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Telecom-Tim, fatto il matrimonio

La decisione votata all’unanimità dal cda Telecom. In corso il cda Tim. Indebitamento sotto la lente.

«Il matrimonio è stato deciso e anche i numeri», così ha commentato Paolo Baratta, consigliere di Telecom Italia, le decisioni prese nel corso del cda della capogruppo al termine della riunione. Baratta ha lasciato già la sede di
Telecom in Piazza Affari a Milano. Con lui sono usciti anche Massimo Moratti – che ha detto: «E’ andata bene» – Carlo Alessandro Puri Negri e Riccardo Ruggiero, amministratore delegato di Telecom Italia. Ha lasciato l’edificio anche Luigi Fausti consigliere di Telecom Italia che ha così commentato la riunione appena conclusa: «Il cda è andato benissimo, tutte le decisioni sono state prese all’unanimità».

Alle 10,20 sono entrati a Piazza Affari Giuseppe Lucchini e Pier Francesco Saviotti, entrambi componenti del consiglio di amministrazione Tim. Nell’agenda dei lavori per il riassetto del gruppo è infatti ora prevista la riunione del cda Tim.

Indebitamento sotto la lente

In tutto questo processo, il punto passato sotto la lente da investitori, mercato e analisti riguarda naturalmente il livello dell’indebitamento e la sua sostenibilità. Nei conti della nuova società Telecom-Tim risultante dalla fusione ci sarà infatti un rosso da 45 miliardi di euro, un livello che desta qualche preoccupazione nel mercato, che si aspettava all’inizio un’Opas parte in contanti, parte in azioni. Un livello di debito che viene ritenuto comunque gestibile dopo l’ operazione. Per ora le principali agenzie di rating hanno sospeso il giudizio e stanno alla finestra, mentre il mercato azionario ha promosso l’operazione sul campo.

Venerdì scorso (nelle sedute di ieri e di oggi i titoli sono stati sospesi dalle contrattazioni di Piazza Affari), le quotazioni si erano allineate ai livelli di prezzi circolati secondo le indiscrezioni. Il verdetto finale del mercato
arriverà così domani.

Un prestito sindacato da 10 miliardi di euro, gestito dalle principali banche come Unicredit, Intesa, Capitalia e Mediobanca sarà a servizio dell’operazione che prevederebbe appunto un’opa in contanti a 5,55 euro sul 30% delle azioni non in mano a Telecom (che ha il 55,6% di Tim), mentre il restante 15% sarà scambiato con un rapporto tra 1,7 e 1,8. L’ offerta riguarderebbe inoltre la totalità delle azioni di risparmio.

Trattative serrate tra i soci.

Il percorso per approdare all’idea già cara a Roberto Colaninno non è stato tra i più facili. Se i Benetton hanno dato domenica il loro via libera di massima all’operazione, dopo diversi giorni di trattative serrate, nella serata di lunedì,
non sembravano avere chiarito completamente la loro intenzione di
aderire o meno a un aumento di capitale così consistente in Olimpia, da 2,3 miliardi per la holding che possiede il 17% di Telecom Italia e che dovrà reperire nuove risorse per non diluire eccessivamente la propria quota.

Il confronto tra Tronchetti e i Benetton, soci fin dall’inizio dell’avventura nella società delle tlc nel 2001, ha portato Edizione a dare il via libera alla fusione Telecom-Tim, giudicata bene dal mercato, ma contrasti all’interno della
famiglia di Ponzano Veneto avrebbero reso incerta fino all’ultimo la volontà di Edizione a introdurre nuova liquidità pari a circa 350 milioni di euro.
Fin dalle prime ore della giornata, Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit (che controlla l’ 8,4% di Olimpia così come Banca Intesa e che non dovrebbe aderire all’aumento), in Cina per la visita del
presidente Ciampi, aveva lasciato intravedere l’esistenza di qualche difficoltà. «Stiamo tutti ragionando e cercando di capire – aveva spiegato – la situazione è complessa e in continua evoluzione». Il braccio di ferro è continuato così
per l’intero giorno, mentre l’altro socio, la Hopa di Emilio Gnutti, presente in Olimpia con il 16%, ha manifestato il proprio assenso. «Ribadiamo la volontà – hanno spiegato fonti vicine alla holding bresciana – di mantenere la quota di Olimpia in portafoglio e, se nel caso, di sottoscrivere anche una quota
di inoptato».

