{"id":25919,"date":"2009-01-09T00:00:00","date_gmt":"2009-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/commercio-estero-bilancia-in-rosso-nel-2005\/"},"modified":"2009-01-09T00:00:00","modified_gmt":"2009-01-09T00:00:00","slug":"commercio-estero-bilancia-in-rosso-nel-2005","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/commercio-estero-bilancia-in-rosso-nel-2005\/","title":{"rendered":"Commercio estero: bilancia in rosso nel 2005"},"content":{"rendered":"<p>Aumenta il deficit (-5,9 miliardi di euro) nei primi quattro mesi del 2005, a fronte di un saldo negativo di 2,9 miliardi nello stesso periodo del 2004. Rallentano in aprile entrambi i flussi di interscambio con l&#8217;estero: export +1,6% e import +6,5% nei dati tendenziali in valore; +5,0% e +8,2% rispettivamente la crescita nel primo quadrimestre, ma l&#8217;andamento dei volumi rimane pressoch\u00e9 piatto. Sono in netta frenata le vendite nei paesi dell&#8217;Unione europea; segnano il passo Stati Uniti, Giappone, Cina e paesi emergenti dell&#8217;Asia. Vanno meglio l&#8217;area Opec, l&#8217;America latina e la Russia. Euro forte e caro petrolio pesano sul quadro congiunturale del 2005, che vede in affanno gran parte dei settori del made in Italy, insieme ai mezzi di trasporto (auto). <\/p>\n<p>Con una crescita tendenziale in valore pari al 5,0% nei primi quattro mesi del 2005, le esportazioni italiane verso i paesi dell&#8217;Unione europea e quelli extra Ue mostrano un certo rallentamento rispetto alla positiva dinamica del 2004 e dell&#8217;inizio di quest&#8217;anno; e non riescono pi\u00f9 a compensare, di conseguenza, l&#8217;aumento sostenuto delle importazioni (+8,2% nello stesso periodo), soprattutto a causa dell&#8217;alto prezzo del petrolio e di numerose materie prime. A ci\u00f2 si aggiunge la crescente agguerrita concorrenza proveniente dalla Cina, che interessa ormai gran parte dei prodotti del made in Italy, dal tessile-abbigliamento alla calzature e alla meccanica a minor valore aggiunto. Avanza cos\u00ec il rosso della bilancia commerciale, che nel gennaio-aprile 2005 ha sfiorato i 6 miliardi di euro, in netto peggioramento sullo stesso periodo del 2004 (2,9 miliardi), alimentato da un lato dal deficit energetico e, dall&#8217;altro, dall&#8217;invasione dei prodotti cinesi. In pi\u00f9, l&#8217;industria italiana soffre il calo di competitivit\u00e0 sui prezzi rispetto ai partner dell&#8217;area euro; si registra, per esempio, una perdita di quote di mercato nei confronti della Germania.<\/p>\n<p>L&#8217;export italiano \u00e8 tornato ad aumentare nel 2004, dopo un biennio 2002-2003 in sensibile flessione per il 2-3% annuo nei dati della contabilit\u00e0 nazionale (-1,5% circa la sola componente merci nelle statistiche Istat). I risultati complessivi del nostro commercio estero hanno infatti seguito, sia pure a distanza, il rafforzamento della congiuntura internazionale e, quindi, della domanda mondiale, trainata dal Nord America e dall&#8217;Asia (Cina in testa). E&#8217; un segnale importante, perch\u00e9 avviene in un contesto in cui l&#8217;economia europea appare ancora debole e incerta. Nell&#8217;ultimo trimestre dell&#8217;anno si \u00e8 fatto sentire, per\u00f2, l&#8217;effetto del supereuro sui comparti del made in Italy, che rende difficilmente replicabile la notevole accelerazione dell&#8217;export registrata nella parte centrale del 2004. Il caro petrolio, a sua volta, ha determinato un sensibile aumento del valore delle merci importate, tale da incidere in misura decisiva sui flussi di interscambio.<\/p>\n<p>E&#8217; peggiorato in particolare, rispetto allo stesso periodo di un anno prima, il saldo commerciale, che ha cambiato di segno (-1,5 miliardi), mentre tornano in affanno le esportazioni, sia verso l&#8217;Unione europea ma anche nei paesi extra Ue , dove sono a rischio a causa dell&#8217;eccessiva svalutazione del dollaro. La forte crescita dell&#8217;economia internazionale ha, dunque, favorito la ripresa delle nostre vendite all&#8217;estero, nonostante l&#8217;apprezzamento dell&#8217;euro e la conseguente erosione dei margini di competitivit\u00e0 di prezzo. Questi ultimi fattori stanno, peraltro, determinando una netta contrazione della quota italiana nel commercio mondiale, passata dal 4% a circa il 3% negli ultimi cinque anni, se misurata a valori costanti, con una tendenza che sembra inevitabile nel prossimo futuro e pu\u00f2 essere contrastata solo con un riposizionamento strategico dell&#8217;industria esportatrice (nei settori dove la concorrenza \u00e8 soprattutto basata sulla qualit\u00e0 e l&#8217;innovazione). <\/p>\n<p>L&#8217;andamento del commercio estero