{"id":27784,"date":"2015-01-28T00:00:00","date_gmt":"2015-01-28T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/supply-chain-e-cambiamenti-climatici-a-rischio-fornitori-di-usa-india-cina-brasile-e-italia\/"},"modified":"2015-01-28T00:00:00","modified_gmt":"2015-01-28T00:00:00","slug":"supply-chain-e-cambiamenti-climatici-a-rischio-fornitori-di-usa-india-cina-brasile-e-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/supply-chain-e-cambiamenti-climatici-a-rischio-fornitori-di-usa-india-cina-brasile-e-italia\/","title":{"rendered":"Supply chain e cambiamenti climatici: a rischio fornitori di Usa, India, Cina, Brasile e Italia"},"content":{"rendered":"<p> \t\t\t\tLa mancanza di preparazione ad affrontare i cambiamenti climatici rende le supply chain di Brasile, Cina, India e Stati Uniti le pi&ugrave; esposte a rischi ambientali  rispetto a quelle dell&rsquo;Europa, con eccezione dell&#39;Italia. Bene invece  Francia, Regno Unito, Spagna e Germania, ma &egrave; il Giappone &egrave; l&rsquo;unico  Paese i cui fornitori sono davvero ben preparati ad affrontare alti  rischi legati al cambiamento climatico.<\/p>\n<p> \t\t\t\tQuesti i principali risultati che emergono dalla ricerca &ldquo;Supply  chain sustainability revealed: a country comparison. Cdp supply chain  report 2014&ndash;15&rdquo;, pubblicata dall&#39;organizzazione internazionale no-profit Cdp e Accenture.  La ricerca, che integra le informazioni del United Nations World Risk  Report, si basa sui dati di 3.396 aziende fornitrici che lavorano per 66  realt&agrave; multinazionali, che spendono complessivamente ogni anno 1,3mila  miliardi di dollari per gli approvvigionamenti. Obiettivo, comprendere  meglio come i fornitori delle 11 principali economie globali operano per  mitigare e gestire le questioni ambientali.<\/p>\n<p> \t\t\t\t&ldquo;Il fatto che le multinazionali stiano collaborando con migliaia di  fornitori allo scopo di gestire meglio le sfide e le opportunit&agrave;  ambientali &egrave; incoraggiante&quot;, dichiara Paul Simpson, Chief Executive  Officer di Cdp. Ma, sottolinea Gary Hanifan, Managing Director di  Accenture Strategy, malgrado un incremento nel numero di aziende che  valutano e rendicontano le emissioni, preoccupa il fatto che i fornitori  mondiali &quot;stiano facendo progressi solo marginali o nulli nello  sviluppo di catene di fornitura sostenibili,  capaci di resistere ai rischi del cambiamento climatico e ai disastri  naturali&rdquo;. Il rapporto prende in considerazione le strategie attuate  dalle imprese in tema di mitigazione del cambiamento climatico,  emissioni di carbonio e iniziative di riduzione, rischi ambientali,  impiego di energie rinnovabili, rischi relativi alle risorse idriche,  propensione alla cooperazione con i partner di filiera.<\/p>\n<p> \t\t\t\tSecondo la ricerca, i fornitori di Francia, Regno Unito, Spagna e Germania (in questo ordine) sono i pi&ugrave; sostenibili  e adottano misure di vasta portata, malgrado un&rsquo;esposizione  relativamente bassa ai rischi ambientali. Ma emerge anche una  diminuzione progressiva negli anni dei fornitori tedeschi impegnati su  indicatori chiave per il rapporto. Ad esempio la percentuale delle  aziende che ha in vigore una strategia di gestione rischi ambientali &egrave;  diminuita dall&rsquo;82% al 72%.<\/p>\n<p> \t\t\t\tIl Giappone &egrave; l&rsquo;unico Paese i cui fornitori sono ben preparati ad affrontare alti rischi legati al cambiamento climatico,  grazie all&rsquo;adozione di livelli avanzati di reporting delle emissioni,  che consentono una migliore definizione del obiettivi e la  consapevolezza dei rischi. Le supply chain di Cina, Italia e Stati Uniti sono le pi&ugrave; vulnerabili.  Denotano uno squilibrio fra l&rsquo;alta esposizione ai rischi ambientali e  le iniziative che i fornitori hanno intrapreso verso una maggiore  sostenibilit&agrave;, lasciando quindi ampi margini di miglioramento in queste  aree geografiche.<\/p>\n<p> \t\t\t\tBrasile, Canada e India devono concentrare i propri sforzi nella  creazione di una supply chain sostenibile. I fornitori di questi Paesi  sono infatti meno impegnati in iniziative di riduzione delle emissioni  rispetto alla media globale. Un approccio collaborativo e l&rsquo;alta  profittabilit&agrave; delle iniziative di riduzione delle emissioni,  conferiscono a Cina ed India un posizionamento molto competitivo.<\/p>\n<p> \t\t\t\tI fornitori in questi Paesi offrono il miglior ritorno sugli  investimenti in sostenibilit&agrave; e sono in grado di generare risparmi.  Inoltre entrambi i mercati dimostrano la maggiore propensione a  cooperare con i partner della propria filiera per ridurre i rischi  climatici.<\/p>\n<p> \t\t\t\tCi sono per&ograve; alcuni incoraggianti segni di progresso globale. Il  numero di 3.396 aziende che quest&rsquo;anno ha preso parte al programma, &egrave;  cresciuto di oltre il 40% negli ultimi tre anni. Inoltre i fornitori che  definiscono obiettivi di riduzione delle emissioni, una componente  cruciale della gestione del rischio ambientale, e i risultati ottenuti  mostrano una costante tendenza alla crescita.<\/p>\n<p> \t\t\t\tCirca la met&agrave; (48%) delle realt&agrave; coinvolte nel report ha definito  target di diminuzione delle emissioni contro il 44% del 2013 e il 39%  del 2012. E&rsquo; aumentato anche il numero delle organizzazione che hanno  conseguito un taglio della Co2, che passa dal 34% del 2012 al 40%  attuale. Di conseguenza, man a mano che i fornitori migliorano la  propria capacit&agrave; nella gestione delle emissioni, cresce anche la  percentuale di aziende che trae benefici economici dalle iniziative di  riduzione dell&rsquo;impatto ambientale (dal 29% nel 2012 al 33% nel 2014).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:<br \/>ADN Kronos<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mancanza di preparazione ad affrontare i cambiamenti climatici rende le supply chain di Brasile, Cina, India e Stati Uniti le pi&ugrave; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[65],"class_list":["post-27784","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-notizie","tag-notizie-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27784","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27784"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27784\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27784"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27784"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27784"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}