{"id":24682,"date":"2009-01-09T00:00:00","date_gmt":"2009-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/la-vera-impresa-forte-e-la-pmi\/"},"modified":"2009-01-09T00:00:00","modified_gmt":"2009-01-09T00:00:00","slug":"la-vera-impresa-forte-e-la-pmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/la-vera-impresa-forte-e-la-pmi\/","title":{"rendered":"La vera impresa forte \u00e8 la Pmi"},"content":{"rendered":"<p>Paolo Preti, docente della Bocconi, spiega perch\u00e9 piccole e medie imprese devono continuare a essere l&#8217;asse portante dell&#8217;economia italiana<br \/>\nLuigi Ferro <\/p>\n<p>Dov&#8217;\u00e8 finito il dibattito sul declino? Dove sono finite le dotte discussioni sulla struttura industriale italiana? Il cambio di governo e l&#8217;accelerata dell&#8217;economia (complice anche la ripresa della Germania) hanno azzerato una discussione che \u00e8 diventata presto parte della polemica politica perdendo quindi il suo iniziale carattere accademico. Non che questo gli garantisse una particolare oggettivit\u00e0. Almeno di ci\u00f2 \u00e8 convinto Paolo Preti, docente della Scuola di direzione aziendale della Bocconi (e direttore del master per le piccole imprese) che, insieme alla sua collega Marina Puricelli, al tema del declino ha dedicato parte del suo libro \u201cl&#8217;impresa forte\u201d (Egea, 15 euro, 140 pp.), un manifesto per le piccole imprese che secondo gli autori devono rimanere l&#8217;asse portante del sistema industriale italiano. Perch\u00e9 il problema dell&#8217;Italia, come spiega in questa intervista Paolo Preti, non sta certo nelle dimensioni delle aziende. <\/p>\n<p>Il dibattito sul declino era solo fuffa politico-ideologica o c&#8217;era anche della sostanza?<br \/>\n\u201cChesterton dice che la pi\u00f9 grande verit\u00e0 meno qualcosa corrisponde alla pi\u00f9 grande menzogna. Diciamo che esiste un modo per fare ideologia smaccato pi\u00f9 facile da scoprire e c&#8217;\u00e8 un modo pi\u00f9 furbo. I declinisti che sono persone intelligenti e quasi tutti economisti politici non aziendali, citano dati veri, ma parziali.<br \/>\nUno dei dati che solo un anno e mezzo fa, sotto elezioni e in piena bagarre declinista, ricorreva era quello relativo al il contributo italiano all&#8217;export internazionale da tutti indicato in continua diminuzione.<br \/>\nSolo che lo era dal &#8217;93 ed era misurato in quantit\u00e0 non in valore. In pezzi esportati \u00e8 vero che \u00e8 minore rispetto a prima, ma l&#8217;altro dato avrebbe detto che l&#8217;importo in valore aumentava sia pure di poco.<br \/>\nQuesto non significa che bisogna stare tranquilli, ma, per fare un esempio, che esportavamo meno Fiat e pi\u00f9 Ferrari. Dietro c&#8217;era il fatto che l&#8217;Italia non stava perdendo il treno, ma cambiando l&#8217;offerta produttiva. Meno automobili per un mercato medio-basso ma pi\u00f9 prodotti di livello\u201d.<\/p>\n<p>Il dato doveva essere utilizzato in positivo.<br \/>\n\u201cSia pure in modo moderato aveva un risvolto positivo. Gli altri esempi riguardavano il tessile-abbigliamento in gravissima crisi dopo la caduta delle barriere doganali con la Cina. Verissimo. Solo che ci si dimenticava di aggiungere che il 12,5% delle importazioni cinesi di calzature sono made in italy e il 10% dell&#8217; import cinese del tessile-abbigliamento \u00e8 italiano.<br \/>\nMentre qui discutevamo sul fatto che molte Pmi del tessile-abbigliamento e del calzaturiero erano in crisi per la concorrenza cinese altre aziende, sempre italiane e sempre di piccole dimensioni, stavano completando la loro operazione di cambiamento. Che aziende erano? Erano aziende che facevano qualit\u00e0 innovazione e davano servizio.<br \/>\nI numeri o si dicono tutti, si fanno indagini approfondite o se ci si ferma al primo dato che conferma le proprie idee ecco che spunta l&#8217;ideologia raffinata, ma sempre ideologia, parzialit\u00e0 e non realt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Rimane il fatto che visto come \u00e8 cambiato il mondo negli ultimi anni in molti continuano a pensare che la struttura italiana non sia cambiata per nulla.<br \/>\n\u201cE&#8217; vero la struttura industriale italiana non \u00e8 cambiata. E se \u00e8 cambiata ha visto diminuire le grandi imprese e aumentare di poco le medie. Il corpo \u00e8 rimasto formato dalle piccole imprese. Ma questo non \u00e8 negativo perch\u00e9 noi non dobbiamo inseguire un modello di sviluppo economico che arriva dall&#8217;estero e in particolare dagli Stati Uniti.. Io credo che gli Usa abbiano molto da insegnare all&#8217;Europa e all&#8217;Italia, ma questo non vuol dire che dobbiamo imitarli in tutto.<br \/>\nLo sviluppo industriale statunitense \u00e8 soprattutto manageriale. Piccolo dato a sostegno. Harvard nasce cento anni fa, la Sda (la Scuola di direzione aziendale della Bocconi) che in Italia rappresenta l&#8217;eccellenza ha 32-33 anni. Noi siamo carenti da un punto di vista manageriale e forti da quello imprenditoriale.