{"id":27983,"date":"2015-08-28T00:00:00","date_gmt":"2015-08-28T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/a-pisa-dove-si-fabbrica-il-futuro\/"},"modified":"2015-08-28T00:00:00","modified_gmt":"2015-08-28T00:00:00","slug":"a-pisa-dove-si-fabbrica-il-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/a-pisa-dove-si-fabbrica-il-futuro\/","title":{"rendered":"A Pisa, dove si fabbrica il futuro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">Biciclette come se piovesse e un buon numero di bermuda e infradito. &Egrave; l&rsquo;equipaggiamento tipo dei ricercatori in estate, e non fa eccezione la vasta popolazione della grande area del Cnr di Pisa, che occupa 700 mila metri quadrati a meno di tre chilometri dalla Torre Pendente. &Egrave; nelle bianche palazzine costruite di recente che si annida la peculiarit&agrave; della Silicon Valley in salsa pisana. Perch&eacute; qui, di fatto, si produce pure. O, meglio, si pre-produce, mettendo a punto prototipi di micro-chip fotonici che l&rsquo;industria pu&ograve; trasformare in prodotti finiti, o si realizzano piccole serie di &ldquo;pezzi&rdquo; pronti per essere inseriti negli smartphone, nei radar o in altri apparati, civili e militari, o si preparano piccole linee di produzione hi-tech. Oggetti piccolissimi, che non vivono di luce propria ma servono a far funzionare meglio milioni di strumenti, microchip e sensori capaci di migliorare e amplificare le prestazioni di cellulari, centri elaborazione dati, antenne. Un raro esempio di pubblico &amp; privato che vanno a braccetto, pronto a diventare sempre pi&ugrave; fabbrica, con cento scienziati devoti alla fotonica, la disciplina che abbraccia tutto ci&ograve; che riguarda la luce e le immagini, e nasce con la scoperta del laser.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><strong><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">Cos&igrave; si lavora nella clean room <\/span><\/strong><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">&laquo;Magari i cultori della ricerca pura storcono il naso, ma io credo che un ricercatore, che &egrave; pagato dalla societ&agrave;, oltre a generare conoscenza, debba ridare qualcosa indietro. In Italia spesso non funziona cos&igrave; e invece noi dobbiamo fornire un servizio che crei un indotto, affari e posti di lavoro&raquo;. Parla chiaro Marco Romagnoli, romano di 58 anni, autorit&agrave; mondiale nel campo delle tecnologie fotoniche per telecomunicazioni, oltre 40 brevetti all&rsquo;attivo e in passato &ldquo;chief scientist&rdquo; della Pirelli. Per venire a Pisa a guidare le tecnologie fotoniche integrate &#8211; che conciliano la fibra ottica con i microchip al silicio, la fotonica con l&rsquo;elettronica &#8211; Romagnoli ha lasciato il mitico Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, rispondendo all&rsquo;appello di Giancarlo Prati, direttore dell&rsquo;Istituto delle tecnologie dell&rsquo;informazione e della percezione (Tecip) della Scuola Superiore Sant&rsquo;Anna e nume tutelare del progetto InphoTec. Ovvero del laboratorio italiano, avviato nel 2012 e che sta per andare a regime, in grado di lavorare sull&rsquo;ultima frontiera dei microchip, fornendo un servizio alle aziende del settore. &laquo;Non a caso abbiamo ingaggiato parecchie competenze professionali, e molti di noi arrivano dall&rsquo;industria: dobbiamo sfornare prototipi funzionanti, non occuparci solo di ricerca di base&raquo;, spiega Romagnoli.<strong><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><strong><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">OBIETTIVO BANDA LARGHISSIMA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">Uno dei focus del lavoro del &ldquo;laboratorio-fabbrica&rdquo; di Pisa &egrave; la voglia della societ&agrave; moderna di comunicare sempre pi&ugrave;, in fretta e con costi minori. &laquo;Il compito della ricerca &egrave; aumentare la &ldquo;banda&rdquo; per la trasmissione dei dati. E farlo senza che il pianeta venga devastato soltanto per permettere a miliardi di persone di andare su Facebook: un solo data-center di Google, per dire, richiede l&rsquo;energia di una centrale elettrica&raquo;. La triade che Romagnoli e i suoi affrontano a muso duro con i loro chip &egrave; composta da miniaturizzazione, costi e consumi. &laquo;Il nostro compito &egrave; arrivare a una densit&agrave; di banda di almeno 10 terabit al secondo per centimetro quadrato, senza aumentare consumi e costi. Oggi siamo a un centesimo di quell&rsquo;obiettivo. Come ci si arriva? Scoprendo effetti ottici nuovi e anche