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Sarà il fisico Cingolani a guidare il Mit italiano

ROMA – L’Istituto italiano di tecnologia (Iit), voluto dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti e dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti per dare una «scossa» al mondo della ricerca, prosegue il viaggio con l’obiettivo di diventare operativo entro la primavera del 2006.

Oggi a Genova, nella sede in via di ristrutturazione dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, il board of trust (il comitato di «governo» composto da 22 personalità accademiche tra cui 4 premi Nobel) nominerà il direttore scientifico e definirà le linee guida del piano scientifico dell’Istituto.

A guidare l’Mit italiano (così è stato soprannominato per la sua similitudine con il Massachusetts institute of technology di Boston) dovrebbe essere scelto Roberto Cingolani, docente di Fisica all’Università di Lecce e direttore del laboratorio nazionale di nanotecnologia.

Per l’occasione, questo pomeriggio ci saranno sia il ministro Moratti che quello all’Economia Domenico Siniscalco, il ragioniere generale dello Stato nonché commissario unico dell’Iit Vittorio Grilli, e il presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti.

Si tratta della prima volta che le 22 star del board si riuniscono nella sede di Genova. Tra queste figura un gruppo di accademici che lavorano all’estero come Yasuhito Arakawa (direttore del centro di nanotecnologie di Tokyo), Riccardo Giacconi (premio Nobel per la fisica), Paul Greengrad (premio Nobel per la medicina), Harold Varmus (presidente del Cancer center di New York e premio Nobel per la medicina), Giuseppe Vita (presidente del gruppo Shering di Berlino).

Tra le persone che lavorano in Italia ci sono Gabriele Galateri di Genola (presidente di Mediobanca), Pasquale Pistorio (numero uno di Stmicroelectronics e vicepresidente di Confindustria per la ricerca) e Jacopo Meldolesi (responsabile del laboratorio di neurobiologia molecolare al San Raffaele di Milano).

Nato quasi un anno fa, e tra le polemiche di una parte del mondo accademico, l’Istituto italiano di tecnologia ha una ponderosa dote di 1 miliardo di euro da gestire nell’arco di un decennio. La grossa novità risiede soprattutto nella sua forma giuridica, una Fondazione secondo il modello anglosassone, in grado di ridurre al minimo i tempi burocratici «che spesso rallentano e rendono più difficile la vita degli scienziati», ha detto più volte Vittorio Grilli.

Corriere della Sera
8/10/2004
Roberto Bagnoli