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L’euro dei record sale verso quota 1,35

Ennesimo primato della moneta europea a 1,3467. Riunione Ecofin: pressione sugli Usa per il riequilibrio dei tassi di cambio.

Nuovo record per l’euro contro il dollaro in avvio di giornata nel Vecchio Continente. La divisa unica è salita infatti fino a 1,3467 dollari, nuovo massimo storico. Record negativo per il dollaro anche contro la sterlina. Il biglietto verde è sceso al nuovo minimo dall’11 settembre 1992 contro la
divisa britannica, salita fino a 1,9509 dollari.
Secondo la maggior parte degli analisti, i dati macro sono fondamentalmente una scusa. Ma in verità un dollaro debole è fortemente auspicato dalle autorità Usa che così sperano di agire sul rosso commerciale, che ormai si attesta a livelli record. Non solo. Tra i principali fattori che agevolano la prosecuzione del movimento ribassista rimane anche il rifiuto da parte delle autorità cinesi a rivalutare lo yuan.

Così gli economisti ritengono che il dollaro continuerà a deprezzarsi: secondo la maggior parte degli esperti nei prossimi giorni l’euro-dollaro si spingerà oltre 1,35 e probabilmente raggiungerà anche 1,40 nelle prossime settimane. «A quel punto – commentano da Banca Intesa – è probabile si verifichi una pausa nel trend».
Quanto allo yen, anche la moneta del Sol Levante sembra destinata ad apprezzarsi contro il biglietto verde. Secondo i trader, inoltre, le autorità nipponiche non interverranno fino a quando il cambio dollaro-yen si spinga in area 100.

La riunione dell’Ecofin
Il servizio da Bruxelles è di Antonio Pollio Salimbeni dell’agenzia Radiocor
«Tutti i maggiori paesi e aree economiche devono fare la loro parte più attivamente per ridurre gli squilibri globali mettendo in opera politiche economiche appropriate». È questa la frase chiave del comunicato di otto righe scritto ieri sera al termine della riunione dei ministri finanziari dell’eurozona, alla presenza del presidente della Bce Jean-Claude Trichet. Trichet ha dichiarato: «i compiti a casa» devono essere fatti «nelle due sponde dell’Atlantico». Tre settimane fa l’Eurogroup si era limitato a indicare che «la politica americana a favore di un dollaro forte sarà utile per impedire movimenti brutali dei cambi». Adesso l’intervento attivo per ridurre i deficit gemelli Usa viene considerato una necessità improrogabile.

I ministri finanziari dell’eurozona, il presidente della Bce e il commissario Ue Joaquin Almunia hanno ribadito che «volatilità eccessiva e movimenti disordinati nei tassi di cambio non sono desiderabili per la crescita economica. In particolare, i recenti marcati movimenti dei tassi di cambio non sono benvenuti e non contribuiscono all’aggiustamento ordinato degli squilibri esterni». Quanto al futuro viene indicato che i ministri e la Banca centrale europea «monitoreranno la situazione attentamente». Infine, il comunicato dichiara fiducia nel fatto «che la ripresa economica nell’eurozona continuerà a un ritmo sostenuto anche se più moderato».

Nella conferenza stampa finale al termine della riunione dei ministri, durata poco più di un paio d’ore, non è stata evocata l’eventualità di un intervento sul mercato dei cambi secondo il suggerimento giapponese. Già nel pomeriggio si era capito che l’Eurogroup avrebbe preparato una dichiarazione comune sui cambi perchè a poche ore dall’inizio della riunione dei ministri si erano ritrovati gli ‘sherpà per verificare la posizione comune.

In quelle ore l’euro era salito a 1,3456 dollari avvicinandosi al record di 1,3461 di venerdì. Stamane la moneta unica ha aggiornato il top a 1,3467 dollari. Nel comunicato non si fa cenno a un paese in particolare sul quale viene chiesto un intervento «attivo», ma è stato Trichet a indicare che «noi abbiamo tutti un lavoro da fare a casa, c’è un consenso sulle regioni nelle quali questo lavoro deve essere fatto ed è certamente il caso delle due sponde dell’Atlantico».

Negli ultimi giorni anche a Bruxelles si è convinti che la situazione congiunturale rischia di peggiorare piuttosto rapidamente. Il commissario Ue Almunia, responsabile degli Affari economici e monetari, ha ammesso che adesso la Commissione europea «è un pò più preoccupata» di quanto fosse a fine ottobre. «Se dovessimo pubblicare ora le previsioni diremmo che ci sono più rischi al ribasso» delle stime. Almunia ha rilevato che la crescita dell’eurozona nel terzo trimestre si è rivelata «più debole a causa del calo netto delle esportazioni». In ogni caso gli investimenti sono cresciuti dello 0,6% tra luglio e settembre e ciò indicherebbe che la situazione è seria manon disperata.

E un altro elemento favorevole è che «i prezzi del petrolio sono calati», anche se «resteranno volatili e ci si aspetta restino relativamente elevati nelfuturo prevedibile». Il fatto che in Giappone e negli Stati Uniti ci siano segnali che la crescita si indebolirà nel 2005 indica che «le prospettive sembrano peggiorate». Ciò nonostante va considerato che «le condizioni per la ripresa della domanda interna ci sono».

Il Sole 24 Ore
07/12/2004