{"id":26416,"date":"2009-01-09T00:00:00","date_gmt":"2009-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/eurolandia-un-difficile-risveglio\/"},"modified":"2009-01-09T00:00:00","modified_gmt":"2009-01-09T00:00:00","slug":"eurolandia-un-difficile-risveglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/eurolandia-un-difficile-risveglio\/","title":{"rendered":"Eurolandia, un difficile risveglio"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;area dell&#8217;euro ha incomiciato a muoversi, anche se a ritmi appena avvertibili, dopo tre anni di stagnazione. Ma si tratta di una ripresa ancora debole, trainata da fattori esogeni e negativamente influenzata dal cambio sfavorevole del dollaro. La domanda interna continua a deludere e pesano i problemi strutturali, che accrescono l&#8217;incertezza.<br \/>\ndi  Michele De Gaspari  <\/p>\n<p>Al giro di boa del primo trimestre 2004, la fase di ristagno dell&#8217;economia di Eurolandia, ancora una volta in sensibile ritardo ciclico, non pu\u00f2 dirsi completamente superata. La ripresa \u00e8 tuttavia ripartita, anche se a basso regime; e il suo passo dovrebbe accelerare con gradualit\u00e0 nella seconda met\u00e0 di quest&#8217;anno, sull&#8217;onda dell&#8217;atteso miglioramento del clima di fiducia delle famiglie e delle imprese, sia industriali che di servizi. Nell&#8217;area dell&#8217;euro la crescita del Pil risalirebbe cos\u00ec dal deludente +0,4% messo a segno nel 2003 all&#8217;1,5-1,7% medio previsto per l&#8217;anno in corso. Nel primo semestre 2004, in particolare, l&#8217;aumento tendenziale del Pil \u00e8 stimato intorno all&#8217;1%, con un moderato progresso da un trimestre all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Alla maggiore vivacit\u00e0 dei consumi delle famiglie si accompagner\u00e0 la spinta proveniente dalla domanda mondiale &#8211; le grandi aree extraeuropee, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla Cina, stanno procedendo a una velocit\u00e0 ben pi\u00f9 sostenuta &#8211; che dovrebbe compensare la perdit\u00e0 di competitivit\u00e0 di prezzo dell&#8217;intera eurozona. Il fattore decisivo sar\u00e0, peraltro, rappresentato dal risveglio degli investimenti, favoriti dall&#8217;aumento della domanda estera e dalle condizioni di finanziamento, con i tassi d&#8217;interesse sempre vicini ai loro minimi storici.<\/p>\n<p>Se i segnali di accelerazione dell&#8217;economia mondiale si vanno via via rafforzando, le prospettive della ripresa in Europa continuano, per\u00f2, a essere legate all&#8217;andamento dell&#8217;euro. La moneta unica, dopo un fase di forti oscillazioni, ha raggiunto tra gennaio e febbraio i suoi livelli massimi (sfiorando quota 1,30) e ha, poi, moderatamente ripiegato (fino a poco sotto 1,20) nelle settimane successive. Sulla congiuntura internazionale di medio termine pesa, del resto, la minaccia degli squilibri dell&#8217;economia americana &#8211; il deficit pubblico e quello della bilancia dei pagamenti correnti &#8211; che fanno della valuta europea il vero ostaggio di questa situazione di potenziale instabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La domanda estera condiziona la ripresa<\/p>\n<p>Un&#8217;eccessiva rivalutazione dell&#8217;euro \u00e8, dunque, preoccupante per l&#8217;impatto che pu\u00f2 avere sulle esportazioni e, di conseguenza, sulla tenuta della ripresa. L&#8217;evoluzione del cambio con il dollaro diventa cos\u00ec il principale fattore di rischio di questo scenario, che vedrebbe ulteriormente rafforzato il quadro di dipendenza dall&#8217;economia statunitense. Un apprezzamento della moneta europea ben oltre le attese di stabilizzazione su livelli sostenibili (1,05-1,10) e, soprattutto, con caratteristiche persistenti ridurrebbe in misura significativa l&#8217;effetto traino della componente estera. Senza un consistente rilancio della domanda interna, le stime di crescita per il 2004 subirebbero in tal caso una correzione al ribasso.<\/p>\n<p>L&#8217;evoluzione della moneta unica, legata all&#8217;economia americana, viene cos\u00ec ad assumere una cruciale rilevanza per le prospettive delle esportazioni, dell&#8217;inflazione e dei tassi ufficiali d&#8217;interesse, condizionando gran parte del processo di ripresa. L&#8217;inflazione non dovrebbe granch\u00e9 discostarsi dal 2% nei prossimi mesi, a causa di una serie di fattori su cui la politica monetaria della Banca centrale europea non ha alcun effetto: il prezzo del petrolio e quello delle materie prime industriali, insieme ai ritocchi delle imposte indirette. Si tratta, peraltro, di fenomeni temporanei, che ostacolano in ogni caso un rapido rientro dell&#8217;inflazione, com&#8217;era nelle previsioni dello scorso autunno.<\/p>\n<p>Se il trend discendente del dollaro dovesse riprendere a medio termine, ci\u00f2 determinerebbe gravi problemi per i paesi dell&#8217;area euro, che puntano sul commercio estero pi\u00f9 che sulla domanda interna per dare impulso alla ripresa ciclica. L&#8217;Europa, infatti, difficilmente pu\u00f2 sostenere una politica espansiva varando robuste manovre fiscali, se si tiene conto dei vincoli pur attenuati, ma tuttora operanti, del Patto di stabilit\u00e0. E non sono nemmeno ipotizzabili da parte della Bce ulteriori interventi al ribasso, se non in misura simbolica, sui tassi d&#8217;interesse a breve, ormai scesi a zero in termini reali (e pertanto ininfluenti sulla domanda aggregata). Un dollaro tornato troppo debole, per contro, rischia di mettere alle corde l&#8217;industria europea, con effetti negativi anche sul resto del mondo. <\/p>\n<p>Il Sole 24Ore  15 aprile 2004 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;area dell&#8217;euro ha incomiciato a muoversi, anche se a ritmi appena avvertibili, dopo tre anni di stagnazione. 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