{"id":26136,"date":"2009-01-09T00:00:00","date_gmt":"2009-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/family-business-vera-forza-dellitalia-allestero\/"},"modified":"2009-01-09T00:00:00","modified_gmt":"2009-01-09T00:00:00","slug":"family-business-vera-forza-dellitalia-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/family-business-vera-forza-dellitalia-allestero\/","title":{"rendered":"&#8216;Family Business&#8217;, vera forza dell&#8217;Italia all&#8217;estero"},"content":{"rendered":"<p>Milano \u2013 E&#8217; in uscita in questi giorni il libro di Walter Zocchi intitolato &#8220;Il Family Business. Famiglia, azienda di famiglia e patrimonio dell&#8217;imprenditore&#8221;, edito da Il Sole 24 Ore . Il volume affronta la tematica delle imprese di famiglia italiane , mettendo in risalto l&#8217;importanza delle aziende fondate da italiani all&#8217;estero. <\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;Italia \u2013 spiega l&#8217;autore \u2013 conta oltre 5 milioni di aziende familiari e sono tantissime anche le imprese di italiani emigrati sparse per il mondo. Il mio interesse \u00e8 stato rivolto nella stesura del libro prevalentemente alla realt\u00e0 internazionale: ci sono nel mondo tanti grandi imprenditori italiani, nuovi potenziali protagonisti del panorama economico, che sono ancora sconosciuti nel loro Paese d&#8217;origine e questa tendenza va cambiata &#8220;. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 le aziende fondate da italiani all&#8217;estero dovrebbero avere pi\u00f9 considerazione? &#8220;La loro storia \u2013 continua lo studioso \u2013 \u00e8 caratterizzata dalla totale mancanza di assistenza da parte del mondo politico e istituzionale tricolore. All&#8217;estero esistono leggi e normative completamente diverse da quelle italiane e in molti casi l&#8217;imprenditore non ha ricevuto aiuto dalle associazioni e dagli enti locali, ma \u00e8 stato al contrario abbandonato a se stesso. Le family business create dagli emigrati sono un modello di capitalismo vincente, che deve essere degnato di maggiore attenzione e che va lodato e, soprattutto, copiato &#8220;. <\/p>\n<p>&#8220;Credo che l&#8217;Italia non abbia da imparare da nessuno in questo campo, neanche da noi imprenditori emigrati&#8221;, sostiene Ubaldo Larobina, titolare della australiana Italian Media Corporation (IMC). &#8220;Ma esiste comunque la possibilit\u00e0, per non dire la necessit\u00e0, di costituire un collegamento tra le ditte fondate all&#8217;estero e quelle in Italia finalizzato all&#8217;organizzazione di iniziative comuni: c&#8217;\u00e8 per\u00f2 bisogno di completare un lungo lavoro di ricerca che punta a valorizzare le potenzialit\u00e0 dei diversi settori &#8220;. <\/p>\n<p>&#8220;Bisogna cercare di cancellare l&#8217;idea che gli italiani all&#8217;estero siano quelli con la valigia di cartone &#8211; sostiene Luigi Pallaro, proprietario del Pallaro Group di Buenos Aires &#8211; E&#8217; un&#8217;idea assolutamente errata che rende difficile un corretto interscambio di esperienze tra le imprese in Italia e quelle all&#8217;estero. L&#8217;attenzione dall&#8217;Italia per le societ\u00e0 fondate da noi emigrati \u00e8 sempre stata troppo scarsa. All&#8217;estero c&#8217;\u00e8 un patrimonio unico e incredibile che va valorizzato e sostenuto: c&#8217;\u00e8 un forte attaccamento all&#8217;Italia anche nelle nuove generazioni e bisogna sfruttare questa situazione &#8220;. <\/p>\n<p>&#8220;Per anni siamo stati completamente trascurati&#8221;, \u00e8 l&#8217;opinione di Pietro Bajocchi, titolare a Il Cairo della societ\u00e0 Bajocchi Gioielli ltd e della neonata Valentini by Bajocchi S.p.A., Vice Presidente per l&#8217;Africa della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo (CIIM). &#8220;Veniamo rivalutati solamente adesso grazie al lavoro del Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia, che punta molto su di noi e ha invertito una spiacevole tendenza: prima, venivamo quasi trattati come profughi, come un fardello spiacevole da non ricordare. Non credo molto che noi imprenditori italiani all&#8217;estero \u2013 la famiglia Bajocchi \u00e8 emigrata in Egitto circa 140 anni fa \u2013 possiamo insegnare qualcosa ai connazionali in Italia, ma sicuramente possiamo essere un notevole aiuto per loro, perch\u00e9 abbiamo aperto la strada alla conoscenza nel mondo dei prodotti italiani e della qualit\u00e0 del nostro mercato &#8220;. <\/p>\n<p>Il libro analizza esclusivamente le imprese fondate da emigrati dello Stivale, tralasciando l&#8217;attivit\u00e0 di filiali e succursali di ditte con sede centrale in Italia. &#8220;Ho studiato a lungo il tema &#8211; dice Zocchi -Per avere un quadro il pi\u00f9 preciso possibile della situazione delle nostre imprese all&#8217;estero mi sono servito degli archivi e dell&#8217;assistenza del Ministero degli Italiani nel Mondo, della Banca d&#8217;Italia e di Confindustria. Ho fatto anche diversi viaggi, in Messico, Cuba, Santo Domingo, Brasile e Stati Uniti, per valutare personalmente alcune di queste realt\u00e0 e verificare le caratteristiche di tali imprese: l&#8217;italiano