<br \/>\nIl manager \u00e8 un professionista della direzione d&#8217;azienda e questo si impara in universit\u00e0, l&#8217;imprenditore, invece, \u00e8 colui che ha un&#8217;idea. Il manager realizza le idee di altri con capacit\u00e0 che spesso chi ha le idee non ha. L&#8217;imprenditore \u00e8 un artista. E&#8217; uno che ha un&#8217;idea e la trova dove gli altri non la vedono. E&#8217; vero che la struttura non \u00e8 cambiata perch\u00e9 non pu\u00f2 cambiare e perch\u00e9 \u00e8 la nostra peculiarit\u00e0\u201d. <\/p>\n<p>Per\u00f2 spesso si dice anche che il governo dovrebbe favorire l&#8217;unione tra aziende.<br \/>\n\u201cIl problema non \u00e8 la struttura. Il problema \u00e8 valorizzare le Pmi che operano in un paese che non le difende. Il problema \u00e8 questo non la dimensione delle aziende. E quindi detassare la successione, defiscalizzare gli straordinari, attuare la semplificazione di Capezzone (una giornata per aprire una azienda), aiutare le piccole imprese ad andare all&#8217;estero. Molte cose si dovrebbero fare ma non nella direzione di aumentare le dimensioni. Che poi se qualche azienda cresce non \u00e8 male. Ma non \u00e8 quello il punto. Chi governa il paese dovrebbe riconoscere che la piccola e media impresa \u00e8 un bene comune che va difeso e tutelato. Mentre per me le Pmi sono Houdini incatenato in fondo al mare che ce la fa lo stesso a emergere\u201d.<\/p>\n<p>In certi settori per\u00f2 la grande impresa \u00e8 necessaria.<br \/>\n\u201cSicuramente. Per\u00f2 la dimensione non \u00e8 un bene assoluto. N\u00e9 piccolo \u00e8 bello n\u00e9 grande \u00e8 necessario. Ognuno deve trovare la sua dimensione di riferimento. Ferrari e Fiat fanno auto solo che la prima deve restare piccola e l&#8217;altra grande. La dimensione \u00e8 una variabile gestionale attraverso la quale l&#8217;imprenditore deve regolamentare il proprio business.<br \/>\nIn alcuni casi deve crescere rapidamente perch\u00e9 ci sono concorrenti che la mandano fuori mercato in altri deve restare piccolo perch\u00e9 diventare grande vorrebbe dire perdere vantaggi competitivi. Non c&#8217;\u00e8 un must. Ognuno deve capire qual \u00e8 la dimensione di successo nel proprio business. La diversit\u00e0 nei settori e fra paesi, purch\u00e9 argomentata, \u00e8 un bene\u201d. <\/p>\n<p>Internet e la rivoluzione informatica aumentano per\u00f2 i problemi delle piccole imprese che non hanno al loro interno le competenze adatte.<br \/>\n\u201cSe c&#8217;\u00e8 una novit\u00e0 tecnologica la piccola impresa \u00e8 indietro. Dopodich\u00e9 sei mesi fa mi chiedevano quanto l&#8217;imprenditore italiano parla inglese. Non lo parla, ma \u00e8 in tutto il mondo. Non equivochiamo. Il linguaggio, in questo caso la tecnologia, quasi mai nell&#8217;impresa italiana prende il sopravvento su contenuto E&#8217; chiaro che un ottimo contenuto e un buon linguaggio portano l&#8217;azienda pi\u00f9 lontano.<br \/>\nMa sono convinto che tra un buon linguaggio e un medio pessimo contenuto e viceversa la seconda realt vince sulla prima. In sintesi, la Pmi pu\u00f2 migliorare e tecnologicamente \u00e8 indietro per\u00f2 non \u00e8 quello che fa la differenza perch\u00e9 se no non o si spiegherebbe il boom economico degli anni sessanta e altri eventi\u201d. <\/p>\n<p>L&#8217;impresa forte<br \/>\n\u201cLa piccola impresa non \u00e8 un incidente di percorso: costituisce una costante di lungo periodo dell&#8217;economia italiana. Ha ottenuto e garantisce sviluppo, espansione, internazionalizzazione. Non si pu\u00f2 (e non conviene) considerarla un vizio da correggere\u201d. Ilvo Diamanti nella prefazione al libro di Paolo Preti e Marina Puricelli, entrambi docenti alla Scuola di direzione aziendale della Bocconi, chiarisce subito qual \u00e8 la tesi del libro. L&#8217;impresa forte qui non \u00e8 la Fiat, ma i Rigoni che fanno le marmellate ad Asiago o Caprai che ha ridato nuova vita al vino Sagrantino. Il libro dei docenti bocconiani parte infatti da una esauriente analisi del dibattito sul declino per concludere che il nostro capitalismo ha sicuramente dei problemi che non stanno per\u00f2 nelle dimensioni aziendali. Una General Electric possiamo scordarcela perch\u00e9 non \u00e8 nel nostro Dna, mentre dovremmo aiutare le centinaia di migliaia di Pmi alle quali Preti presenta un decalogo di consigli condito da numerosi esempi di successo. Perch\u00e9 il docente bocconiano nutre una vera passione per la classe imprenditoriale italiana che non \u00e8 assolutamente in declino. Basterebbe lasciarli lavorare imitando magari quel Sarkozy che, \u201cin pochi mesi ha fatto di pi\u00f9 dei governi italiani di centrodestra e centrosinistra\u201d. <\/p>\n<p>Fonte:<br \/>\nSmau news<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo Preti, docente della Bocconi, spiega perch\u00e9 piccole e medie imprese devono continuare a essere l&#8217;asse portante dell&#8217;economia italiana Luigi Ferro Dov&#8217;\u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[60],"class_list":["post-24682","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-notizie","tag-notizie-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24682","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24682"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24682\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24682"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24682"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24682"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}