Agire insieme per un obiettivo: la promozione dell’Italia
Ne hanno parlato a Bologna, in occasione dei lavori della XIII Convention Mondiale delle CCIE, Edoardo Pollastri, Presidente Vicario Assocamerestero; Rosario Alessandrello, Presidente Comitato Consultivo di Assocamerestero; Angelo Di Stasi, Direttore Generale Politiche per l’Internazionalizzazione – Ministero Attività Produttive; Fabrizio Mottironi, Presidente di Buonitalia; e Rodolfo Lopes Pegna, Segretario Generale Associazione Esposizione e Fiere Italiane (AEFI)
Importanza del territorio, promozione integrata delle specificità locali e del Sistema Italia, interazione tra enti ed istituzioni governative, in testa il Ministero delle Attività Produttive, il suo braccio all’estero, l’ICE (Istituto per il Commercio Estero), le Camere di Commercio Industria Artigianato Agricoltura (CCIAA) e le Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE). Questi alcuni dei punti al centro dei lavori, ieri mattina, della XIII Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, riunite a Bologna.
“Nuovi Orizzonti per un nuovo futuro: le opportunità del Made in Italy nella globalizzazione” il tema al centro del dibattito. In tutto, grazie alle 72 Camere di Commercio Italiane all’Estero, erano rappresentati 47 Paesi. A capo dei lavori, Edoardo Pollastri, Presidente Vicario Assocamerestero, che ha ribadito il fatto che, riuniti in quella sede, c’erano “imprenditori, operatori economici, pronti e impegnati a far ripartire l’economia italiana”. Ma per farlo e fronteggiare le sfide della nuova era globale, la ricetta è una maggiore integrazione: “Le 103 Camere (comprese le Antenne all’estero, ndr) desiderano questo per agire come rappresentanti all’estero delle Camere italiane – ha sottolineato Pollastri. “Noi siamo il punto di sbarco delle Pmi italiane nel mondo. Dobbiamo sostenere la formazione di joint-venture per essere presenti nei territori all’estero, avendo una relazione importante con la realtà aziendale locale. Con un valore aggiunto: la professionalità delle nostre Camere, che ci rende i veri e propri ‘players’ del Sistema Italia nel mondo, così come ci è stato chiesto anche dal Presidente Ciampi”.
Cogliere le opportunità delle sfide globali, rafforzare la competitività, e, soprattutto, puntare su un’azione coordinata, che coinvolta anche Regioni, Province, Comuni: è stato questo il concetto ribadito da Rosario Alessandrello, Presidente Comitato Consultivo di Assocamerestero. Alessandrello ha tenuto a sottolineare che, benché la posizione dell’Italia negli scambi e nelle posizioni internazionali abbia subito ristagni dal ’93 al ’97, tuttavia oggi l’export e l’internazionalizzazione registrano una sostanziale crescita, in particolare nei Paesi europei dell’area centro-orientale e dell’Estremo Oriente; diminuiscono, invece, in America. A resistere è il settore meccanico; il modello è orientato verso beni strumentali, innovazione tecnologica, mentre mancano i nuovi prodotti. Ma l’Italia, in questo ambito, registra un generale. A vincere sono le specializzazioni ma, in questo ambito, sono le aziende affiliate estere di imprese italiane. Ritorna il tema del radicamento sul territorio. Questo, allora, il compito precipuo delle Camere all’Estero: far conoscere il territorio alle imprese, attraverso incontri fisici, confronti fra imprese che hanno puntano ad alleanze per puntare sui mercati internazionali. Per farlo, è quindi sempre più necessario agire di concerto con le altre istituzioni preposte a questo: dall’ICE alle CCIE, appunto. CCIE e CCIAA, quindi, devono lavorare insieme, con accordi di programma per rappresentare l’economia italiana nel mondo. Ma queste intese finalizzate alla promozione del Made in Italy all’estero devono coinvolgere – questo il conetto ribadito più volte durante la giornata di lavori – anche comuni, province, sistema fieristico, consorzi.
Fondamentale, in questo senso, anche l’intervento dell’ente pubblico, del Ministero preposto a questo fine, che promuove anche finanziamenti ad hoc. Le pmi hanno bisogno di alleanze: studi, start up, joint-venture. Le CCIE sono i terminali, le Antenne che possono spiegare come si fa business in qualsiasi Paese. L’intervento pubblico fornisce un approccio volto a valorizzare le relazioni e le politiche di supporto alle politiche di internazionalizzazione. Questa l’opinione del Direttore Generale Politiche per l’Internazionalizzazione – Ministero Attività Produttive, Angelo Di Stasi. Fine è accorciare le distanze, aumentare la conoscibilità della attività delle Pmi. Ecco l’importanza di efficaci forme di coordinamento per una logica di internazionalizzazione unica e una strategia coerente. In questo senso, da ricordare è il Extender, sistema informativo gratuito, promosso dal Ministero degli Affari Esteri, da Unioncamere e da Assocamerestero a beneficio delle imprese, in grado di diramare in tempo reale le informazioni su opportunità d’affari esistenti nei mercati esteri, anticipazioni di gare e grandi progetti, e gare d’appalto internazionali, trasmesse dalla rete delle istituzioni italiane all’estero.
Interessante, in questo senso, anche l’intervento di Fabrizio Mottironi, Presidente di Buonitalia, che ha spinto le aziende ad essere più presenti in un settore come quello dell’agroalimentare, timbro di riconoscimento e di apprezzamento del Made in Italy nel mondo. “Abbiamo certificato 10 mila ristoranti italiani nel mondo – ha affermato – mentre 40 mila sono rimasti fuori perché non corrispondevano appieno (o affatto) ai requisiti richiesti, non essendo veramente italiani”.
A parere di Mottironi, è il mercato di riferimento a fare la differenza. Il marketing territoriale, quello che mette in luce le eccellenze regionali e le tipologie relative al territorio, è utile per vendere in mercati maturi, “dove c’è già una conoscenza del nostro Paese”. Un esempio in questo senso sono gli Stati Uniti. Arte, dove amatissime sono le nostre automobili di lusso, ma anche il design, la moda, l’agroalimentare. Diverso il caso di mercati culturalmente lontani, come la Cina, dove si deve cominciare trasmettendo il concetto di prodotto italiano in generale, e non parlando di siciliano, emiliano, piemontese o lombardo. La strategia, quindi, è “realizzare prima nicchie di mercato in grado di accogliere poi, in un secondo momento, anche i prodotti tipicamente locali”. Rifiutare tale ipotesi di lavoro potrebbe significare perdere alcuni mercati o lasciarli in balia di “fabbricanti di spaghetti con ricetta tailandese che possono alterare il gusto del consumatore locale”, a scapito del vero prodotto italiano.
Normativizzare l’italianità all’estero è un’esigenza apparsa chiara; ma, mentre il sistema fieristico studia i modi di questa presenza all’estero, come affermato da Rodolfo Lopes Pegna, Segretario Generale Associazione Esposizione e Fiere Italiane (AEFI), la necessità, per le aziende italiane, è compiere un salto in avanti deciso. Come dire che il Made in Italy è l’obiettivo di fondo, ma la cultura vincente è agire insieme per un unico obiettivo.
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