Learn as if you will live forever, live like you will die tomorrow.

   +1 555 87 89 56   80 Harrison Lane, FL 32547

Gamberi, una battaglia da 3,5 miliardi di dollari

MILANO • Tre miliardi e mezzo di dollari di sole importazioni negli Stati uniti, milioni di persone coinvolte in tutto il mondo nel commercio che rischiano gravi danni economici, e un braccio di ferro che, con ogni probabilità, arriverà sul tavolo del World Trade Organisation.

Non si tratta di noccioline. Per essere precisi si tratta di gamberetti. O meglio, della guerra in atto tra gli Usa e i Governi di Cina, Vietnam, Tailandia, India, Brasile ed Ecuador, i sei Paesi che coprano il 74% delle importazioni statunitensi.

Esasperati dalla concorrenza, i produttori americani sono scesi sul piede di guerra. L’anno scorso hanno chiesto dazi stellari, del 200%, contro gli esportatori asiatici, accusati di vendere a costi inferiori a quelli di mercato. Una manovra, lamentano, che ha fatto crollare il valore della produzione Usa dagli 1,25 miliardi di dollari del 2000 a 550 milioni nel 2002.

In luglio il Governo americano ha deciso di imporre tariffe del 112% sui gamberetti dalla Cina e del 93% su quelli dal Vietnam. Meno drastici, ma sempre cospicui, in dazi che dovrebbero essere imposti contro l’India (+27%) e il Brasile (+67%). Più morbidi quelle previste per l’Ecuador (+9%) e quelli, già in atto, verso la Tailandia (+9%).

Immediata la replica del Vietnam: «Questa decisione è ingiusta e combatteremo fino alla fine» ha risposto l’associazione ittica vietnamita. Al di là delle fondatezza delle accuse, il Vietnam ha tutte le ragioni per preoccuparsi. L’export di prodotti ittici rappresenta il terzo settore di entrate in valuta straniere dopo il petrolio e capi di vestiario e nel 2004 dovrebbe raggiungere un valore di 2,3 miliardi di $. Dal 1998 al 2002 le vendite di Hanoi agli Usa sono aumentate di sette volte e nel 2004 dovrebbero sfiorare i 600 milioni. I pescatori di gamberi nel Vietnam sono 3,5 milioni, vivono nelle campagne e dall’attività ricavano quasi tutti i mezzi di sussistenza. «I dazi americani — avvertono le Ong — avranno un impatto devastante sull’economia del Paese, già in difficoltà per l’innalzamento delle tariffe sul pesce gatto imposte l’anno scorso».

Dura la reazione del Brasile. Galvanizzato dalle recenti vittorie in sede Wto contro i sussidi americani ed europei su zucchero e cotone, Brasilia sta valutando le modalità del nuovo ricorso. Non resta che attendere il 24 novembre, quando l’amministrazione della Casa Bianca emetterà la decisione finale sui dazi contro Cina e Vietnam. Ma la battaglia si preannuncia dura.

Il Sole 24Ore
25/8/2004