introducendo materiali innovativi come il grafene&raquo;. Una parola. Si intuisce bene, tuttavia, che se ingegneri, fisici, chimici che lavorano qui vinceranno la sfida, il gi&agrave; significativo via-vai di esperti tra il mondo (Silicon Valley compresa) e la Toscana &egrave; destinato a crescere esponenzialmente. E magari pure il fatturato del lavoro ibrido, tra ricerca e produzione, in gestazione a Pisa. &laquo;Vengono a cercarci perch&eacute; godiamo di una fama riconosciuta a livello mondiale e abbiamo un approccio professionale&raquo;, dice Romagnoli, senza falsa modestia. I 12 milioni spesi per mettere in piedi InphoTec ce li hanno messi la Regione e la Scuola Superiore Sant&rsquo;Anna, che &egrave; un po&rsquo; la &ldquo;mamma&rdquo; del laboratorio-fabbrica, mentre la multinazionale svedese Ericsson &egrave; la prima utilizzatrice del centro per i suoi progetti di fotonica integrata. Un po&rsquo; di attrezzature le ha regalate la Pirelli, quando &egrave; uscita dal business della fibra ottica. Le &ldquo;clean room&rdquo; con i loro costosissimi macchinari (la media &egrave; un milione ciascuno) iniziano adesso a sfornare i microchip. Invece l&rsquo;attivit&agrave; che chiamano di packaging &#8211; affidata a un robot umanoide, personalizzato in loco e unico al mondo &#8211; &egrave; attiva da un annetto. Il robot &egrave; capace di piazzare il microchip fotonico in un &ldquo;affarino&rdquo; pronto per essere collocato in un dispositivo elettronico qualunque. Su clienti e committenti Romagnoli scuce poco:&laquo;Provengono da varie parti del mondo e tra essi c&rsquo;&egrave; la italo-francese ST Microelectronics, per cui stiamo realizzando una linea-pilota&raquo;. Pure BR Photonics, start-up associata a un centro federale brasiliano, sta firmando un accordo. Il Brasile vuol essere indipendente dagli Usa e farsi le tecnologie in casa: &laquo;E noi li aiutiamo a sviluppare dispositivi fotonici integrati per le applicazioni in fibra ottica&raquo;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><strong><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">MICROSCOPIO MADE IN CCCP <\/span><\/strong><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">Qui la fibra ottica &egrave; un totem. Insieme allo sviluppo dell&rsquo;amplificatore in fibra, orgoglio della Pirelli che fu, ha consentito la globalizzazione delle comunicazioni. &laquo;Il fatto che milioni di telefonate e dati transitino senza incappare in colli di bottiglia &egrave; legato a quella scoperta. Il primo amplificatore in fibra ottica &egrave; stato installato nel 1992, ed era della Pirelli, che lo scopr&igrave; insieme a David Payne dell&rsquo;Universit&agrave; di Southampton, che l&rsquo;azienda aveva finanziato&raquo;, sottolinea con nostalgia mista a rammarico Romagnoli, perch&eacute; secondo lui, l&rsquo;accoppiata Pirelli-Telecom avrebbe potuto diventare il colosso del settore. &laquo;Pensi un po&rsquo;: quando collaboravamo con il Mit con un contratto di cinque anni per sviluppare tecnologia, raccontavo agli americani della banda larga in fibra ottica fin dentro casa, che loro non avevano&#8230;&raquo;.<strong><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">Poi le cose hanno preso un&rsquo;altra piega, e ora un po&rsquo; di reduci pirelliani, insieme a tanti giovani talenti, alcuni rientrati da Svizzera, Spagna e altrove si sono radunati in riva all&rsquo;Arno. Anche perch&eacute; la Toscana &egrave; la regione pi&ugrave; &ldquo;fotonica&rdquo; d&rsquo;Italia. L&rsquo;Unione europea l&rsquo;ha inserita tra le cinque tecnologie strategiche del XXI secolo, una di quelle in grado di galoppare, visto che per i prossimi anni le stime per il mercato dei circuiti fotonici parlano di un incremento del 30-40 per cento l&rsquo;anno, con conseguente spinta per l&rsquo;occupazione. La Regione riceve parecchi finanziamenti europei e a sua volta investe. Allora &egrave; prevedibile che presto nasceranno nuove start-up, da InphoTec e Sant&rsquo;Anna? &laquo;No, gli investimenti in hardware sono troppo costosi. Lo vede questo pacco di &ldquo;wafer&rdquo; in silicio, che usiamo per studiare soluzioni e realizzare micro-chip in piccole serie? Costano 500 euro l&rsquo;uno. Piuttosto, immagino che le aziende ci affidino progetti di sviluppo e sulla base delle nostre ricerche diano il via a nuove produzioni, aumentando impianti e dipendenti&raquo;, argomenta Romagnoli mentre entriamo in una delle tante &ldquo;clean-room&rdquo; (800 metri quadrati complessivi) dove fisici, chimici e ingegneri girano in tuta bianca con