Grandi gruppi, l’Eni sorpassa la Fiat
LE PRINCIPALI SOCIETÀ ITALIANE Il pubblico torna a guidare la classifica per fatturato nell’analisi dei bilanci 2003 di Mediobanca •
Il sistema industriale registra i primi segnali di ripresa dalla recessione: a guidare la riscossa l’energia insieme ad acciaio e costruzioni
MILANO • Un nocciolo di poche grandi aziende che però fa volume nel sistema industriale italiano, il collo di bottiglia delle medie imprese che non riescono a diventare grandi e una base allargata di tante piccole aziende che fanno numero ma spiegano solo una piccola fetta della produzione nazionale.
Il “censimento” realizzato da Mediobanca sui dati 2003 di 3.516 società, «Le principali società italiane», conferma nella struttura la peculiarità del tessuto imprenditoriale italiano e nella contingenza fornisce i primi segnali di timida ripresa dal pozzo fondo della recessione. Primi segnali che sembrano indicare che il fondo è stato toccato (nel 2002) perchè a tirare la volata per ora è solo il drappello di imprese che operano nel campo dell’energia insieme con i comparti che con l’energia sono legati a doppio filo, come quelli dell’acciaio e delle costruzioni laddove le aziende riescono a traslare sui prezzi dei propri manufatti l’aumento della bolletta energetica.
• I cento che contano. Per quanto riguarda l’industria, in particolare, sono state prese in considerazione 2.271 società — vale a dire il 40% delle imprese manifatturiere con oltre venti addetti — che fanno capo a 1.399 gruppi. Ebbene, aggregando i dati, si scopre che le prime cento società di questo campione spiegano quasi i due terzi del patrimonio netto del sistema e oltre l’80% degli utili.
Ibig.È lo Stato con l’Eni (ricavi per oltre 51 miliardi) a guidare la classifica dei gruppi di maggiori dimensioni in Italia. Un primato che lo Stato aveva perso dal ’95 con lo smantellamento dell’Iri e che oggi ha recuperato a spese del gruppo Ifi-Fiat (50,78 miliardi di fatturato nel 2003) che scivola al secondo posto.
Ma nella graduatoria per giro d’affari i movimenti non sono limitati al podio che vede confermato sul terzo gradino il gruppo Telecom Italia. Prosegue per esempio l’ascesa di Finmeccanica, nona per dimensioni nel 2001, sesta nel 2002, quinta lo scorso anno: occupa il posto che era di Edison che slitta in decima posizione. Riflette la crisi in cui si è impantanata Alitalia, giù dalla quindicesima alla ventunesima posizione con un calo del fatturato del 9% in controtendenza rispetto al settore trasporti. Pirelli, pur avendo limato il fatturato dai 6.733 milioni del 2002 ai 6.691 dell’anno scorso, scala una posizione, dal nono all’ottavo posto tra le maggiori imprese del Paese.
Chi invece è riuscito ad allargare il giro d’affari viene, come si diceva, dai settori dell’energia e collegati: Esso Italia passa dall’ottavo al settimo posto, Riva acciaio (che nel 2003 ha anche riportato i conti in utile) dal quattordicesimo al dodicesimo, Erg dal ventunesimo al quattordicesimo. Parmalat, per ovvi motivi, è stata cancellata dalle classifiche, ma con i 5,6 miliardi di fatturato accertato dall’amministrazione straordinaria per il 2003 si sarebbe piazzata davanti a Riva.
Nell’ambito delle top 50, Fininvest sale dal 19 al 16 posto; Barilla, grazie all’acquisizione di Harris, passa dal 23 17 posto; Fineldo (Merloni) dal 30 al 26 il gruppo Marcegaglia dal 49 al 41 il gruppo Lucchini dal 54 al 45 Menarini dal 51 al 48 I settori.
Qualche curiosità settoriale. Nel settore automotoristico, mentre il giro d’affari di Fiat Auto nel 2003 ha subito un ridimensionamento del 4% e quello di Autogerma (Volkswagen) dell’1%, Ford ha aumentato i ricavi del 9%, Bmw e Nissan Italia del 10%, Citroen del 44%. Ma a cedere terreno in Italia lo scorso anno è stata soprattutto Gm, che ha visto le vendite diminuire dell’8%.
Nella telefonia, la Telecom ha limato il fatturato dell’1% (ma all’interno del gruppo Tim si conferma in crescita con un +10%), mentre i ricavi Wind sono cresciuti del 9%. E, ancora, merita una segnalazione il comparto della grande distribuzione, che registra, con la sola notabile eccezione di Coin (-13% i ricavi), solo segni più, con aumenti del giro d’affari compresi tra il 7% e il 13 per cento.
Profitti & perdite. Le dimensioni non sono però garanzia di guadagno. Anzi, a scorrere le graduatorie, balza all’occhio che i big si dividono tra chi realizza grandi profitti e chi subisce grandi perdite. Eni, Enel, Tim e Telecom Italia (tornata in attivo nel 2003) dominano per redditività. Fiat (nonostante le perdite dimezzate rispetto all’anno prima), Wind (che pure ha ridotto il passivo), Alitalia ed E.Biscom (che è andata meglio nel primo semestre di quest’anno) sono invece i gruppi che lo scorso hanno in Italia hanno riportato maxi-rossi.
Sempre meno i campioni di sprint.
Nella fascia della media impresa sono sempre meno le aziende che riescono ad aumentare il fatturato di oltre il 20% da un anno all’altro, mantenendo una redditività superiore al 4%. L’indagine di Mediobanca per lo scorso anno ne ha individuate solo sette: Geox (prima con un aumento del giro d’affari del 41%), Falck (energia rinnovabile), Premuda (trasporti), Cesi (coop costruzioni), Paver (costruzioni), Sacci (cemento), Locatelli (costruzioni). Erano 14 nel 2002, 24 nel 2001, 37 nel 2000.
Il Sole 24 Ore
27/10/2004