{"id":25645,"date":"2009-01-09T00:00:00","date_gmt":"2009-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/il-prezzo-del-dollaro-sostenuto-da-cina-e-giappone\/"},"modified":"2009-01-09T00:00:00","modified_gmt":"2009-01-09T00:00:00","slug":"il-prezzo-del-dollaro-sostenuto-da-cina-e-giappone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/il-prezzo-del-dollaro-sostenuto-da-cina-e-giappone\/","title":{"rendered":"Il prezzo del dollaro sostenuto da Cina e Giappone"},"content":{"rendered":"<p>Stando alle previsioni di inizio d&#8217;anno il dollaro sarebbe dovuto essere a questo punto oltre 1,30 sull&#8217;euro mentre \u00e8 ben sotto quota 1,20 e ai livelli pi\u00f9 alti da 18 mesi sulla moneta unica europea e degli ultimi 24 mesi sullo yen.<\/p>\n<p>La decisa marcia al rialzo del tasso di riferimento della Federal Reserve, arrivato al 4% con dodici aumenti consecutivi e quindi doppio rispetto al tasso Bce, \u00e8 la causa immediata. <\/p>\n<p>La causa di fondo \u00e8 che il sistema monetario mondiale \u00e8 cambiato, vanno ripetendo soddisfatti quanti hanno sempre scartato l&#8217;ipotesi di un ritorno del dollaro ai livelli toccati alla met\u00e0 degli anni &#8217;90 e pari a 1,40 sull&#8217;euro-equivalente. La globalizzazione ha cambiato le regole, hanno sempre sostenuto. Lo ha ripetuto la settimana scorsa anche il governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan. <\/p>\n<p>In un mondo molto pi\u00f9 finanziariamente interconnesso, il deficit dei conti americani con l&#8217;estero pu\u00f2 cos\u00ec anche arrivare al mai visto e non lontano 7% del prodotto interno lordo senza che il dollaro debba precipitare per consentire il riaggiustamento.<\/p>\n<p>L&#8217;unica cosa certa \u00e8 che fare previsioni a breve sui cambi \u00e8 arrischiato e praticamente impossibile. Altrettanto certo per\u00f2 \u00e8 che le cause di fondo di debolezza di una moneta, capaci di farsi sentire sia pure in tempi difficilmente prevedibili (ma comunque nell&#8217;arco di alcuni, e non molti, anni), sono abbastanza identificabili e consentono previsioni ragionevolmente credibili: nel lungo periodo il dollaro dovr\u00e0 scontare in qualche modo gli squilibri dei conti americani, e cio\u00e8 il deficit delle partite correnti con l&#8217;estero , il deficit dei conti pubblici, l&#8217;azzeramento del risparmio delle famiglie. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti sono nel tempo la prima potenza leader del mondo industriale che, a differenza di quanto fecero un tempo Gran Bretagna, Germania e Francia, non esporta ma importa capitali come saldo netto, e importa grossomodo il 50% di beni in pi\u00f9 rispetto alle esportazioni, un buco che i servizi non riescono a pareggiare. Alla fine, riequilibra il conto esportando dollari, in quella che vari teorici hanno ribattezzato come una &#8220;Bretton Woods II&#8221;, che pu\u00f2 durare a lungo secondo alcuni e che ha il tempo contato secondo altri. <\/p>\n<p>\u00abQuale che sia il giudizio che una miglior valutazione dar\u00e0 su queste dispute accademiche, resta chiaro come il sistema monetario che abbiamo descritto ha del fiato in corpo\u00bb, hanno scritto venerd\u00ec 4 novembre scorso Michael Dooley, Peter Garber e David Folkerts-Landau, tre economisti collegati con Deutsche Bank. Per loro la ripresa del dollaro \u00e8 la dimostrazione che la tesi di una Bretton Woods 2, avanzata dai tre per la prima volta nel settembre 2003 e ribadita da allora pi\u00f9 volte, \u00e8 valida. Come Bretton Woods si basava sulle parit\u00e0 con il dollaro e sulla parit\u00e0 dollaro-oro in un patto sottoscritto, cos\u00ec oggi il sistema del dollaro, relativo soprattutto all&#8217;area del Pacifico, si basa sulla volont\u00e0 di Giappone e Cina di tenere stabile il cambio con la moneta Usa. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il miglior cliente, comperano molto perch\u00e9 consumano al di l\u00e0 del risparmio nazionale, si indebitano, ma Giappone e Cina sono e continuano ad essere disposti a colmare la differenza investendo negli Usa, sottoscrivendo titoli del Tesoro e altro, acquistando in dollari e supportando quindi la moneta.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di sostenere questi deficit \u00ab\u00e8 un fenomeno di mercato che riflette la globalizzazione\u00bb, ha detto la settimana scorsa Greenspan, continuando a sottoscrivere la tesi dei tre economisti. Che \u00e8 poi quanto detto nel &#8217;65 dall&#8217;economista francese Jacques Rueff, padre del &#8220;franco pesante&#8221; e analista della critica gollista al &#8220;vecchio&#8221; Bretton Woods quando diceva: \u00abSe avessi un accordo con il mio sarto in base al quale qualsiasi somma che gli pago torna indietro lo stesso giorno sotto forma di prestito, non avrei nessuna difficolt\u00e0 a continuare ad ordinargli vestiti\u00bb. Il cliente che riceve i prestiti sono sempre gli Stati Uniti, mentre il sarto era con Bretton Woods 1 soprattutto l&#8217;Europa ed \u00e8 oggi l&#8217;Asia.<\/p>\n<p>Regger\u00e0? Chi pensa di s\u00ec ritiene che il sistema \u00e8 integrato, tutti cercheranno di evitare aggiustamenti bruschi e drammatici e che la Fed, aumentando i tassi, riuscir\u00e0 ad avviare, se coadiuvata dalle scelte di politica economica di Washington, un lento riaggiustamento dei conti americani. Chi pensa di no teme che la fine sar\u00e0 traumatica, come nel caso di Bretton Woods 1, e che la ripresa del dollaro spinta dal tasso al 4% peggiora la situazione perch\u00e9 ritarda il rientro dal deficit delle partite corenti Usa. Queste avrebbero bisogno di un dollaro pi\u00f9 basso, stimolo alle esportazioni e freno alle importazioni. \u00abPu\u00f2 durare la simbiosi fra gli Stati Uniti e i suoi creditori?\u00bb si chiedeva a settembre un&#8217;attenta analisi del Levy Economics Institute di Bard College.<\/p>\n<p> Il Paese non pu\u00f2 indebitarsi all&#8217;infinito e le opzioni per gli Stati Uniti si stanno restringendo, era la risposta. Solo un coordinamento internazionale con politiche restrittive negli Stati Uniti e di stimolo altrove pu\u00f2 pilotare in alvei meno rischiosi gli squilibri americani. Il dollaro, come si diceva un anno fa, dovrebbe tornare a scendere. Ma quando e di quanto \u00e8 difficile dire. <\/p>\n<p>Fonte:<br \/>\nIl Sole 24 Ore<br \/>\ndi Mario Margiocco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stando alle previsioni di inizio d&#8217;anno il dollaro sarebbe dovuto essere a questo punto oltre 1,30 sull&#8217;euro mentre \u00e8 ben sotto quota [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[60],"class_list":["post-25645","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-notizie","tag-notizie-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25645","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25645"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25645\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25645"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25645"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25645"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}