cappuccio e guanti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">In mezzo ai macchinari donati da Pirelli, uscita dal business fotonico anni fa, c&rsquo;&egrave; traccia persino dell&rsquo;Unione Sovietica, un tempo una superpotenza, in quanto a ottica. Il cuore del potentissimo microscopio &egrave; infatti di produzione russa e sullo sportello si legge ancora il vecchio simbolo &ldquo;Cccp&rdquo;. Fa pi&ugrave; impressione, per&ograve;, la macchinona che &ldquo;scrive&rdquo; ad alta risoluzione sui preziosi fogli di silicio: appoggiata su una base antivibrante separata dal resto dello stabile e posta molti metri sotto terra, assorbe ogni movimento anche minimo (a pochi metri c&rsquo;&egrave; la strada dove passano pure i camion). La &ldquo;penna&rdquo; &egrave; un cannone elettronico (di origine Leica) che incide i file dati realizzati col sistema Cad e pu&ograve; faticare 24 ore su 24. Quando la compr&ograve;, qualche anno fa, la Pirelli la pag&ograve; 7-8 milioni, adesso &egrave; la Ferrari del laboratorio pisano. Consumano tanta aria, le clean room, il ricambio &egrave; costante. E siccome nei macchinari si utilizzano azoto e altri gas, le attrezzature dispongono di un abbattitore di sostanze nocive, che assicura la sicurezza degli operatori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><strong><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">AL LAVORO SUI CELLULARI 5G <\/span><\/strong><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">Diverso &egrave; il clima al piano superiore, nelle stanze governate da Antonella Bogoni, la regina dei radar, che comanda l&rsquo;area chiamata &ldquo;digital &amp; microwave photonics&rdquo;. Nonostante il gentile aspetto, la 42enne docente parmigiana confessa un debole per le applicazioni militari e indica sorridendo il giovane ricercatore in bermuda e infradito che smanetta sul computer per affinare un radar da guerra elettronica, da sviluppare insieme alla Selex (un&rsquo;azienda del gruppo Finmeccanica), una macchina capace di captare informazioni al nemico e, alla bisogna, disturbarne le comunicazioni. Un altro cliente fedele &egrave; la romana Elettronica, azienda assai impegnata sul fronte militare. &laquo;Con la fotonica possiamo generare e ricevere qualsiasi frequenza &ldquo;RF&rdquo;, mentre con i sistemi radio e radar convenzionali si lavora su un&rsquo;unica frequenza giacch&eacute; l&rsquo;elettronica &egrave; intrinsecamente a banda stretta&raquo;. Ci&ograve; che studia la pattuglia di Bogoni e quel che mette a punto, &ldquo;prototipa&rdquo; e produce la truppa di Romagnoli serviranno anche per il prevedibile boom della piattaforma per i telefonini 5G e del cosiddetto &ldquo;Internet delle cose&rdquo;. Entro il 2020, ha ordinato Bruxelles, ogni utente europeo dovr&agrave; disporre di una banda di almeno 100 megabit al secondo. Ogni cosa (o quasi) sar&agrave; connettibile, dalla lavatrice all&rsquo;auto passando per il corpo umano (una manna per la telemedicina). Ericsson e altri big del pianeta wireless, come Alcatel, immaginano che entro sei anni ci saranno tra i 30 e i 50 miliardi di dispositivi connessi e si sar&agrave; sviluppato un business di quasi 9 mila miliardi di euro. Chiss&agrave; quanti scienziati in flip-flop e fisici in tuta bianca ci saranno, allora, qui all&rsquo;ombra della Torre. Forse, a quel punto, Romagnoli rimpianger&agrave; un po&rsquo; meno le derive che il Mit metteva a disposizione d&rsquo;estate, per veleggiare sul Charles River in pausa pranzo. Mentre oggi Mister fotonica, nel lunchtime, se ne va banalmente in palestra. Con la maglietta del Mit.<strong><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\">Fonte: espresso.repubblica.it<\/span><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: Cambria, serif; color: #555555\"><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Biciclette come se piovesse e un buon numero di bermuda e infradito. &Egrave; l&rsquo;equipaggiamento tipo dei ricercatori in estate, e non fa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[65],"class_list":["post-27983","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-notizie","tag-notizie-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27983","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27983"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27983\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27983"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27983"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27983"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}