrave; nella fotografia di Salgado&nbsp;<\/h1>\n<p><span style=\"background-color:rgb(242, 242, 242); color:rgb(102, 102, 102); font-family:sectionmedium; font-size:20px\">Scritto il&nbsp;27 ottobre 2017&nbsp;<\/span><span style=\"background-color:rgb(242, 242, 242); color:rgb(102, 102, 102); font-family:sectionmedium; font-size:20px\">da&nbsp;Roberto Vietti<\/span><span style=\"background-color:rgb(242, 242, 242); color:rgb(102, 102, 102); font-family:sectionmedium; font-size:20px\">&nbsp;in&nbsp;Arte e cultura,&nbsp;Articoli<\/span><\/p>\n<p><em>Fino al 28 gennaio &egrave; possibile visitare a Milano la mostra &ldquo;Kuwait, un deserto in fiamme&rdquo; del grande fotografo brasiliano Sebasti&atilde;o Salgado. Il reportage del disastro ambientale avvenuto ventisei anni fa rientra nel pi&ugrave; grande progetto&nbsp;La mano dell&#39;Uomo, ritratto della classe lavoratrice e racconto dello sviluppo della nostra societ&agrave;.<\/em><\/p>\n<p>L&rsquo;occasione era di quelle da non perdere. Incontrare, per la prima volta,&nbsp;<strong>Sebasti&atilde;o Salgado<\/strong>. Il grande fotografo brasiliano che ha documentato, attraverso le sue immagini, un pezzo di storia recente. E non solo. Attraverso la creazione dell&rsquo;Istituto Terra, Salgado &egrave; riuscito, tra le tante attivit&agrave; realizzate nella sua lotta ambientalista, a&nbsp;riforestare&nbsp;una vecchia propriet&agrave; familiare nel sud-est del Brasile piantando circa due milioni di alberi di oltre 300 specie diverse che, in precedenza, crescevano in quel territorio.<\/p>\n<p>L&rsquo;incontro pubblico&nbsp;con Sebasti&atilde;o, organizzato dalla Fondazione Forma per la Fotografia presso la Galleria Meravigli di Milano, era previsto per venerd&igrave; 20 ottobre alle 11,30 del mattino. Immaginando una forte affluenza, mi sono presentato all&rsquo;ingresso verso le nove, giunto nel capoluogo lombardo grazie ad un passaggio ricevuto da mio fratello che, casualmente, doveva essere a Milano per un impegno di lavoro. Osservando le persone che gi&agrave; erano arrivate nella galleria mi ha sorpreso, da subito, l&rsquo;eterogeneit&agrave; per et&agrave; e tipologia, dei presenti.<\/p>\n<p>In pochi secondi le sedie messe a disposizione dall&rsquo;organizzazione erano piene (per fortuna ero riuscito a sedermi!), cos&igrave; tutti i nuovi arrivati si sono sono dovuti arrangiare in qualche modo, in piedi o per terra. Quando Salgado prese in mano il microfono, non c&rsquo;era pi&ugrave; uno spazio a disposizione.<\/p>\n<p>&ldquo;Nella mia vita lo scopo principale &egrave; stato quello di cercare di&nbsp;comprendere&nbsp;la&nbsp;nostra societ&agrave;&nbsp;e di&nbsp;raccontarla. Ho studiato da economista e ci&ograve; mi ha portato a realizzare&nbsp;<strong><em>La mano dell&rsquo;uomo<\/em><\/strong>: questo lavoro voleva essere un ritratto della classe lavoratrice&rdquo;.<\/p>\n<p>La sua storia la conoscevo abbastanza bene. Avevo sentito parlare Sebasti&atilde;o in molti documentari, filmati, video di ogni genere. Non l&rsquo;avevo per&ograve; mai visto di persona. Quel che pi&ugrave; mi incuriosiva quel giorno era, incontrandolo, di&nbsp;<strong>osservare attentamente<\/strong>&nbsp;i suoi occhi, le sue gesta, i suoi movimenti, l&rsquo;inclinazione e la profondit&agrave; della sua voce.<\/p>\n<p>Non mi sorprendeva il fatto che avesse iniziato il suo discorso con il ricordo del suo&nbsp;<strong>passato da economista<\/strong>. &ldquo;Quando acquistavamo un automobile negli anni passati, ogni singolo elemento di quella vettura era il prodotto di un intervento umano all&rsquo;interno della catena di produzione che portava poi il prodotto ad essere finito. Tutto questo processo &egrave; cambiato con una velocit&agrave;&nbsp;impressionante, e l&rsquo;apporto dell&rsquo;uomo &egrave; diventato sempre meno importante.