{"id":24348,"date":"2010-11-09T00:00:00","date_gmt":"2010-11-09T02:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/la-riforma-del-fondo-monetario-internazionale-piu-peso-a-cina-india-e-brasile\/"},"modified":"2010-11-09T00:00:00","modified_gmt":"2010-11-09T02:00:00","slug":"la-riforma-del-fondo-monetario-internazionale-piu-peso-a-cina-india-e-brasile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/la-riforma-del-fondo-monetario-internazionale-piu-peso-a-cina-india-e-brasile\/","title":{"rendered":"La riforma del Fondo monetario internazionale: pi\u00f9 peso a Cina, India e Brasile"},"content":{"rendered":"<p><span><\/p>\n<p>I vertici del Fondo monetario internazionale (Fmi) hanno approvato venerd&igrave; sera a Washington l&rsquo;accordo per la riforma dell&rsquo;istituzione. Previste una ripartizione dei diritti di voto pi&ugrave; conforme al peso delle economie emergenti, in particolare per la Cina, che ora diventa il terzo Paese pi&ugrave; importante del direttivo, dopo Stati Uniti e Giappone e prima di Germania, Francia e Regno Unito. Il board del Fondo monetario internazionale rimane a 24 posti, con le economie avanzate dell&#39;Unione Europea che perdono due seggi. Sul significato di questa intesa, Marco Guerra ha sentito Riccardo Moro, docente di Politiche dello sviluppo alla Statale di Milano e direttore della Fondazione &quot;Giustizia e Solidariet&agrave;&quot; della Conferenza episcopale italiana: <\/p>\n<p>R. &#8211; Da sempre si &egrave; contestato al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale di aver dei meccanismi decisionali interni in cui erano fondamentalmente rappresentati i Paesi del Nord del mondo e sostanzialmente esclusi tutti gli altri. Una riforma interna al Fondo e alla Banca, che si chiama &quot;delle voci e del voto&quot;, &egrave; stata avviata diversi anni fa: questo &egrave;, forse, il passo pi&ugrave; significativo, proprio perch&eacute; vede un ruolo decisamente pi&ugrave; rilevante della Cina ma anche degli altri Paesi emergenti. Da un lato, nulla da stupirsi perch&eacute; si tratta di una ricomposizione, di un riequilibrio per certi aspetti necessario e dall&rsquo;altro, va fatto notare che in questo riequilibrio i pi&ugrave; poveri rimangono comunque fuori. Le quote dell&rsquo;Africa non variano significativamente e nella &quot;stanza dei bottoni&quot;, sostanzialmente, assieme agli europei e agli occidentali adesso ci saranno un po&rsquo; di pi&ugrave; la Cina, l&rsquo;India e il Brasile, ma certamente non quelli che sono gli ultimi del pianeta.<\/p>\n<p>D. &#8211; Che cosa comporter&agrave; il maggiore spostamento d&rsquo;influenza in favore delle economie emergenti?<\/p>\n<p>R. &#8211; Forse un processo pi&ugrave; democratico in ambito decisionale. La crisi finanziaria del 2008 ha mostrato una maggiore vulnerabilit&agrave; di Europa, Giappone e Nord America e, viceversa, una pi&ugrave; forte capacit&agrave; di stabilit&agrave; in modo particolare dell&rsquo;America Latina, ma anche di diversi Paesi dell&rsquo;Asia. Il Fondo monetario internazionale &egrave; ora chiamato, maggiormente rispetto al passato, ad un ruolo di governance o quanto meno di monitoraggio e di consiglio. E&rsquo; interessante il fatto che questo monitoraggio non sia pi&ugrave; soltanto nelle mani dei Paesi occidentali. E&rsquo; una sorta di riapertura dei giochi che si sta verificando da qualche anno e che sicuramente l&rsquo;elezione di Obama da un lato e la crisi del 2008 dall&rsquo;altro hanno reso pi&ugrave; evidente e necessario.<\/p>\n<p>D. &#8211; A proposito di Obama, il peso crescente di Cina e India e le attenzioni del presidente americano rivolte all&rsquo;Asia sembrano dimostrare che il nuovo asse dell&rsquo;economia mondiale si sia spostato dall&rsquo;Atlantico al Pacifico&#8230;<\/p>\n<p>R. &#8211; Non vi &egrave; dubbio che vi sia una forte attenzione americana, o meglio statunitense, nei confronti dell&rsquo;Asia e non vi &egrave; dubbio che vi sia una forte attenzione nei confronti della Cina. E&rsquo; in corso una decisa tensione affinch&eacute; la Cina promuova il mercato interno, sposti verso il proprio interno una parte della propria produzione e abbia un corso dello yuan che sia pi&ugrave; rappresentativo dei poteri di forza in gioco. Per fare tutto questo, gli Stati Uniti si stanno rivolgendo, in modo particolare, al Sudest asiatico non cinese e all&rsquo;America Latina: fra qualche anno potremmo vedere una crescita consistente, da parte degli Stati Uniti, delle relazioni commerciali nord-sud interamericane e delle relazioni con il Pacifico non cinese. <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:<br \/>Radio Vaticana<br \/>(mg)<\/p>\n<p><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I vertici del Fondo monetario internazionale (Fmi) hanno approvato venerd&igrave; sera a Washington l&rsquo;accordo per la riforma dell&rsquo;istituzione. 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