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Tasse, cosa si prepara

Aliquote più alte sulle rendite finanziarie, più basse sui redditi. Sarebbe questo il progetto di Domenico Siniscalco. E’ una vecchia idea di Tremonti, aggiornata (e ammorbidita) alle esigenze dei tempi.

La manovra sui guadagni finanziari mette di malumore banche e titolari di fondi. Ma la forte riduzione e la rimodulazione delle aliquote personali e da lavoro dovrebbe favorire il rilancio dell’economia

Il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, lo ha smentito come di prammatica: «Nessun progetto di aliquota unica sulle rendite finanziarie».
Ma come nascono i rumors? E di che si tratta, in dettaglio? Ma in effetti il progetto c’è. In sintesi si tratta di questo: ridurre le aliquote fiscali sui redditi; aumentare e uniformare quelle sulle rendite finanziarie; allo stesso livello (18 per cento) andrebbe portata quella sugli interessi dei conti correnti, oggi al 27.

VECCHIO PROGETTO TREMONTI
È un piano che risale all’ex ministro Giulio Tremonti, il quale avrebbe voluto finanziare un ben più robusto taglio delle imposte dirette con imposizione più alta sulle rendite. L’idea di Tremonti era di tassare queste ultime al 23 per cento, la stessa aliquota a cui sottoporre i redditi personali fino a 100 mila euro, mentre per quelli superiori ci sarebbe stata un’aliquota del 33.

Oggi quel progetto, che faceva parte del «contratto con gli italiani» di Silvio Berlusconi è stato drasticamente ridimensionato, sia per mancanza di copertura sia per contrasti nella maggioranza. L’idea di ridurre l’imposta personale «ai ricchi» non piace ad An e Udc, mentre Berlusconi non vi ha del tutto rinunciato.

DUE ALIQUOTE IRPEF (IRE): 23 E 39
Comunque sia, dal 2005 dovrebbe scattare la riduzione dell’Irpef, che si chiamerà Ire (Imposta sui redditi), e che vedrà tre sole aliquote: 23,33 e 39 per cento. Manca ancora la definizione degli scaglioni a cui applicare le aliquote. Ed An vorrebbe che ci fosse anche un’aliquota del 43 per cento, per i redditi più elevati.

Un piano, comunque, da 6-6,5 miliardi. Per il quale a livello tecnico e politico si sta da tempo studiando la copertura.

RENDITE, COSA CAMBIA
Ecco dunque rispuntare il riordino delle tasse sulle rendite finanziarie, che oggi sono una giungla.
Infatti si parte dal 12,5 per cento per arrivare al 27. Con la prima aliquota sono tassate le rendite da titoli pubblici (i Bot, per esempio) e le cedole obbligazionarie con scadenza superiore a 18 mesi. Inoltre i dividenti azionari per partecipazioni inferiori al 5 per cento delle imprese. Per quelle superiori la rendita viene tassata come reddito personale, ma solo relativamente al 40 per cento della quota detenuta. Anche i capital gains, i guadagni sull’aumento di valore delle azioni, oggi sono tassati al 12,5 per cento.

Insomma, un labirinto che è stato congegnato nel corso degli anni sostanzialmente con tre obiettivi: ridurre al minimo la tassa sui titoli di Stato; tassare poco anche i dividendi azionari e i capital gain, soprattutto nell’interesse dei fondi d’investimento (i privati che applicano il «fai da te» devono tenere una contabilità complicata, e fino a due anni fa venivano tassati sui cosiddetti guadagni virtuali, cioè sulla rivalutazione dei titoli in portafoglio anche se non li avevano materialmente venduti); infine scoraggiare il parcheggio di contanti sui conti correnti.

RENDITE TASSATE AL 18%
Su quest’ultimo fronte, del resto, si sono date da fare anche le banche, che aggiungono al fisco commissioni e gabelle varie.
L’idea di uniformare la tassa sulle rendite con un’aliquota unica, che potrebbe essere del 18 per cento, introdurrebbe un elemento di razionalità e giustizia fiscale. Se le rendite sono rendite, non si capisce perché ci siano trattamenti differenti.
Tutto ciò ovviamente non piace alle banche né ai fondi. Anche i piccoli investitori ne ricaverebbero una lieve penalizzazione, compensata dalla riduzione delle aliquote sul reddito. Infine restano i contrasti politici sull’insieme della manovra fiscale.
Per la prossima settimana Berlusconi ha annunciato un vertice della maggioranza che dovrebbe fissare dei punti un po’ più certi: se la riduzione fiscale va fatta con un decreto o con un provvedimento collegato alla Finanziaria, il tempo stringe.

Lì si capirà anche la sorte del progetto di riordino delle rendite. I suoi fautori potrebbero far valere due argomenti: in quasi tutti i paesi le rendite finanziarie sono tassate come reddito; e, secondo argomento, la tassazione delle rendite è sempre stato un cavallo di battaglia della sinistra. Dunque, almeno qui, sarà difficile accusare Siniscalco di voler beneficiare chi è già privilegiato.

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