italiano ha mostrato nei dati complessivi del 2003 una marcata debolezza in entrambi i flussi dell&#8217;interscambio. Ma il calo pi\u00f9 sensibile si \u00e8 registrato per le esportazioni, che sono diminuite in misura rilevante verso i paesi extraeuropei (-4,8%), mentre hanno continuato a segnare il passo in quelli Ue. Il declino dell&#8217;export ha risentito, in particolare, della persistente stagnazione della domanda mondiale e del forte apprezzamento dell&#8217;euro rispetto al dollaro, che spiega in gran parte la flessione delle vendite sui mercati extraeuropei. I soli modesti risultati positivi sono stati messi a segno con i paesi nuovi entrati nella Ue, la Turchia, la Russia e, in Europa, con la Spagna e la Svizzera; mentre le riduzioni pi\u00f9 accentuate hanno riguardato gli Stati Uniti, l&#8217;America latina e gran parte dei paesi asiatici. La posizione competitiva del made in Italy \u00e8, inoltre, minacciata dalla crescente penetrazione delle merci provenienti dalla Cina (e rilevanti per il modello di specializzazione italiano) sui principali mercati di sbocco delle nostre esportazioni. Ne \u00e8 risultato un forte ridimensionamento del surplus commerciale, sceso nel 2003 ad appena 1,6 miliardi di euro, il saldo pi\u00f9 modesto dall&#8217;ormai lontano 1992. <\/p>\n<p>Anche il 2002 si era delineato come un anno difficile e contrastato per la bilancia commerciale italiana; un&#8217;analoga evoluzione \u00e8 stata, del resto, registrata nel 2001, ma con un profilo temporale rovesciato (la seconda met\u00e0 dell&#8217;anno in recessione, mentre il 2002 nello stesso periodo \u00e8 apparso in moderato recupero). I saldi della bilancia, a partire dal trimestre primaverile 2001, sono stati in miglioramento nei confronti dello stesso periodo di un anno prima, ma le esportazioni e, soprattutto, le importazioni hanno mostrato una sensibile decelerazione nella loro dinamica tendenziale annua, che dopo l&#8217;estate era diventata complessivamente negativa. E&#8217; quanto mettono in evidenza i dati a cadenza mensile sull&#8217;interscambio commerciale con i paesi europei ed extraeuropei, in perdita di velocit\u00e0 a causa del freno rappresentato dall&#8217;indebolimento della congiuntura internazionale e interna. <\/p>\n<p>Le caratteristiche di fondo che hanno determinato la perdita di competitivit\u00e0 del made in Italy negli ultimi anni si sono via via accentuate e spiegano la recente tendenza negativa della nostra bilancia commerciale: da un avanzo di 36 miliardi di euro (quasi 70mila miliardi di lire) nel 1996, pari a ben il 4% del Pil, si passa al sostanziale pareggio del 2000, a causa del forte aumento della bolletta energetica, che sale a circa 29 miliardi di euro &#8211; nel 2001-2003 essa si attesta, poi, a 26-27 miliardi, per riportarsi a 29 miliardi nel 2004 &#8211; e degli effetti del deprezzamento dell\u2019euro sui flussi in valore delle importazioni. Il progresso delle esportazioni in quantit\u00e0 \u00e8 stato cos\u00ec annullato dal notevole peggioramento delle ragioni di scambio. Ma esaurita la spinta della svalutazione, riprende il deterioramento della bilancia commerciale, conseguenza della minore competitivit\u00e0 del nostro sistema produttivo, che si manifesta in pieno con l&#8217;apprezzamento dell&#8217;euro. Le vendite sui mercati esteri favorite dalla concorrenza di prezzo erano, infatti, sostenute fino alla met\u00e0 degli anni 90 dalle ricorrenti svalutazioni della lira. L&#8217;euro, per contro, ha accompagnato la progressiva perdita di quote di mercato dei prodotti italiani, avvenuta soprattutto nei settori tradizionali (tessile-abbigliamento, cuoio e calzature, mobili e articoli per la casa), a vantaggio dei paesi emergenti dell&#8217;Asia e dell&#8217;Europa orientale. In questi settori, al calo dell&#8217;export ha fatto da contraltare un sensibile aumento delle importazioni.<\/p>\n<p>Il Sole 24 Ore<br \/>\n16 giugno 2005 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aumenta il deficit (-5,9 miliardi di euro) nei primi quattro mesi del 2005, a fronte di un saldo negativo di 2,9 miliardi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[60],"class_list":["post-25919","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-notizie","tag-notizie-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25919","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25919"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25919\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25919"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25919"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25919"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}