{"id":25597,"date":"2009-01-09T00:00:00","date_gmt":"2009-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/voglia-di-mediterraneo-tra-le-banche\/"},"modified":"2009-01-09T00:00:00","modified_gmt":"2009-01-09T00:00:00","slug":"voglia-di-mediterraneo-tra-le-banche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/voglia-di-mediterraneo-tra-le-banche\/","title":{"rendered":"Voglia di Mediterraneo tra le banche"},"content":{"rendered":"<p>Non solo l&#8217;Europa, ma anche i Paesi mediterranei. Va anche verso Sud l&#8217;espansione all&#8217;estero del sistema bancario italiano, a cui oggi si \u00e8 aggiunto un nuovo tassello con l&#8217;acquisto da parte del Sanpaolo dell&#8217;80% della Banca Italo Albanese.<\/p>\n<p>Mentre Unicredit, gi\u00e0 forte sull&#8217;Europa orientale, va alla conquista del mercato tedesco acquistando Hvb, a muoversi \u00e8 ora l&#8217;istituto guidato da Enrico Salza e Pietro Modiano, che sborser\u00e0 40,8 milioni di dollari per controllare l&#8217;albanese Bia,  figurando come primo azionista seguito dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. A vendere sono stati il ministero delle Finanze albanese e Capitalia, che aveva il 40% delle azioni. L&#8217;istituto guidato da Matteo Arpe romano ricaver\u00e0 una plusvalenza a livello consolidato superiore a 11 milioni.<\/p>\n<p>Una mossa, quella del Sanpaolo, che da un lato si ricollega all&#8217;espansione verso Est, tendenza ormai consolidata presso diversi istituti di credito italiani. Ma che rappresenta anche un passo avanti nella rete di partecipazioni italiane nelle banche dei Paesi mediterranei.  Quello in corso \u00e8 un processo graduale, man mano che &#8211; come per l&#8217;Europa Orientale, del resto &#8211; le rispettive realt\u00e0 aprono la propria economia al mercato, si dotano di istituzioni democratiche e abbattono il rischio-Paese. Proprio Sanpaolo, del resto, \u00e8 stato tra gli istituti pionieri, quelli che per primi hanno deciso di consolidare la loro presenza nei Paesi dell&#8217;area mediterranea acquisendo direttamente una partecipazione.<\/p>\n<p>L&#8217;istituto torinese si mosse gi\u00e0 nel 1999, entrando con il 5,61% nella Banque Arabe Internationale de Tunisie, prima banca privata dello Stato nordafricano. Nel frattempo altre banche hanno intrapreso la stessa strada, mettendo un piede sulle sponde del Mediterraneo per non perdere il treno rappresentato dalla presenza in aree emergenti e per questo promettenti, perch\u00e9 ad alto tasso di sviluppo: in prima fila Unicredit (presente in Turchia, Israele, Marocco), ma anche Meliorbanca, il Monte dei Paschi o il Credito Emiliano.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 folta la schiera degli altri Paesi che si affacciano sulla soglia di una fase di sviluppo che potrebbe essere molto promettente per il business del credito:  dall&#8217;Algeria alla Libia, dall&#8217;Egitto al Libano, tutti Stati dove per il momento le banche italiane sono presenti con agenzie, filiali o uffici di rappresentanza. La tendenza l&#8217;ha illustrata poco tempo fa l&#8217;Abi. Secondo l&#8217;organismo guidato da Maurizio Sella, gi\u00e0 soltanto dal punto di vista geografico l&#8217;area mediterranea rappresenta per gli istituti di credito italiani una grande opportunit\u00e0. Per questo c&#8217;\u00e8 da scommettere su una prossima crescita per acquisizioni da parte delle banche italiane nei Paesi mediterranei.  E se finora l&#8217;Europa Orientale \u00e8 stata un punto di riferimento dell&#8217;espansione all&#8217;estero, grazie anche all&#8217;opportunit\u00e0 rappresentata dall&#8217;allargamento dell&#8217;Ue a dieci nuovi membri, ora qualcosa comincia a muoversi per la cosiddetta \u00absponda Sud\u00bb. <\/p>\n<p>Fonte:<br \/>\nIl Giornale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non solo l&#8217;Europa, ma anche i Paesi mediterranei. 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