{"id":24125,"date":"2010-01-12T00:00:00","date_gmt":"2010-01-12T02:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/dev.italcam.com.br\/noticia\/2010-brasile-in-pole-position\/"},"modified":"2010-01-12T00:00:00","modified_gmt":"2010-01-12T02:00:00","slug":"2010-brasile-in-pole-position","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italcam.com.br\/it\/2010-brasile-in-pole-position\/","title":{"rendered":"2010, Brasile in pole position"},"content":{"rendered":"<div>Gli &ldquo;emerging&rdquo; hanno superato l&rsquo;Occidente. E il paese di Lula continuer&agrave; a correre<\/div>\n<div>di Ugo Bertone<\/p>\n<p>Se i mercati finanziari non hanno perso la capacit&agrave; di saper anticipare i grandi trend dell&rsquo;economia, i segnali giunti dal 2009 anticipano una svolta storica. A giudicare dall&rsquo;andamento dei listini, infatti, spicca la capacit&agrave; dei Paesi Emergenti di emanciparsi per la prima volta dalle grandi piazze occidentali: i listini di Brasile, Cina e Russia hanno chiuso l&rsquo;anno con una crescita borsistica a tre cifre mentre l&rsquo;India, cresciuta &ldquo;solo&rdquo; dell&rsquo;80% abbondante, ha comunque registrato un&rsquo;ascesa tre volte superiore a quella dei listini dell&rsquo;Ovest. Ma non &egrave; solo questione di performance. <br \/>Nel corso dell&rsquo;anno &egrave; cresciuto il peso delle piazze asiatiche a scapito di Londra, cui non ha certo giovato l&rsquo;atteggiamento dell&rsquo;Unione Europea nei confronti degli hedge fund. I grandi creditori degli Usa, poi, hanno limitato lo shopping negli States, a differenza di quanto fecero i giapponesi negli anni Ottanta, ma hanno sviluppato relazioni tra di loro &ldquo;saltando&rdquo; il partner americano, come dimostra lo stretto legame tra Brasile e Cina piuttosto che i primi, timidi, tentativi di emancipare le transazioni sul greggio dalla moneta Usa. <br \/>Anche l&rsquo;India ha svolto un ruolo da protagonista, grazie ad un acquisto &ldquo;storico&rdquo; di oro dal Fondo Monetario che ha contribuito a proiettare stabilmente sopra quota mille le quotazioni del metallo giallo. <br \/>La Cina pu&ograve; ora vantare una serie di primati quasi impensabili solo pochi mesi fa: quattro tra le prime dieci banche del pianeta; Petrochina ha superato, per capitalizzazione, ogni altra corporation; le Borse di Hong Kong, Shangai e Shenzhen hanno ospitato pi&ugrave; Ipo, per importo e numero di matricole, dell&rsquo;intero mercato europeo. Colossi come Hsbc hanno gi&agrave; annunciato l&rsquo;intenzione di traslocare da Londra per trasferirsi nella piazza di Hong Kong. Negli ultimi dodici mesi, poi, la frana del dollaro ha provocato fenomeni nuovi, per certi versi sorprendenti. <br \/>&Egrave; stato il Brasile di Lula a introdurre per primo misure valutarie per frenare l&rsquo;afflusso di capitali dall&rsquo;estero: l&rsquo;esatto opposto di quanto, a scadenza periodica, i ministri delle finanze carioca hanno dovuto fare per pi&ugrave; di mezzo secolo per frenare l&rsquo;emorragia di ricchezza verso gli Usa o i paradisi fiscali. <br \/>Ora, misure del genere sono allo studio in altre Paesi, a partire dalla Cina impegnata in un aspro braccio di ferro per non rivalutare la moneta. Ma adesso? Certo, il passaggio del testimone da Ovest ad Est (oltre a quello, non meno importante, tra Nord e Sud) non &egrave; un fenomeno che possa esaurirsi nel giro di una stagione: non costa grossa fatica, perci&ograve;, consigliare di accrescere la percentuale di investimenti da destinare verso le aree emergenti. <br \/>Ma, si sa, in Borsa non esistono trend lineari, immuni da crisi o correzioni. In particolare, la Cina merita qualche precauzione: dietro il boom c&rsquo;&egrave; un eccesso di liquidit&agrave; che ha gi&agrave; investito il mercato finanziario. <\/p>\n<p><\/div>\n<div>Fonte:<br \/>Bluerating<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli &ldquo;emerging&rdquo; hanno superato l&rsquo;Occidente. 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