che \u00e8 andato all&#8217;estero ha fondato imprese che hanno, in media, una cinquantina di dipendenti e sono, di conseguenza, pi\u00f9 grandi delle ditte che operano in Italia. I settori in cui siamo pi\u00f9 attivi nel mondo sono sicuramente quelli del turismo, del commercio, dei manufatti, mentre mancano quasi completamente le industrie artigiane &#8220;. <\/p>\n<p>Nato a Gallarate, Walter Zocchi \u00e8 docente di Economia e Business Family presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano e presidente del Centro Studi sull&#8217;impresa di famiglia &#8220;Di padre in figlio &#8220;. La sua ultima opera pu\u00f2 vantare la presentazione di Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Confindustria, la prefazione di Franco Fontana, Preside della facolt\u00e0 di Economia all&#8217;Universit\u00e0 LUISS Guido Carli di Roma e la recensione di Antonio Marzano, Ministro delle Attivit\u00e0 Produttive. &#8220;Il modello del capitalismo familiare non pu\u00f2 prescindere dalla analisi qualitativa e quantitativa dei suoi tre elementi caratterizzanti: la famiglia, l&#8217;azienda di famiglia e il patrimonio dell&#8217;imprenditore. In questi anni si stanno evolvendo tutti e tre gli elementi, che sovrapponendosi ed intrecciandosi costituiscono il cosiddetto family business &#8220;. <\/p>\n<p>Come dovranno evolversi le family business in Italia per mantenersi competitivi e crescere sui mercati? &#8220;Dovranno seguire l&#8217;esempio delle ditte connazionali all&#8217;estero&#8221;, prosegue Zocchi. &#8220;Fino a quando gli imprenditori tricolore rimarranno convinti di dover detenere il 100% delle loro propriet\u00e0, o anche solo il 51%, non riusciranno a crescere. Bisogna capire che, anche non detenendo la maggioranza assoluta delle ditte, si pu\u00f2 mantenerne la propriet\u00e0: spero che il recente esempio della famiglia Agnelli, che non ha pi\u00f9 il 51% della Fiat, possa aprire la strada a una inversione di tendenza. L&#8217;imprenditore italiano se cede qualche quota non si sente pi\u00f9 tale: all&#8217;estero \u00e8 invece la norma, in alcuni mercati come quello cinese \u00e8 addirittura reso obbligatorio dalla legge &#8220;. Walter Zocchi, nel suo volume, dichiara esplicitamente che &#8221; se rimarranno chiuse in se stesse le ditte tricolori non si svilupperanno e creeranno a lungo andare dissapori nelle famiglie, e se la famiglia \u00e8 in preda alle conflittualit\u00e0 nessuna riorganizzazione aziendale, finanziaria, economica o del personale potr\u00e0 mai produrre esiti miracolosi . Se invece si apriranno e delegheranno alcune loro quote a nuovi soci, o ai dipendenti pi\u00f9 meritevoli, potranno avere un notevole sviluppo &#8220;. <\/p>\n<p>La pubblicazione de &#8220;Il Family Business&#8221; \u00e8 solo il primo passo di un lungo studio. &#8220;Ho gi\u00e0 presentato un progetto al Ministero degli Italiani nel Mondo \u2013 conclude l&#8217;autore \u2013 che prevede al primo punto la redazione di un completo ed esauriente censimento delle aziende fondate da italiani emigrati. Solo in un secondo momento si potr\u00e0 portare avanti un discorso pi\u00f9 incisivo, che vedr\u00e0 anche lo creazione di poli di eccellenza con le universit\u00e0 estere. Ho gi\u00e0 ricevuto in queste settimane richieste da Russia, Cina, Paesi dell&#8217;Est e del mondo arabo per spiegare ai giovani le caratteristiche delle imprese italiane. Dobbiamo esportare il nostro know-how e possiamo farlo &#8220;. <\/p>\n<p>&#8220;Qualsiasi iniziativa in quest&#8217;ottica \u2013 spiega Larobina \u2013 non potr\u00e0 prescindere dall&#8217;operato della CIIM&#8221;. La Confederazione \u00e8 gi\u00e0 da qualche tempo &#8220;al lavoro per proseguire lungo questa strada \u2013 sostiene Bajocchi \u2013 anche per porre le basi per un eventuale business di ritorno, ma dovr\u00e0 prima essere sviluppato un adeguato sistema di leggi per garantire a noi imprenditori le condizioni migliori per investire in Italia, perch\u00e9 non potr\u00e0 bastare il nostro patriottismo &#8220;. <\/p>\n<p>&#8220;Il Governo italiano ha avviato una vera politica per gli italiani nel mondo solo nel 1960&#8221;, conclude Pallaro. &#8220;Storicamente non vi \u00e8 stata assistenza per gli emigrati, e quindi neanche per gli imprenditori emigrati, che hanno dovuto ingegnarsi e imporsi sul mercato con le loro sole forze: ora c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 attenzione, soprattutto grazie alla creazione dell&#8217;apposito Ministero, ma la strada \u00e8 ancora lunga e bisogna cercare di recuperare il tempo perduto. Se verr\u00e0 portata avanti una politica intelligente, la presenza di family business italiane all&#8217;estero potr\u00e0 garantire al Paese numerose teste di ponte in tutto il mondo, facilitandone lo sviluppo in tutti i settori&#8221;. <\/p>\n<p>Notiziario NIP &#8211; News ITALIA PRESS agenzia stampa &#8211; N\u00b0 1 &#8211; Anno XII, 3 gennaio 2005<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano \u2013 E&#8217; in uscita in questi giorni il libro di Walter Zocchi intitolato &#8220;Il Family Business. 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