<\/p>\n<p>Cos&igrave; si sono creati decine di milioni di disoccupati, anche in Europa. Paesi come il mio Brasile, ma anche l&rsquo;India, l&rsquo;Indonesia, la Cina, si sono trasformati da paesi agricoli a paesi fortemente sviluppati.&nbsp;La mano dell&rsquo;uomo&nbsp;che nasceva come archeologia del lavoro industriale per me, in realt&agrave;, &egrave; diventato un grandissimo&nbsp;omaggio ai lavoratori, in generale.&nbsp;<strong>Lavoratori<\/strong>&nbsp;che hanno contribuito, in maniera cos&igrave; fondamentale, allo&nbsp;sviluppo della nostra societ&agrave;&rdquo;.<\/p>\n<p>Inizia cos&igrave; a sovvenirmi un dubbio: &egrave; possibile considerare un grande fotografo, attraverso i suoi reportage e la consapevolezza data dai suoi precedenti studi sul tema, un grande economista? In teoria la stessa parola economia, che deriva dal greco, &egrave; composta da&nbsp;<em>oikos<\/em>&nbsp;che significa casa e&nbsp;<em>nomos<\/em>&nbsp;che significa dividere, ripartire. Letteralmente significa amministrazione della casa, anche nel senso ampio di comunit&agrave;, societ&agrave;, stato. E chi pi&ugrave; di una persona come Salgado pu&ograve; aver visto con i suoi occhi le&nbsp;<strong>condizioni &ndash; atroci e meravigliose &ndash; dell&rsquo;uomo<\/strong>&nbsp;e di come sia stato in grado o meno di condividere il proprio ambiente con gli altri esseri sulla Terra?<\/p>\n<p>&ldquo;Sapete, quando ero alle prese con&nbsp;La mano dell&rsquo;uomo, in quel periodo nessuno usava il termine&nbsp;globalizzazione&rdquo;. Negli anni le trasformazioni e gli spostamenti nel mondo lavorativo sono stati tantissimi, e &ldquo;questo &egrave; stato un&nbsp;disastro&nbsp;per la&nbsp;classe lavoratrice, perch&eacute; questi cambiamenti sono stati violenti. In Italia, per esempio, c&rsquo;era il partito Comunista. Uno dei pi&ugrave; forti partiti comunisti d&rsquo;Europa che era rappresentante di questa classe lavoratrice che, di fatto, &egrave; praticamente sparito, in termini di capacit&agrave; di rappresentanza&rdquo;. Tutto ci&ograve; perch&eacute; la classe lavoratrice non aveva pi&ugrave; la stessa importanza di prima. Tuttavia, &ldquo;se voi pensate che i lavoratori che erano rappresentati in quel modo in Europa ora non ci siano pi&ugrave;, non &egrave; cos&igrave;&rdquo;. &Egrave; in atto una progressiva trasformazione che sta generando nuove&nbsp;<strong>classi lavoratrici<\/strong>&nbsp;in altri paesi.<\/p>\n<p>&ldquo;Il Brasile, che era legato ad una economia agricola, &egrave; diventato un produttore industriale molto importante con una classe lavoratrice molto forte&rdquo;. E allo stesso modo &egrave; capitato in Cina, in India e in tante altre zone del mondo. &ldquo;Quand&rsquo;ero un bambino e vivevo in&nbsp;<strong>Brasile<\/strong>, all&rsquo;epoca il&nbsp;90 % circa della popolazione&nbsp;viveva in&nbsp;territori rurali. Oggi, a distanza di sessantanni, il&nbsp;90 % della popolazione vive in citt&agrave;. &Egrave; stato un atto di urbanizzazione violenta, incredibile, senza sosta. Viviamo in una societ&agrave; fortemente urbana&rdquo;. Ecco spiegato il forte interesse verso il tema del lavoro e dell&rsquo;apporto dato dall&rsquo;uomo, nel suo quotidiano atto in grado di trasformare la materia.