{"id":26180,"date":"2009-01-09T00:00:00","date_gmt":"2009-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/euro-dollaro-ed-effetto-cina\/"},"modified":"2009-01-09T00:00:00","modified_gmt":"2009-01-09T00:00:00","slug":"euro-dollaro-ed-effetto-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/euro-dollaro-ed-effetto-cina\/","title":{"rendered":"Euro, dollaro ed effetto Cina"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;altro ieri, proprio alla vigilia del G20, Greenspan ha aumentato i dubbi sul dollaro. Ha previsto in un pubblico discorso un minor \u00abappetito degli investitori per strumenti finanziari denominati in dollari\u00bb. E, visto che non \u00e8 uno sconsiderato ansioso, la dichiarazione significa che gli va bene che il dollaro seguiti a calare. Del resto, tolto il velo delle ipocrisie, una delle questioni che nel G20 pi\u00f9 premeva agli Usa di assecondare era il riordino dei cambi. Anzitutto con l&#8217;Oriente. E dunque sia Snow, il segretario al Tesoro, sia Greenspan, in questi giorni hanno motivo di sorridere leggendo sui giornali quanto accade. In fila agli sportelli della Bank of China di Shanghai floridi impiegati, sarte con nonne al braccio, padri confuciani, operaie del sesso, tutti vogliono vendere dollari e comprare Yuan. Come riconferma anche l&#8217;ottimo momento dei cambisti del mercato nero. Il governo di Pechino fatica a contenere una rivalutazione dello Yuan. La banca centrale a forza di comprare dollari ci affoga dentro, e le sue riserve sono ormai varie volte quelle degli Stati Uniti. Al cumulo di dollari c&#8217;\u00e8 un limite, anche per i comunisti capitalisti. <\/p>\n<p>Il che conforta l&#8217;amministrazione Bush, che deve ridimensionare le importazioni Usa, e giudica di aver finanziato abbastanza col suo indebitamento la crescita mondiale. Fida insomma che i dollari finiti in Cina e altrove pi\u00f9 numerosi addirittura delle lattine di Coca Cola rivalutino le monete delle nazioni che concorrono con gli Usa. Ovvio aiuto alle imprese americane e al rientro del deficit, che Greenspan e Snow vedono con pi\u00f9 ottimismo degli europei. Giudicano forse che Cina e Asia abbiano ogni interesse a evitare crolli a precipizio del dollaro. Il partito comunista ha da sistemare un circa 150 milioni di sottoccupati nelle campagne e 10 milioni nelle imprese statali; e le sue banche hanno sofferenze per il 40% dei crediti. Dunque non pu\u00f2 permettersi di mollare troppo il dollaro, smettendo di comprare titoli del Tesoro americano. <\/p>\n<p>Ma neppure la Cina pu\u00f2 pretendere di mantenere il proprio cambio ufficiale col dollaro dov&#8217;\u00e8, inalterato dal 1995, a 8,28 yuan. Questo il gioco dei cambi, che si svolge tra Pechino e Washington, da dove si consiglia ai cinesi di rivalutare per raffreddare i prezzi. E lascia a ministri e banchieri europei la parte piuttosto goffa di lamentarsi per il calo del dollaro, \u00abbrutale\u00bb come ha detto Trichet. Ma brutale \u00e8 stata di nuovo la replica di Snow. Per il Tesoro americano il dollaro debole deriva anche dalla minor crescita europea. <\/p>\n<p>Maastricht o no, l&#8217;Europa non doveva lasciare gli americani soli a tirare la congiuntura mondiale. Replica su cui \u00e8 lecito disputare; ma arriva mentre il sancta santorum europeo di Maastricht viene ridicolizzato dalla beffa di Atene. La Grecia non era all&#8217;1,8% nel 1999, l&#8217;anno preso in considerazione per l&#8217;entrata nell&#8217;euro, ma per via di spese militari e criteri contabili era al 3,4% di deficit. Fuori regola. Ma non si pu\u00f2 certo ormai buttarla fuori dall&#8217;euro. <\/p>\n<p>Forse sarebbe stato meglio se anche l&#8217;Europa avesse badato un po&#8217; pi\u00f9 alla Cina, invece di bisticciare sempre con l&#8217;America. La svalutazione della divisa cinese negli ultimi quattro anni \u00e8 di circa la met\u00e0 rispetto all&#8217;euro. Dunque se le quote di mercato dell&#8217;Italia nel commercio mondiale sono cadute non \u00e8 dipeso in questi anni solo da un difetto di competitivit\u00e0. Tra l&#8217;altro la chiave di tutto il gioco resta la Cina. Solo la rivalutazione dello yuan pu\u00f2 per effetto a catena concedere alle monete dell&#8217;Asia di rivalutarsi su dollaro. E speriamo sull&#8217;euro. Ma dipende da un&#8217;Europa pi\u00f9 pratica in questo G20 che si conclude stamane. <\/p>\n<p>Corriere della Sera<br \/>\n22\/11\/2004<br \/>\ndi GEMINELLO ALVI <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;altro ieri, proprio alla vigilia del G20, Greenspan ha aumentato i dubbi sul dollaro. 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