Il Fondo: l’Italia cresce poco «Meno spese, poi le tasse»
L’Fmi: «Nel 2005 servono altre misure per 4-5 miliardi»
ROMA – «Bisogna rinviare il taglio delle tasse». Altrimenti «si rischia di non centrare l’obiettivo di bilancio» pari a un rapporto deficit-Pil del 2,7% e magari anche di «sfondare» il tetto del 3% imposto dall’Europa: il Fondo monetario spiega così perché l’attuale situazione delle finanze pubbliche non consenta di attuare la riduzione delle aliquote dell’Ire entro il 2005 come aveva annunciato a più riprese il premier Silvio Berlusconi. «Potrebbero mancare all’appello 5-6 miliardi, lo 0,4-0,5% del Pil. Se il governo non riesce a prevedere ulteriori tagli di spesa per tale dimensione, deve utilizzare le risorse destinate alla riduzione delle tasse, che va dunque posticipata. L’alleggerimento del carico fiscale è importante, ma la priorità è far quadrare i conti pubblici» precisa Carlo Cottarelli, capo della delegazione del Fmi illustrando le conclusioni della «missione» sullo stato di salute delle finanze italiane. Il fatto è, aggiunge Cottarelli, che l’Italia cresce poco rispetto al resto d’Europa.
Il Fondo ha rivisto al ribasso le previsioni di sviluppo per il 2005 portandole all’1,7% dall’1,9% precedente, riducendo anche le previsioni sulle entrate 2005 rispetto a quelle contenute nella Finanziaria. Se a ciò si aggiungono la possibilità che il programmato scorporo dell’Anas dal settore pubblico non venga autorizzato da Eurostat e la grande «incertezza» sull’efficacia del tetto del 2% sulla spesa, soprattutto nella sanità, emerge, secondo gli economisti del Fondo, la necessità di pensare a misure aggiuntive oppure appunto a «posticipare» il taglio delle tasse. Il Fondo critica poi il ricorso a misure una tantum, le programmate vendite degli immobili utilizzati dalla pubblica amministrazione e di parte della rete stradale, nonché suggerisce, nell’ambito della politica del lavoro, un maggior decentramento della contrattazione salariale.
Il Fondo peraltro promuove «l’impostazione del bilancio», segnala il «miglioramento» della redditività delle banche italiane, approva il rafforzamento della Consob previsto nella direttiva sugli abusi di mercato e ribadisce il consenso sulla riforma previdenziale. In questa fase però, rilevano gli esperti del Fondo, compito prioritario della politica economica deve essere il sostegno alla crescita economica: «Bisogna aumentare la concorrenza nei settori chiave del commercio, dei servizi professionali e dell’energia».
La decisione presa dalla maggioranza di rinviare la riforma fiscale «è coerente» con l’indicazione del Fondo, ha commentato il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, seduto al fianco di Cottarelli. «Il quadro complessivo dell’esame del Fmi – ha aggiunto – è positivo. Le luci riguardano le riforme fatte e in parte il meccanismo utilizzato nella Finanziaria per controllare la spesa pubblica. Le ombre si sintetizzano nel basso tasso di crescita dell’economia. I vizi vengono da lontano e si possono correggere solo con una politica ferma, credibile e sostenibile».
Corriere della Sera
11/11/2004