<\/p>\n<p>Consigliata, dunque, &egrave; l&rsquo;osservazione dei 34 scatti in grande formato in bianco e nero della mostra&nbsp;<strong>&ldquo;Kuwait, un deserto un fiamme&rdquo;<\/strong>&nbsp;(2), visitabile fino al 28 gennaio presso Forma Meravigli a Milano. Si tratta di un reportage all&rsquo;interno del pi&ugrave; grande progetto&nbsp;La mano dell&rsquo;Uomo. &ldquo;Nella mia vita, ho seguito queste quattro o cinque grandi storie. Ho sempre fotografato ci&ograve; che &egrave; la mia vita. Tutto quello che ho fatto, nell&rsquo;insieme, &egrave; lo specchio della mia vita&rdquo;. Assieme a&nbsp;Other Americas,&nbsp;In cammino,&nbsp;Genesi (1),&nbsp;La mano dell&rsquo;uomo&nbsp;&egrave; uno di questi grandi progetti seguiti dal fotografo brasiliano.<\/p>\n<p>E proprio dopo la pubblicazione de&nbsp;La Mano dell&rsquo;Uomo&nbsp;nacque in Seb&atilde;stiao la necessit&agrave; di raccontare un altro aspetto che stava sconvolgendo la vita di milioni di persone. &ldquo;La trasformazione di questa&nbsp;<strong>rivoluzione post industriale<\/strong>&nbsp;creava&nbsp;tragedia&nbsp;e&nbsp;necessit&agrave;&nbsp;per centinaia di milioni di persone che si spostavano verso le citt&agrave;. Milioni di profughi sono stati costretti a spostarsi a muoversi e abbandonare il loro territorio alla ricerca di una stabilizzazione. Tuttavia la civilt&agrave; cosiddetta industriale non era pi&ugrave; in grado di mantenere le promesse che aveva fatto e generava delle altre necessit&agrave;. E questo ha dato origine a dei&nbsp;drammi forzati, a delle&nbsp;tragedie epiche&nbsp;che io ho voluto rappresentare. E insieme a Lelya &ndash; la moglie che l&rsquo;ha aiutato e accompagnato il tutto la sua carriera &ndash; abbiamo deciso di intraprendere questa nuova avventura, questo secondo grande progetto che volevamo raccontare, che poi ha trovato il nome di&nbsp;In cammino&rdquo;.<\/p>\n<p>La voce di Salgado &egrave; un termometro della della sua personalit&agrave;. &Egrave; una voce profonda, che incede con gentilezza e calma, avanza lenta ma nitida, parola dopo parola. &ldquo;Questo lavoro rappresenta i&nbsp;<strong>movimenti delle popolazioni<\/strong>, le migrazioni forzate per ragioni di guerra, di carestia, di diritti civili, di necessit&agrave;&rdquo;. Un progetto che &egrave; durato pi&ugrave; di sette anni. &ldquo;E&rsquo; stato molto importante perch&eacute; mentre raccontavo la&nbsp;loro&nbsp;storia, raccontavo anche la&nbsp;mia storia&rdquo;. Si era infatti trasferito dal Brasile in Europa a Parigi, dove attualmente vive.<\/p>\n<p>&ldquo;Durante la realizzazione del lavoro&nbsp;In cammino, ho vissuto dei momenti molto duri&rdquo;. Ha fotografato la violenza nei Balcani, nella ex Jugoslavia. E poi in Africa, in Ruhanda, in Burundi, in Tanzania. &ldquo;&Egrave;&nbsp; arrivato un momento in cui ho raggiunto la saturazione. Una quantit&agrave; di dolore&nbsp;&ndash; aggiunge con un tono della voce sempre pi&ugrave; profondo &ndash; a cui davo visibilit&agrave; che, per&ograve;, era entrata dentro di me. Ho sentito che non ce la facevo pi&ugrave;,&nbsp;stavo collassando. La fatica di assistere a tutto ci&ograve; era un<strong>&nbsp;dolore insopportabile<\/strong>. Cos&igrave; ho deciso di interrompere e sono andato in Brasile con Lelya&rdquo;.<\/p>\n<p>Un momento difficile. Un punto di non ritorno, una difficolt&agrave; nel credere ancora in questa umanit&agrave;, cos&igrave; fragile e violenta. Il&nbsp;<strong>rientro in Brasile<\/strong>, nella terra natia, non poteva che fare bene a quel punto. &ldquo;&Egrave; stato il momento in cui i miei genitori mi hanno dato la possibilit&agrave; di prendere in mano la fattoria in cui ero cresciuto, un pezzo di territorio della Mata Atl&acirc;ntica nello Stato di Mina Gerais.