I dubbi dei Benetton, che avevano anche chiesto formalmente delle assicurazioni per il proprio investimento e di porre nuovi paletti, si sono però scontrati con il diniego di Tronchetti, intenzionato ad andare comunque avanti. Pirelli si sarebbe infatti detta pronta a sottoscrivere anche le eventuali quote inoptate, facendo ricorso anche un aumento di capitale da circa
un miliardo che provocherà, a monte, un aumento di Camfin.

In serata infine, nella sede di Telecom a Piazza Affari, si è svolta una riunione di alcuni consiglieri indipendenti della società, tra cui sono stati notati Paolo Baratta, Luigi Fausti, Guido Ferrarini e Luigi Roth.

Il giudizio degli analisti Usa

In attesa di dettagli più precisi, la prima reazione del mercato americano sembra favorevole. Piace in particolare la decisione dei vertici di Telecom Italia di accorciare ulteriormente la catena di controllo unendo le due
aziende. Promuovono, per esempio, l’operazione gli analisti di Merrill Lynch. «E’ un’operazione ricca a livello finanziario e contribuisce alla ripresa delle operazioni di fusione e acquisizione del settore», si legge nella nota inviata ai clienti.
Secondo gli esperti della comunita’ finanziaria americana, la decisione di Telecom Italia di acquisire i titoli di Tim che ancora non possiede potrebbe portare anche a un altro beneficio immediato: quello di convincere le agenzie di rating a mantenere invariato il giudizio sul titolo. Ad oggi – va ricordato –
Telecom Italia e’ Baa2 per Moody’s, BBB per la Standard Poor’s e A- per la Fitch.

Il cash-flow di Tim potrebbe essere utilizzato per ribilanciare la struttura finanziaria di tutto il gruppo, riducendo il debito pari a 30 miliardi di euro di Telecom Italia. «Un’operazione che ottimizza la leva finanziaria del gruppo», come spiegano alcuni operatori statunitensi che sottolineano come, nel medio lungo periodo, si assistera’ a una riduzione del debito esistente piu’veloce del previsto.

Le reazioni dei competitor

Le grandi aziende del settore tlc come Alcatel, Siemens e Cisco promuovono l’integrazione fisso-mobile derivante dalla prospettata fusione Telecom-Tim.
Secondo Stefano Venturi, amministratore delegato Cisco Systems Italy e Vice President Cisco Systems Emea «da sempre Cisco Systems ha visto nella convergenza un fattore abilitante per la creazione di valore, che permette la realizzazione di modelli di business innovativi e la diffusione di nuovi servizi
a valore aggiunto. Sempre più spesso il mercato richiede nuove piattaforme di servizi, che sono strettamente legate alla convergenza di reti fisse e di reti mobili e guardiamo quindi con favore a tutte le iniziative che consentano di rendere reale la business mobility».

Disco verde anche da Siemens «quale produttore leader in grado di offrire soluzioni end to end complete di rete fissa e mobile, che comprendono tutte le componenti dall’accesso fino al terminale – ha affermato Luigi de Vecchis, amministratore delegato di Siemens Mobile Communications – vediamo con molto favore l’integrazione tra due importanti operatori come Telecom Italia e Tim». «Riteniamo – ha aggiunto – infatti che questa integrazione possa avere effetti estremamente positivi da un punto di vista industriale e strategico, poichè traccia un percorso d’ integrazione che già da tempo aleggiava partendo dal livello delle piattaforme applicative fino alla più lontana
integrazione di alcune delle componenti delle infrastrutture».

«Dal punto di vista tecnologico e dl mercato, una convergenza tra telefonia fissa e mobile è un vantaggio per l’utente: poter usufruire degli stessi servizi sul telefono fisso e sul cellulare è sicuramente qualcosa di gradito ai clienti». Così Samy Gattegno, presidente e amministratore delegato di Alcatel
Italia.

Il Sole 24 Ore
7 dicembre 2004