{"id":27778,"date":"2015-01-21T00:00:00","date_gmt":"2015-01-21T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/euro-petrolio-franco-i-tre-jolly-che-litalia-si-puo-giocare\/"},"modified":"2015-01-21T00:00:00","modified_gmt":"2015-01-21T00:00:00","slug":"euro-petrolio-franco-i-tre-jolly-che-litalia-si-puo-giocare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/euro-petrolio-franco-i-tre-jolly-che-litalia-si-puo-giocare\/","title":{"rendered":"Euro, petrolio, franco: i tre jolly che l&#8217;Italia si pu\u00f2 giocare"},"content":{"rendered":"<p>Euro debole e petrolio ai minimi. L&#39;economia reale italiana &egrave;  davvero nel cuore &ndash; benefico &ndash; della tempesta perfetta. Il quantitative  easing progettato dalla Bce di Mario Draghi rende tutt&#39;altro che  fantascientifico &ndash; sul medio periodo &ndash; il cambio 1 a 1 dell&#39;euro con il  dollaro. Anche se i vantaggi strutturali sul nostro export rischiano di  essere in parte neutralizzati dagli aggiustamenti che, negli ultimi due  anni, si sono verificati fra grandi aree monetarie &ndash; e dunque  commerciali e industriali &ndash; come il Brasile e l&#39;India, la Turchia e il  Giappone.<\/p>\n<p>Nella cornice di questa rimodulazione globale si colloca la  scelta della banca centrale elvetica. La minore forza del cartello  dell&#39;Opec e la politica energetica statunitense basata sullo shale gas  hanno favorito il crollo del prezzo del greggio, cos&igrave; da ridurre i costi  dei settori pi&ugrave; energy intensive. Il problema &egrave; che questa dinamica si  inserisce in un quadro macroeconomico comunitario segnato da movimenti  deflattivi, paradossalmente accentuabili dal contro-shock petrolifero.<\/p>\n<p>Procediamo con ordine. Iniziamo dal tema monetario. La  Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo ha calcolato l&#39;effetto di  un deprezzamento del 10% del cambio euro-dollaro: +1,5% dell&#39;export  reale. &laquo;Si tratta di un incremento non irrilevante &ndash; nota Fabrizio  Guelpa, responsabile Industry and Banking Research &ndash;, ma che non pu&ograve; non  tenere conto di due elementi. In primo luogo, soltanto il 10% del  nostro export &egrave; pagato in dollari. In secondo luogo, i prodotti  denominati in euro devono comunque competere, nell&#39;area del dollaro, con  beni prodotti da altri Paesi, la cui valuta si &egrave; deprezzata contro il  dollaro, come ad esempio lo yen e il real brasiliano&raquo;.<\/p>\n<p>Senz&#39;altro, il  vantaggio sar&agrave; significativo per le imprese italiane che riescono a  esportare componenti e servizi negli Stati Uniti, penetrando cos&igrave; con  maggiore forza nelle catene del valore globale di matrice  nord-americana. &laquo;La meccatronica e l&#39;automotive italiano &ndash; osserva per  esempio Giampaolo Vitali, industrialista del Ceris Cnr e segretario del  Gruppo economisti di impresa &ndash; sono in una posizione strategica  favorevole&raquo;. Non c&#39;&egrave; solo Sergio Marchionne a sorridere, con Fiat  Chrysler che fabbrica Ferrari e Maserati, Jeep e Alfa in euro e su di  esse appone un listino in dollari negli autosaloni di Boston e di San  Francisco, di Dallas e di Miami. &laquo;Ci sono anche i piccoli fornitori e i  medi componentisti &ndash; continua Vitali &ndash; non soltanto dell&#39;automotive, ma  anche dell&#39;elettronica e della meccanica italiana&raquo;. <\/p>\n<p>In ogni caso, il  vantaggio di uno scenario dollaro-euro 1 a 1 va comunque diluito in una  realt&agrave; complessa e articolata come quella dei cambi internazionali.  &laquo;Tanto che &ndash; sottolinea Guelpa &ndash; il tasso di cambio effettivo nominale  dell&#39;euro &egrave; ancora oggi leggermente sopra la media storica, dato che  molte valute sono deboli&raquo;. La questione cambi appare dunque graduale e  vivificante, anche se non stravolgente, per la nostra economia reale.<\/p>\n<p>Pi&ugrave; ambiguo e potenzialmente esplosivo, invece, sembra il  tema dello shock petrolifero. &laquo;Su corpi organici come i sistemi  industriali nazionali &ndash; osserva Fedele De Novellis, economista senior di  Ref Ricerche &ndash; non &egrave; facile cogliere le conseguenze profonde e durature  di un greggio che ha una volatilit&agrave; altissima&raquo;. Ref Ricerche, in ogni  caso, ha elaborato alcune ipotesi: con un greggio a 50 dollari,  l&#39;effetto di stimolo sarebbe quantificabile &ndash; in due anni &ndash; in almeno un  punto cumulato di Pil in pi&ugrave;. Restando, invece, su un piano pi&ugrave; micro,  con un greggio a 60 dollari alcuni settori &ndash; in cui il costo  dell&#39;energia &egrave; magna pars della struttura della competitivit&agrave; &ndash;  avrebbero una riduzione non irrilevante dei costi industriali netti: -1%  il tessile, -2,5% le lavorazioni metalliche, -1,6% la meccanica,  perfino -1,5% l&#39;agricoltura.<\/p>\n<p>C&#39;&egrave; un problema, per&ograve;. E il problema &egrave;  rappresentato dalla dinamica &ndash; ambigua e sfuggente &ndash; dell&#39;interrelazione  fra il contro-shock del greggio, la fisiologia dell&#39;&ldquo;involucro&rdquo;  macroeconomico europeo e la patologia di un sistema produttivo italiano  che sta mostrando i primi sintomi di deflazione, la peggiore fra le  febbri della finanza di impresa. Scrive il capoeconomista di Nomisma,  Sergio De Nardis, in un sofisticato report dal titolo &ldquo;Insidie  petrolifere&rdquo;: &laquo;In condizioni normali il calo del greggio &egrave; una notizia  univocamente positiva: la flessione aumenta i redditi reali dei  consumatori e i profitti delle imprese nei Paesi importatori, come  l&#39;Italia e le altre economie europee; la spinta sulle loro domande  interne pi&ugrave; che compensa il regresso dell&#39;export verso i Paesi fornitori  di energia e traina la crescita del Pil&raquo;.<\/p>\n<p>Cos&igrave; &egrave; successo nel 1986. Il 2015, per&ograve;, &egrave; un&#39;altra cosa  rispetto al 1986. &laquo;L&#39;economia europea &ndash; continua De Nardis &ndash; da alcuni  anni non opera pi&ugrave; in condizioni normali. Si trova nell&#39;eccezione.  L&#39;inflazione &egrave; a zero. Negativa in diversi Paesi. I tassi di interesse  della Bce sono anch&#39;essi a zero, il limite minimo possibile. Inoltre, in  Italia e in gran parte dell&#39;area euro, &egrave; in corso un processo di  riduzione del debito da parte dello Stato e del settore privato. Cos&igrave;,  l&#39;ulteriore impulso al ribasso sulla dinamica dei prezzi, fornito dal  petrolio, rischia di abbattere ancora pi&ugrave; le aspettative di inflazione,  facendo aumentare i tassi di interesse reali e causando, cos&igrave;, effetti  depressivi&raquo;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:<br \/>Il Sole 24 Ore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Euro debole e petrolio ai minimi. L&#39;economia reale italiana &egrave; davvero nel cuore &ndash; benefico &ndash; della tempesta perfetta. 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