<\/p>\n<p>Abbiamo deciso con Leyla &ndash; riprendendo forza e coraggio &ndash; di&nbsp;<strong>riforestare questa porzione di terra<\/strong>&rdquo;. Con il progetto creato dall&rsquo;Istituto Terra, ideato e realizzato da Salgado con la moglie, milioni di alberi sono stati ripiantati. &ldquo;E da l&igrave; mi &egrave; anche ritornata la voglia di fotografare. Ho iniziato a pensare ad un progetto sulla parte di Terra che dobbiamo&nbsp;preservare. Questo progetto si chiama&nbsp;Genesi&rdquo;. In poco tempo &egrave; divenuta la mostra pi&ugrave; visitata della storia del fotografo brasiliano. &ldquo;Queste mostre, questi lavori che ho fatto, come vedete, non sono tanti. Sono quattro &ndash; cinque grandi storie composte di tantissime altre piccole storie che insieme rappresentano la grande storia&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Voi sapete, sono un fotografo. Adoro fotografare, adoro la luce, adoro la composizione, adoro il&nbsp;<strong>gesto di fotografare<\/strong>. Quando ho una macchina fotografica in mano sento di&nbsp;non aver problemi. &Egrave; un modo di vivere che mi rende felice. Anche andando avanti con gli anni, fotografare &egrave; veramente una gioia&rdquo;.<\/p>\n<p>In effetti Sebasti&atilde;o &egrave; appena rientrato dall&rsquo;Amazzonia, dove ha trascorso due mesi della sua vita. &ldquo;Dopo due operazioni alle ginocchia ero molto preoccupato&rdquo;. Invece, stando l&igrave; a fotografare, &ldquo;mi &egrave; tornata la forza. Non avevo nessun problema, nessun guaio, nessun dolore. Correvo dietro gli indiani nella&nbsp;<strong>foresta Amazzonica<\/strong>, mi sentivo in forze nonostante le condizioni. Tornato a Parigi, dopo pochi giorni, sono rincominciati i dolori&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Quando si vive come fotografo &ndash; chiude cos&igrave; il suo intervento il Salgado &ndash; si vive una&nbsp;<strong>dimensione unica e speciale<\/strong>. Noi non facciamo delle fotografie, noi&nbsp;riceviamo&nbsp;delle fotografie. &Egrave; la realt&agrave; che noi cerchiamo di rappresentare che ci&nbsp;offre&nbsp;l&rsquo;occasione di poterla rappresentare&rdquo;. E noi ringraziamo lui per averle condivise con il mondo intero.<\/p>\n<p>1 Leggi l&rsquo;articolo&nbsp;<em>Sebasti&atilde;o Salgado, il fotografo dall&rsquo;unico grande obiettivo: illuminare il Pianeta<\/em>&nbsp;<br \/>\n2. La storia di un grande disastro ambientale di ventisei anni fa che, attraverso i tragici e al contempo meravigliosi scatti di Salgado, sembra ancora essere una questione viva e contemporanea, in grado di scuotere la nostra coscienza.<\/p>\n<p>Fonte:&nbsp;http:\/\/www.italiachecambia.org\/2017\/10\/mano-uomo-lavoro-societa-fotografia-salgado\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Italia che Cambia La Mano dell&rsquo;Uomo, il lavoro e la societ&agrave; nella fotografia di Salgado&nbsp; Scritto il&nbsp;27 ottobre 2017&nbsp;da&nbsp;Roberto Vietti&nbsp;in&nbsp;Arte e cultura,&nbsp;Articoli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[67],"class_list":["post-28312","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-notizie","tag-notizie-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28312","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28312"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28312\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28312"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28312"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28312"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}