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Alitalia, perdite per 620 milioni

Approvata la semestrale. Dagli accordi sugli esuberi, oneri per 167 milioni
Titolo in picchiata (-4,04%).
Tempi stretti per l’approvazione di Bruxelles al piano industriale

PROFONDO rosso per Alitalia. Ieri il Consiglio di amministrazione ha approvato la semestrale, con una perdita di 620 milioni di euro. Indispensabile, quindi, ricapitalizzare la compagnia.

Entro il 15 dicembre sarà convocata l’assemblea straordinaria degli azionisti per deliberare l’aumento di capitale fino a 1,2 miliardi di euro, come previsto dal Piano Industriale 2005-2008.

Nuovi oneri arriveranno intanto dagli accordi con i sindacati sulla gestione degli esuberi: l’azienda infatti ha denunciato costi per 167 milioni di euro nell’arco di piano. Sui conti dell’azienda resta poi l’incognita legata al giudizio dei revisori. Infatti, l’attività di revisione da parte della società incaricata non si è ancora conclusa e il Collegio Sindacale, allo stato, non ha formulato osservazioni al riguardo».

Dunque un quadro che resta critico, mentre l’imminente arrivo del piano industriale a Bruxelles fa partire la difficile corsa contro il tempo per ottenere il via libera dell’Unione europea alla strategia di rilancio della compagnia aerea, prima che scada il mandato dell’attuale commissaria ai trasporti Loyola de Palacio.

A Bruxelles, però, quasi nessuno crede ancora che il progetto del presidente e amministratore delegato Giancarlo Cimoli possa essere autorizzato in tempi brevi. Anzi, molti danno credito all’ipotesi dell’apertura di una «indagine approfondita» da parte di Bruxelles. Uno scenario a cui sembra credere anche la borsa, dove ieri il titolo Alitalia ha chiuso con una perdita di oltre il 4%.

La stessa de Palacio – da molti ritenuta ben disposta nei confronti della compagnia italiana – ha ammesso ieri che difficilmente potrà essere lei a dare una «risposta definitiva» sul caso. «Sarebbe una grande soddisfazione», ha detto la commissaria spagnola, «ma non so se questo sarà possibile». Certo, ha aggiunto, «se ricevo il testo oggi, ed è chiaro e senza problemi, si può eventualmente considerare la possibilità di chiudere» entro il mandato dell’attuale Commissione. Un’eventualità «non impossibile», ma che resta «molto difficile», ha però precisato.

Le informazioni richieste dovrebbero arrivare presto sul tavolo della Commissione. «Da quello che mi risulta il piano per il salvataggio di Alitalia è stato trasmesso a Bruxelles», ha detto ieri pomeriggio il ministro del Welfare, Roberto Maroni, dicendosi «sicuro che la Commissione europea esprimerà la sua opinione in tempi ragionevolmente rapidi».

Ancora in serata però il portavoce della de Palacio confermava che il piano non era ancora stato notificato, restando quindi attuale la prima ipotesi che preannunciava l’arrivo del piano per domani, dopo il consiglio di amministrazione della compagnia che si dovrà esprimere anche sulla sussistenza della continuità aziendale.

Anche dando per scontato l’imminente arrivo delle informazioni, però, l’impressione prevalente a Bruxelles è che il piano Alitalia sarà esaminato dal successore di de Palacio, il francese Jacques Barrot. «I tempi tecnici sono tali da rendere praticamente impossibile una decisione prima di novembre», ha confermato oggi una fonte bene informata sulla vicenda. «È escluso che sul caso decida l’attuale Commissione», gli ha fatto eco una seconda fonte.

L’ultima riunione utile del collegio Ue per la de Palacio è quella del 26 ottobre prossimo. Resterebbero quindi meno di due settimane per chiudere una procedura che solitamente richiede almeno un mese.
Non solo. È anche probabile che sul piano venga aperta una «indagine approfondita» – fino ad un massimo di 18 mesi – da parte della Commissione europea allo scopo di chiarire alcuni punti che «non convincono» i funzionari di Bruxelles.

L’attenzione dell’Ue è rivolta in particolare al ruolo di Fintecna, alla privatizzazione della compagnia e alla presenza di privati nel piano di rilancio. L’apertura di una inchiesta così lunga potrebbe ostacolare il piano Cimoli.

Il Tempo
14 ottobre 2004