{"id":27051,"date":"2011-11-07T00:00:00","date_gmt":"2011-11-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/non-solo-bric-ecco-il-club-di-25-paesi-che-fa-da-locomotiva-alleconomia-globale\/"},"modified":"2011-11-07T00:00:00","modified_gmt":"2011-11-07T00:00:00","slug":"non-solo-bric-ecco-il-club-di-25-paesi-che-fa-da-locomotiva-alleconomia-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/non-solo-bric-ecco-il-club-di-25-paesi-che-fa-da-locomotiva-alleconomia-globale\/","title":{"rendered":"Non solo Bric: ecco il club di 25 Paesi che fa da locomotiva all&#8217;economia globale"},"content":{"rendered":"<p>Non solo Bric. La classificazione dei Paesi emergenti necessita di un  aggiornamento urgente: ai quattro grandi (Brasile, Russia, India, Cina)  bisogna aggiungere altre 21 economie in rapidissima crescita, il cui  Pil &egrave; aumentato in media del 6,2% nel 2011 e continuer&agrave; a salire del  5,9% anche nel 2012. Quasi quattro volte tanto il tasso di sviluppo  dell&#39;Eurozona, in calo dall&#39;1,6% all&#39;1,1% dell&#39;anno prossimo. Tra i  nuovi emergenti vi sono Stati come il Qatar, il Kazakistan, il Vietnam,  la Nigeria, il Ghana e l&#39;Indonesia, in grado di rivaleggiare anche con i  grandi colossi asiatici in termini di velocit&agrave; relativa di crescita.<\/p>\n<p>&Egrave; quanto emerge dallo studio Rapid growth markets (Rgm) forecast di  Ernst&amp;Young, che analizza le tendenze economiche in atto nei Paesi  emergenti e il loro rapporto con le economie avanzate. Nell&#39;arco degli  ultimi dieci anni, il Pil degli Rgm &egrave; cresciuto a un ritmo del 5,8%  annuo, e per la prossima decade gli analisti stimano che il boom  economico sia destinato a proseguire, seppure a un ritmo meno  accentuato, con un incremento medio del 3,5% l&#39;anno.<\/p>\n<div class=\"VOICE_SKIP art11_left\">\n<div class=\"art11_module\">\n<div class=\"art11_block last11\">\n<h3 class=\"art11_grafico\"><a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/economia\/2011-11-07\/club-paesi-locomotiva-economia-100039.shtml?grafici&amp;uuid=Aa3e5PJE\">grafici<\/a><\/h3>\n<div class=\"main\">\n<p> <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/economia\/2011-11-07\/club-paesi-locomotiva-economia-100039.shtml?grafici\">La graduatoria<\/a> <\/p>\n<p> <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/economia\/2011-11-07\/club-paesi-locomotiva-economia-100039.shtml?grafici\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/imagesdotcom.ilsole24ore.com\/images2010\/SoleOnLine5\/_Immagini\/Oggetti_Correlati\/Grafici_Statici\/Economia\/2011\/11\/non-solo-bric-graduatoria-154.jpg?uuid=fbe00282-0926-11e1-852e-aaf21d1167bd\" alt=\"\" width=\"154\" height=\"81\" \/><\/a> <\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<p>Donato Iacovone, country managing partner di Ernst &amp; Young in  Italia, spiega cos&igrave; i fattori che hanno determinato il successo delle  economie emergenti: &laquo;Tra i Paesi a pi&ugrave; rapida crescita, molti sono  trainati dalla disponibilit&agrave; di petrolio, gas naturale e metalli. Fatta  eccezione per la pausa del 2008, negli ultimi anni la richiesta di  materie prime &egrave; aumentata costantemente. Altri Stati ancora contano su  fattori diversi, come il basso costo della manodopera, per aumentare la  competitivit&agrave; delle economie locali e la capacit&agrave; di attrazione di  investimenti produttivi dall&#39;estero&raquo;. <\/p>\n<p>Il flusso di investimenti diretto verso gli Rgm &egrave; pi&ugrave; che raddoppiato  nel giro di 10 anni, dai 210 miliardi di dollari del 2000 ai 445  miliardi del 2010. A oggi, gli investimenti diretti nei 25 nuovi Paesi  emergenti ammontano al 50% del totale globale. Contemporaneamente, per&ograve;,  cresce anche l&#39;interdipendenza tra Paesi avanzati e in via di sviluppo.  Secondo Iacovone, &laquo;sino a pochi anni fa il flusso commerciale era molto  semplice: gli investitori occidentali andavano a cogliere le  opportunit&agrave; di produrre beni a costo pi&ugrave; basso, per poi riesportare  verso i Paesi avanzati. Poi, quasi tutti gli Rgm hanno sviluppato un  mercato locale con una crescente domanda domestica. &Egrave; quindi diminuita  l&#39;esigenza di esportare i prodotti e sono aumentate le importazioni&raquo;. <\/p>\n<p>Il risultato &egrave; che oggi l&#39;export dai Paesi emergenti &egrave; sceso sino a  contribuire al 50% dei Pil nazionali, una proporzione sempre pi&ugrave; vicina  al 40% della zona Euro. Viceversa, i Paesi sviluppati esportano beni per  9.800 miliardi di dollari verso i rapid growth markets. Non solo:  &laquo;Entro il 2020, ci aspettiamo che il 33% delle esportazioni dalle  economie avanzate sia destinato agli Rgm. In pratica, un dollaro su tre  del controvalore esportato andr&agrave; verso gli emergenti, per un totale di  17.600 miliardi&raquo;, stima l&#39;esperto. Sempre guardando al 2020, le stime di  Ernst &amp; Young delineano uno scenario in cui i Paesi ad alto  potenziale contribuiranno al 50% del Pil mondiale (calcolato a parit&agrave; di  potere d&#39;acquisto), al 38% dei consumi e al 46% delle esportazioni di  beni globali.<\/p>\n<p>I fattori che determinano queste stime positive sono numerosi: si va  dal miglioramento della gestione economica ai bassi tassi di  indebitamento pubblico e privato, passando anche per gli importanti  investimenti pubblici nelle infrastrutture locali. L&#39;interdipendenza tra  Paesi avanzati e Stati emergenti implica per&ograve; delle criticit&agrave; che  potrebbero costituire un ostacolo alle potenzialit&agrave; di crescita. <\/p>\n<p>Se si verificasse uno scenario di recessione in Europa e stagnazione  negli Stati Uniti, il tasso previsto di aumento medio del Pil si  dimezzerebbe al 3,2% gi&agrave; nel 2012-2013. Ne soffrirebbero pesantemente  sia gli esportatori di petrolio e materie prime come Russia, Brasile e  Cile, sia le nazioni con commercio e legami finanziari importanti con  l&#39;occidente come Corea e Singapore. <\/p>\n<p>&laquo;Non bisogna ignorare gli altri fattori che potrebbero creare  rallentamenti allo sviluppo degli Rgm. Prima fra tutti, l&#39;instabilit&agrave;  politica di alcune regioni che potrebbe creare crisi paralizzanti come &egrave;  accaduto in Nordafrica. Ma le sfide includono anche la pressione  inflazionistica crescente e l&#39;esigenza di infrastrutture sufficienti a  supportare un potenziale di crescita a lungo termine&raquo;, conclude  Iacovone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:<br \/>Il Sole 24 Ore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non solo Bric. 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